Con una sentenza del 6 ottobre 2026, il Tribunale di Roma ha riconosciuto come professionali l’artrosi cervicale e il disturbo alla mano sinistra di un violinista d’orchestra. Per il giudice, il fatto che il problema al collo fosse già in parte presente non esclude il legame con il lavoro, che ne ha determinato il peggioramento.

Oltre trent’anni da violino di fila in orchestra, due malattie denunciate all’Inail nel 2022 e due provvedimenti di rigetto, confermati anche dopo il ricorso amministrativo. Il Tribunale di Roma, sezione Lavoro, ha invece riconosciuto l’origine professionale di entrambe le patologie. Alla persona che ha presentato il ricorso spetta l’indennizzo in capitale per un danno biologico complessivo del 10%. Il principio è questo: una malattia può essere riconosciuta come professionale anche se era già in parte presente, quando il lavoro ha contribuito in modo determinante alla sua evoluzione. La sentenza è stata emessa all’udienza del 6 ottobre 2026. Il caso è stato seguito dalla sede Inca Cgil di Roma, dal ricorso amministrativo fino al giudizio.
"Questa sentenza riguarda un caso preciso, ma lo stesso ragionamento può valere per chi trascorre le giornate nella stessa posizione o ripete sempre gli stessi movimenti – dichiara Serena Stellon, direttrice provinciale di Inca Cgil Roma –. Anche dopo un no dell’Inail la strada non è chiusa: certificati, esami, contratti e orari di lavoro servono proprio a dimostrare il legame tra la malattia e l’attività svolta."
Il caso: trent’anni di violino in orchestra
Dal 1992 la persona che ha presentato il ricorso lavora come professore d’orchestra con la qualifica di violino di fila, cioè come strumentista nella sezione dei violini. Dopo alcuni anni di contratti professionali con due orchestre, nel 1997 è stata assunta a tempo indeterminato da un teatro lirico, dopo aver vinto un concorso pubblico. L’orario è di 28 ore settimanali su sei giorni. A queste si aggiungono circa un’ora e mezza, due ore di studio quotidiano a casa. Ogni anno partecipa in media a 120 spettacoli, tra concerti, balletti e opere, con repertori sempre diversi.
Per suonare, il violino resta appoggiato sulla spalla sinistra e sostenuto dalla mano sinistra. Il braccio è sollevato, la testa ruotata e inclinata, le dita in movimento continuo sulle corde. Il braccio destro, anch’esso sollevato, guida l’archetto. La posizione è sempre seduta, su sedie non ergonomiche, per tutta la durata del lavoro.
Nel 2022 sono state denunciate all’Inail due patologie. La prima è una discoartrosi cervicale, cioè un’usura dei dischi e delle articolazioni del collo, con dolore che si irradia al braccio. La seconda è un sovraccarico dei tendini sul lato ulnare della mano sinistra, quello dell’anulare e del mignolo, accompagnato da distonia dell’arto. L’Inail non ne ha riconosciuto la natura professionale, perché ha ritenuto il rischio lavorativo non idoneo a provocarle. Nel gennaio 2024, tramite il patronato Inca Cgil di Roma, sono stati presentati due ricorsi con richiesta di visita medica collegiale. A febbraio 2024 l’Inail ha confermato le decisioni. La tutela è quindi proseguita davanti al giudice del lavoro.
In giudizio l’Inail ha ricordato che si trattava di malattie non tabellate, cioè non comprese negli elenchi di malattie professionali previsti dalla legge. In questi casi spetta al lavoratore dimostrare il collegamento con l’attività svolta. Il ricorso chiedeva di riconoscere un danno del 7% per l’arto superiore e dell’8% per il collo, per un totale del 14%.
Il giudice ha disposto una consulenza tecnica d’ufficio, cioè una perizia affidata a un medico legale nominato dal Tribunale. Il consulente ha visitato il lavoratore nell’aprile 2026 e ha concluso che il lavoro ha causato o concausato entrambe le malattie. Ha attribuito il 6% al collo e il 5% all’arto superiore sinistro, per un danno biologico complessivo del 10%.
Il Tribunale ha fatto proprie queste conclusioni. Ha accertato la natura professionale delle due patologie e ha condannato l’Inail a pagare l’indennizzo in capitale.
Cosa ha stabilito il Tribunale

Il primo chiarimento riguarda le alterazioni già presenti. Il consulente dell’Inail aveva osservato che una risonanza magnetica del 2013 mostrava già fenomeni degenerativi al collo, ma aveva fatto partire l’attività dal 1997: la consulenza tecnica ha precisato che nel 2013 il lavoratore suonava in orchestra già da 21 anni. Secondo la consulenza, inoltre, una degenerazione già visibile non esclude l’origine professionale. Può anzi indicare che il sovraccarico posturale l’ha anticipata. Il lavoro va quindi considerato una concausa efficiente e determinante: un fattore che, insieme ad altri, ha fatto evolvere la malattia fino alla stabilizzazione. Lo stesso consulente dell’Inail si era detto disposto a condividere le conclusioni se fosse stato riconosciuto questo ruolo di concausa.
Il secondo riguarda la distonia focale, nota come “crampo del musicista”. È un disturbo del controllo dei movimenti tipico di chi suona per professione, legato alla ripetizione continua di gesti molto precisi. Nel caso deciso la distonia è risultata aggravata dalla sofferenza di una radice nervosa del collo, che controlla proprio il lato ulnare della mano. Le due patologie sono quindi collegate tra loro.
Il terzo riguarda la valutazione complessiva. Le due menomazioni colpiscono parti del corpo diverse, ma insieme riducono l’efficienza posturale e motoria della persona. Per questo sono state valutate in modo unitario.
Il quarto riguarda la prestazione. Dal decreto legislativo 38 del 2000 l’Inail indennizza anche il danno biologico, cioè la lesione dell’integrità psicofisica: tra il 6% e il 15% spetta un indennizzo in capitale (una somma unica), dal 16% una rendita.
"La sentenza del Tribunale di Roma è rilevante soprattutto per il riconoscimento della discoartrosi cervicale del violinista – spiega l’avvocata Claudia Malandrino, che ha seguito il ricorso per Inca Cgil – È una patologia che ormai non viene più riconosciuta per nessun tipo di lavorazione, perché è considerata dovuta a più fattori e comune a gran parte della popolazione. In questo senso è una sentenza innovativa, che può aprire la strada a molte altre attività: non solo ai musicisti, ma a tutti i lavoratori costretti a tenere il collo in una postura scorretta, obbligata e prolungata. Altrettanto importante è il riconoscimento della tendinopatia sul lato ulnare della mano, perché, a quanto risulta, non c’è mai stata una sentenza precedente che abbia riconosciuto questo tipo di patologia. Il successo di questa causa aprirà nuove possibilità anche per molti altri casi che patrocineremo in futuro."
"Il caso del violinista mette in luce una situazione molto più complessa, quella della produzione culturale – aggiunge Barbara Cosimi, segretaria Slc Cgil Lazio –. È un settore in cui gli infortuni si denunciano poco, perché chi si fa male rischia di essere sostituito e di perdere le scritture successive, e le malattie professionali sono pochissime. Sono lavoratori discontinui: tra uno spettacolo e l’altro c’è un lavoro spesso non riconosciuto, fatto di studio e prove, ed è difficile collegarlo alle patologie che si possono sviluppare, da quelle muscolo-scheletriche ai problemi di udito, fino allo stress. Bene questo caso, ma resta molto da fare, anche per sensibilizzare gli stessi lavoratori: la salute fisica e psicologica va tutelata al pari delle paghe e dei diritti."
Cosa fare
La sentenza non produce effetti automatici su altre posizioni e non modifica le decisioni già prese dall’Inail. Ogni caso va esaminato singolarmente. Occorre verificare i termini applicabili, l’eventuale contenzioso in corso e la presenza di decisioni definitive.
Attenzione: nel caso deciso sono stati determinanti la descrizione dettagliata di mansioni, orari e posture e gli esami strumentali (risonanza magnetica ed elettromiografia).
Se ritieni che una tua patologia sia legata al lavoro, o se l’Inail ha respinto la tua denuncia, puoi rivolgerti alle sedi Inca Cgil. Porta con te gli esami e le visite specialistiche, insieme alla documentazione sulle mansioni svolte, come contratti e orari di lavoro.
