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Riforma disabilità: INPS e Patronati a Genova

Il 15 e 16 ottobre 2026 Genova ha ospitato la tappa ligure del percorso di formazione congiunta tra Inps e Patronati sulla riforma della disabilità, nell’ambito del progetto InPACTA. La prima giornata si è svolta alla Direzione provinciale INPS di Genova, la seconda nella sede genovese del patronato Inca. Hanno partecipato la Direzione centrale Salute e Prestazioni di disabilità, le direzioni regionale e provinciale dell’Istituto e i raggruppamenti dei patronati CEPA e CIPLA. Per Inca sono intervenuti Marco De Silva, coordinatore di Inca Liguria, e Marco Paini, direttore di Inca Genova.

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La riforma in Liguria

In Liguria la sperimentazione della riforma è partita a Genova il 30 settembre 2025. Dal primo marzo 2026 si è estesa a La Spezia e Savona.

Partendo dai dati del Rendiconto sociale Inps 2025, il coordinatore regionale De Silva ha mostrato come sono distribuiti i servizi sul territorio. In Liguria ci sono 194 uffici di patronato e 12 strutture Inps, a cui si aggiungono 3 punti Inps e un punto cliente di servizio. In provincia di Genova ci sono 98 uffici di patronato e 6 strutture Inps, a Savona 36 uffici e 2 strutture, a Imperia 30 uffici e 3 strutture. Alla Spezia gli uffici di patronato sono 30 e la struttura Inps è una.

Sull’invalidità civile, nel 2025, i patronati hanno presentato 20.024 pratiche, l’83,7% del totale. Nel 2022 erano 14.782.

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“In Liguria per ogni struttura Inps ci sono in media sedici uffici di patronato, e sull’invalidità civile più di otto pratiche su dieci passano da noi – ha spiegato Marco De Silva – Con la riforma la domanda parte dal medico, ma le persone continuano a venire da noi per capire cosa fare, quali documenti servono, a quali prestazioni e benefici hanno diritto. Per questo il raccordo con l’Inps deve funzionare dal primo passaggio, dal certificato medico all’invio dei dati socioeconomici, fino all’esito dell’accertamento. Se uno di questi passaggi si inceppa, chi ne fa le spese è la persona con disabilità.”

La presa in carico, passo per passo

Nella sede Inca di Genova, Marco Paini ha presentato il modello con cui i patronati del raggruppamento Cepa prendono in carico la persona con disabilità. L’analisi cambia in base all’età. Per chi lavora si valutano l’idoneità alla mansione, il periodo di comporto ed eventuali danni da lavoro, e si fa un primo orientamento sul Progetto di Vita con Comuni e Asl. Per minori e anziani l’attenzione va alle esigenze della famiglia, dagli ausili alla legge 104. Se l’esito dell’accertamento è negativo, il caso viene esaminato con medici e legali convenzionati. Il ricorso si propone solo quando ha ragionevoli possibilità di essere accolto.

“Chi si rivolge a noi viene seguito anche nelle questioni legate alla pensione di vecchia anticipata per invalidità all'assistenza in famiglia e tutte le problematiche relative al proprio lavoro – ha aggiunto Marco Paini – Molti benefici legati al riconoscimento, come il collocamento mirato o le maggiorazioni contributive, vengono sottovalutati e spesso non vengono chiesti. Con la riforma la procedura parte dal medico. Il nostro compito è seguire la persona lungo tutto il percorso, anche dopo l’esito dell’accertamento.”

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Verso il 2027

Nei due giorni sono state affrontate anche le procedure operative della riforma. Tra queste il certificato medico introduttivo, il mandato di assistenza, il servizio online per i dati socioeconomici e i canali di comunicazione tra INPS e patronati. Si è parlato poi delle prestazioni di invalidità civile, del contenzioso e del procedimento ATPO, del Progetto di Vita e dei rapporti con gli ATS. Nella sessione finale sono state raccolte proposte per migliorare i flussi della nuova valutazione di base. Dal 1° gennaio 2027 la riforma entrerà a regime su tutto il territorio nazionale.

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