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Reddito di Libertà, nuove risorse per le domande 2026 senza copertura

Chi ha presentato domanda nel 2026 e non l’ha vista accolta per mancanza di fondi potrebbe ora ricevere il contributo. Le domande vengono riesaminate d’ufficio, senza bisogno di presentarne una nuova.

Le domande di Reddito di Libertà presentate nel 2026, risultate ammissibili ma non accolte perché in alcune Regioni le risorse erano esaurite, possono ora trovare copertura. Il Dipartimento per le pari opportunità, con il decreto del 5 agosto 2026, ha infatti trasferito all’Inps nuovi fondi, ripartiti tra le Regioni secondo i criteri dei decreti del 2 dicembre 2024 e del 17 settembre 2025.

Le domande interessate vengono riesaminate d’ufficio: non è necessario presentarne una nuova.

Quali domande vengono finanziate per prime

Con il messaggio n. 3110 del 2 ottobre 2026, l’Inps precisa che le nuove risorse sono destinate in via prioritaria alle domande dell’annualità 2026 prive di copertura finanziaria. Le risorse regionali già trasferite e non ancora spese entreranno in gioco solo dopo l’esaurimento dei fondi statali.

Restano valide le regole della circolare Inps n. 44/2026 su presentazione delle domande, requisiti, istruttoria ed erogazione del beneficio.

Cos’è il Reddito di Libertà

Il Reddito di Libertà è un contributo economico per le donne vittime di violenza, con o senza figli minori, seguite dai centri antiviolenza riconosciuti dalle Regioni e dai servizi sociali.

L’importo massimo è di 530 euro al mese, per un massimo di 12 mesi, erogato in un’unica soluzione. Il contributo è cumulabile con altre misure di sostegno, come l’Assegno di inclusione e la NASpI.

Chi può accedere e come

Possono accedere al Reddito di Libertà:

  • le cittadine italiane o comunitarie residenti in Italia
  • le cittadine extracomunitarie in possesso di permesso di soggiorno, dello status di rifugiata politica o della protezione sussidiaria

In tutti i casi è necessario essere seguite da un centro antiviolenza riconosciuto dalla Regione e dai servizi sociali. La domanda si presenta attraverso il Comune di residenza, che la trasmette all’Inps.

Il commento della Cgil

La Cgil, che segue da tempo l’andamento della misura segnalando al Dipartimento le difficoltà di accesso, riconosce lo sforzo per garantire la copertura delle domande ammesse. Allo stesso tempo, il sindacato denuncia l’assenza di una vera politica di prevenzione da parte del Governo. Denunce non prese sul serio, archiviazioni frettolose, violenza non riconosciuta dagli operatori che entrano in contatto con le donne, educazione all’affettività e al rispetto ancora assente a partire dalla scuola dell’infanzia: sono questi, per la Cgil, i nodi irrisolti. Case Rifugio, centri antiviolenza, reddito e microcredito di libertà restano strumenti essenziali, ma raggiungono solo una parte delle vittime, perché la quota di donne che si rivolge ai centri è ancora bassa, e intervengono nella fase finale del problema. Per invertire la tendenza, conclude la Cgil, serve un intervento culturale, perché la risposta penale e detentiva da sola non basta.

Per maggiori informazioni su tutte le misure rivolte alle donne vittime di violenza è possibile rivolgersi alle sedi Inca Cgil presenti su tutto il territorio.

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