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Appalti e sanità: cosa dicono le proposte di legge e come firmare

appaltisanita desk

Continua la campagna di raccolta firme della Cgil, avviata il 15 maggio scorso, per due proposte di legge di iniziativa popolare: quella sugli appalti e le tutele dei lavoratori e quella per il rilancio del Servizio Sanitario Nazionale.

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Le due proposte, spiegate semplicemente

I diritti non si appaltano

Stesse tutele e stesso salario per chi lavora in appalto, subappalto o come autonomo su attività del ciclo produttivo del committente.

La prima legge interviene sugli appalti. Il principio è semplice: chi svolge lo stesso lavoro deve avere gli stessi diritti, indipendentemente dal fatto che sia assunto direttamente o attraverso un appalto, un subappalto, un distacco. Oggi non è così. Milioni di lavoratrici e lavoratori (almeno tre milioni, secondo le stime) operano in condizioni di minore tutela, con salari più bassi e una maggiore esposizione agli infortuni. Il 67% degli infortuni gravi o mortali avviene in attività in appalto. Di questi, il 59% in subappalto.

I punti:

  • Stesso salario e stesso inquadramento dei dipendenti diretti per chi lavora in appalto sulle attività tipiche del committente
  • Equo compenso minimo per le false partite IVA che lavorano quasi esclusivamente per un committente
  • Responsabilità del committente per sicurezza, infortuni e rispetto del CCNL corretto
  • In caso di appalto illecito: contratto a tempo indeterminato automatico, senza dover ricorrere al giudice
  • Divieto di subappalto nei settori e territori a rischio maggiore

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Salute e Diritto

17 articoli per invertire il declino del Servizio Sanitario Nazionale: risorse certe, più personale, cure vicine alle persone, liste d'attesa rispettate.

La seconda legge riguarda la sanità pubblica. L'obiettivo è riportare il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale al 7,5% del PIL entro il 2030, eliminare i tetti alla spesa per il personale, rafforzare i servizi territoriali e combattere le liste d'attesa che ogni anno spingono milioni di italiani a curarsi a pagamento. O addirittura a non curarsi. Nel 2024, sei milioni di persone hanno rinunciato alle cure. Un milione e mezzo in più rispetto all'anno prima.

I punti:

  • Finanziamento del SSN non inferiore al 7,5% del PIL a partire dal 2030
  • Nessun tetto alla spesa per il personale: gli organici devono rispondere ai bisogni reali
  • Case della Comunità e assistenza territoriale obbligatorie su tutto il territorio
  • Tempi di attesa garantiti da più personale e strutture pubbliche, non da meccanismi che scaricano i costi sulle pazienti e i pazienti
  • Diritto alla non autosufficienza con copertura pubblica universale; presa in carico del 30% degli over 65 entro il 2028
  • L'autonomia differenziata non si applica alla tutela della salute

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