Dopo Firenze, Bologna e Lamezia Terme, il percorso formativo congiunto INPS–Patronati sulla riforma della disabilità ha fatto tappa a Brescia per il quarto appuntamento nazionale. Tre giornate intense di lavoro e confronto operativo su una riforma oggi in fase di sperimentazione in decine di città italiane, che introduce nuove modalità di valutazione e nuove procedure per l’accesso ai diritti.
Brescia non è una sede qualsiasi. È una delle prime città coinvolte nella sperimentazione e, fin dall’inizio, una di quelle in cui sono emerse criticità importanti. Proprio per questo il confronto tra INPS e Patronati dei raggruppamenti CEPA e CIPLA si è concentrato su problemi concreti, soluzioni operative e prospettive di miglioramento.
INCA Lombardia ha partecipato all’incontro con una delegazione. Il coordinatore regionale Francesco Castellotti è intervenuto, ponendo l’accento sul ruolo degli Enti di Patronato in questa delicata fase.

Il ruolo dei Patronati
Castellotti ha richiamato l’articolo 38 della Costituzione, che sancisce diritti fondamentali:
“Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Gli inabili ed i minorati hanno diritto all'educazione e all'avviamento professionale. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.”
Un principio ribadito dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 42 del 2000, che ha dichiarato inammissibile il referendum abrogativo sul riconoscimento giuridico dei Patronati, proprio perché queste strutture sono “direttamente riconducibili” all’articolo 38 della Costituzione.
La Corte ha chiarito un punto decisivo: non basta che i diritti siano previsti sulla carta, devono essere effettivamente esercitabili. È qui che si inserisce il lavoro quotidiano dei Patronati, enti di diritto privato che svolgono una funzione pubblica, riconosciuta anche dalla legge 112/1980 e collegata all’articolo 3 della Costituzione, che affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che limitano libertà ed eguaglianza.
“Il tema – ha sottolineato Castellotti – è quello della dignità della persona. La fragilità psico-fisica non può limitare la funzione pubblica del singolo e la sua partecipazione alla vita collettiva. È nostro compito garantire che questo non accada”.

Tecnologia sì, ma con le persone al centro
Riprendendo un passaggio della Direzione INPS – “La tecnologia senza persone è un fallimento” – Castellotti ha ripreso il concetto mostrando la rete territoriale di INPS e Patronati in Lombardia.
“Il vero nodo – ha spiegato – è il conflitto tra una tecnologia che si sostituisce alla prossimità umana, destinata al fallimento, e una tecnologia che invece si appoggia alla rete di presenza viva sul territorio. In questo secondo caso diventa un’alleata forte del lavoro di tutela”.
In altri termini, l’innovazione digitale può semplificare e velocizzare, ma non può sostituire l’accompagnamento, l’ascolto e la competenza che i Patronati garantiscono ogni giorno, soprattutto in una materia complessa come la disabilità.
Brescia: un anno di sperimentazione
A un anno dall’avvio della sperimentazione nella provincia di Brescia, i dati forniti da INCA Brescia e Vallecamonica Sebino offrono un quadro estremamente interessante per la valutazione della sperimentazione.
Il primo elemento è il calo delle domande presentate, che si attesta intorno al 20%:
- nel 2024 le domande erano 27.802
- nel 2025 sono scese a 22.647
Un dato che impone riflessioni. La riforma ha infatti introdotto un cambiamento radicale: la centralità del medico certificatore, che diventa il soggetto che avvia il procedimento amministrativo.
Questa novità ha generato diverse criticità, come ad esempio costi elevati per la redazione del certificato, ancora oggi presenti in modo disomogeneo sul territorio, ma anche difficoltà operative per i medici nella compilazione della domanda e ricadute dirette sulle persone con disabilità e sulle loro famiglie.

Pratiche arretrate e tempi lunghi
Un’altra criticità riguarda il numero di pratiche ancora in lavorazione e i tempi per la loro definizione.
Su 22.647 certificati medici introduttivi, sono stati emessi 11.811 certificati definitivi (ex verbali), pari al 52,15%. La provincia di Brescia risulta tra le meno virtuose per numero di pratiche evase.
Alla base c’è soprattutto la carenza di medici nelle Commissioni INPS, con un alto numero di pratiche arretrate, in particolare quelle legate al riconoscimento della Legge 104, fondamentale per l’accesso a congedi e permessi per lavoratori e familiari.
Si guarda con attenzione al nuovo decreto di prossima pubblicazione, che dovrebbe modificare la composizione delle commissioni medico-legali e contribuire allo smaltimento delle valutazioni arretrate.
Il nodo della Vallecamonica

Permane inoltre una criticità territoriale significativa: non è stata ancora individuata una sede idonea per insediare la commissione medico-legale nella zona della Vallecamonica. Questo costringe molte persone fragili a percorrere oltre cento chilometri per raggiungere la sede centrale di Brescia, con aumento dei costi e dei disagi.
Una situazione che INCA e la CGIL stanno monitorando costantemente, sollecitando gli attori competenti affinché le difficoltà vengano superate e i diritti dei cittadini pienamente riconosciuti.



