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Calcolo di pensione dei dipendenti con servizio in part-time

Premessa

Il rapporto di lavoro a tempo parziale, più comunemente definito part-time, è un rapporto di lavoro derivante da un contratto individuale in cui l’orario di lavoro, a cui è tenuto il lavoratore, è inferiore al normale orario di lavoro fissato dal contratto collettivo nazionale del settore, quest’ultimo definito rapporto di lavoro a tempo pieno o full time.

Esistono 3 tipologie di part-time:

  -  part-time orizzontale per il quale si intende un rapporto di lavoro in cui la riduzione dell’orario è effettuata sul normale orario quotidiano;

  -  part-time verticale (già ciclico) per il quale si intende un rapporto di lavoro in cui l’attività lavorativa si espleta limitatamente a periodi preordinati nel corso della settimana, del mese o dell’anno;

  - part-time misto per il quale si intende un rapporto di lavoro in cui l’attività lavorativa si espleta sia a tempo pieno limitatamente a periodi preordinati nel corso della settimana, del mese o dell’anno, sia con riduzione del normale orario quotidiano, ovvero si intende un rapporto di lavoro in cui l’attività lavorativa si espleta contemporaneamente con un part-time orizzontale e con un part-time verticale.

Da ciò si può affermare che con il termine part-time è possibile identificare le più disparate articolazioni orarie del rapporto di lavoro che prevede una riduzione dell’orario canonico opportunamente adeguato in base ai più disparati bisogni.

Trattamento pensionistico in caso di lavoro part-time
Gli ultimi provvedimenti legislativi che hanno innovato il rapporto di lavoro part-time non hanno previsto modifiche alle disposizioni previdenziali già esistenti.

Per l’aspetto previdenziale, le norme che regolano la gestione del rapporto di lavoro part-time sono simili a quelle che regolano il lavoro a tempo pieno.

Ai fini del perfezionamento dei requisiti al trattamento di quiescenza, il periodo di servizio reso in part-time dei lavoratori delle Amministrazioni Pubbliche è utile per intero.

Nello specifico della misura del trattamento di quiescenza, bisogna fare riferimento all’art.8 della L.554/88 e all’art.1, comma 25, lettera c), della L.335/95.

In generale, considerando che le componenti di calcolo della pensione retributiva sono costituite dall’anzianità contributiva e dalla retribuzione media pensionabile, per i beneficiari del sistema di calcolo retributivo, o misto per la parte retributiva, si opera un riproporzionamento dell’anzianità contributiva ai fini della misura del trattamento pensionistico. Tale riproporzionamento consiste nel moltiplicare il periodo di part-time, espresso in giorni, per il coefficiente risultante dal rapporto fra orario settimanale di servizio ridotto e orario di servizio a tempo pieno (C.CONTI Veneto, 27.10.1998, n. 1043).

In taluni casi sono previste modifiche anche alla base retributiva su cui si calcola la quota di pensione.

Fa eccezione a tali regole generali solo il personale docente delle scuole e degli istituti di istruzione secondaria, professionale o artistica, che cessi con diritto a pensione nella situazione “” e che abbia prestato servizi senza trattamento di cattedra e per meno di 18 ore settimanali in virtù dell’applicazione dell’art.47 del D.P.R. 1092/73.

Per gli assunti dal 1/1/1996, si applica integralmente il sistema contributivo (L.335/95), come anche per i destinatari del sistema di calcolo misto limitatamente alla quota inerente il periodo dal 1/1/1996 alla data di cessazione. Infatti con il sistema contributivo non vi saranno differenze nella determinazione del trattamento pensionistico tra lavoratore full time e lavoratore part-time, in quanto il sistema si fonda sulla trasformazione mediante l’utilizzo di coefficienti di un montante che cresce in rapporto alla reale retribuzione, senza alcun bisogno di riproporzionamento perché esso è già insito nella retribuzione realmente percepita dal lavoratore.

Trasformazione del rapporto di lavoro da full time a part-time e contestuale pensione di anzianità.
Il combinato disposto art. 1, comma 185, L.662/96 e D.M. 331/97 permettono il pensionamento di anzianità con contestuale prosecuzione lavorativa in rapporto di lavoro a part time:

1. tale fattispecie, in deroga al regime di in cumulabilità di cui all’art.1, comma 189 della L.662/96, permette il cumulo della retribuzione con il trattamento pensionistico tale che l’importo della pensione è ridotto in misura inversamente proporzionale alla riduzione dell’orario normale di lavoro;

2. il part-time non deve essere inferiore al 50%;

3. la somma della retribuzione e della pensione non potrà comunque superare l’ammontare della retribuzione spettante al dipendente che, a parità di condizioni, presta la sua opera a tempo pieno (art. 1, comma 185 della L. 662/96);

4. i lavoratori delle pubbliche amministrazioni, con orario a tempo parziale non superiore alla metà di quello ordinario, possono iscriversi agli Albi professionali con diritto all’esercizio della corrispondente attività professionale, a condizione che:

     - l’attività non sia in conflitto con gli interessi dell’Amministrazione (art. 1, comma 56 e ss., L. 662/96 così come integrato dall’art. 6 della L. 140/97);

      - ad essi non possono essere conferiti incarichi professionali dalle amministrazioni pubbliche;

      - essi non possono assumere il patrocinio in controversie nelle quali sia parte una pubblica amministrazione;

5. non è consentito la ri-trasformazione del rapporto di lavoro da part-time in rapporto di lavoro a tempo pieno;

6. il regime di cumulo ha validità per tutta la durata residua del rapporto di lavoro;

7.il diritto al trattamento pensionistico anticipato rimane acquisito in base alle norme vigenti alla data di trasformazione del rapporto di lavoro;

8. non sono previsti periodi minimi di permanenza in tale status ad eccezion fatta per il vincolo del rispetto delle normali finestre di pensionamento a cui il lavoratore è soggetto;

9. il possibile cumulo tra trattamento pensionistico e lavoro part-time deve intendersi circoscritto nell’ambito dell’amministrazione di appartenenza.

Per il personale docente appartenente al comparto Scuola, la riduzione dell’orario deve avvenire nel rispetto dei limiti e delle modalità indicate nelle specifiche ordinanze ministeriali (INPDAP – Circolare 61 del 27.11.1997).

Alla data di definitiva cessazione verrà determinato il trattamento pensionistico sulla base della complessiva anzianità contributiva maturata dall’iscritto, considerando che il servizio prestato a part-time dalla data di trasformazione inciderà, ai fini della misura, secondo la normativa generale che regola il rapporto di lavoro a tempo parziale. Per il personale iscritto C.P.D.E.L., come già detto, non trova applicazione la normativa sulla media ponderata.

Se gli interessati, nel corso del rapporto di lavoro part-time con contestuale pensione, maturano i requisiti per il collocamento a riposo d’ufficio e vengono, per esplicite disposizioni di legge, trattenuti in servizio, il trattamento pensionistico in godimento continuerà ad essere erogato nella misura prevista dall’art.1, comma 185, L.662/96 e dal D.M. 331/97. Infatti, il titolo che dà origine a tale trattamento pensionistico rimane in ogni caso quello di anzianità in quanto cristallizzato al servizio maturato alla data di trasformazione del rapporto di lavoro. Le medesime disposizioni si applicano anche nei confronti di coloro che nel corso del rapporto di lavoro part-time con contestuale pensione matarino i 40 anni di anzianità contributiva. Pertanto, in entrambe le fattispecie, il trattamento pensionistico in godimento, fino alla data di cessazione definitiva dal servizio, sfuggirà alla nuova disciplina di totale cumulabilità tra le pensioni di vecchiaia e quelle ad esse equiparate ed i redditi da lavoro dipendente, così come prevista dall’articolo 72 della legge n. 388/2000.

Ricordiamo che lavoratrici del settore pubblico con limite di età fissato a 65 anni che intendano trasformare il rapporto di lavoro in part-time dopo il compimento del 60° anno di età, purché siano in possesso dei requisiti di contribuzione richiesti dalla normativa vigente per l’accesso al pensionamento di anzianità (35 anni). Infatti, anche se l’articolo 2, comma 21 della legge n. 335/1995 prevede l’accesso alla pensione di vecchiaia a domanda dopo il compimento del 60° anno età, tale fattispecie è subordinata ad esplicita manifestazione di volontà in tal senso da parte delle interessate.

I trattamenti di fine rapporto, comunque denominati, verranno liquidati esclusivamente alla data di definitiva cessazione del rapporto di lavoro, valutando il periodo prestato a tempo parziale in misura ridotta in base al rapporto part-time full-time.

Per il personale che sceglie il cumulo tra pensione di anzianità e part-time non trovano applicazione gli istituti del riscatto e della prosecuzione volontaria per i periodi di “non lavoro” in quanto per essi si gode già, e quindi si percepisce, un trattamento pensionistico di anzianità.

Riscatti e Ricongiunzioni
Occorre richiamare il principio che i periodi che possono essere riscattati, ai fini della misura del trattamento pensionistico, sono esclusivamente quelli non lavorati, collocati entro il periodo temporale del rapporto di lavoro part-time successivi al 31.12.1996 ovvero, anche precedenti tale data, se sono riconducibili a quanto definito dall’art.1 comma 789 della L. 296/2006.

Ovviamente, i contributi versati dal lavoratore contribuiranno esclusivamente alla determinazione dell'importo del trattamento pensionistico. Essi non generano alcuna variazione ai fini del diritto a pensione dal momento che a tal scopo sono già valutati per intero.

I dipendenti che trasformano il loro rapporto di lavoro in part-time possono richiedere la ricongiunzione di ulteriori servizi contemporanei prestati con iscrizione ad altre casse. Il periodo lavorativo risultante dalla certificazione dell’altra cassa, in relazione all'orario prestato, sommato a quello già valutabile ai fini della misura nella propria cassa non potrà superare il corrispondente periodo che sarebbe stato accreditato nell'ipotesi di lavoro ad orario pieno.

Ai fini della determinazione dell’onere di riscatto e/o di ricongiunzione, i periodi in part-time vanno ricondotti ad anni interi, moltiplicando gli stessi per il coefficiente risultante dal rapporto tra orario settimanale di servizio ridotto ed orario di servizio a tempo pieno. Resta chiaro il fatto che se il servizio è svolto sia a tempo pieno che in part-time, allora il servizio utile è determinato dalla somma dei diversi periodi resi omogenei con l’applicazione del coefficiente.

Non è applicabile l’istituto del riscatto per i periodi di “non lavoro” collocati entro i confini di un rapporto di lavoro part-time in cumulo con pensione di anzianità, in quanto per tali periodi il dipendente percepisce un trattamento pensionistico di anzianità.

Prosecuzione volontaria
L'art. 8 del decreto legislativo n. 564 del 1996 offre, in alternativa al riscatto, la possibilità di proseguire volontariamente il versamento contributivo per i periodi di non lavoro collocati entro il periodo temporale del rapporto di lavoro part-time.

Vale, anche per la prosecuzione volontaria, quanto detto per i riscatti sulla valenza esclusivamente ai fini della misura del trattamento pensionistico e non ai fini del diritto perché per tale scopo sono già valutati per intero.

Ai fini del calcolo del contributo volontario da versare, occorre determinare la retribuzione media contributiva settimanale secondo quanto definito dall'art. 5 del decreto legislativo n. 184 del 1997. Su tale importo si applicherà l'aliquota contributiva al fine individuare l'ammontare del contributo volontario settimanale. Il contributo da versare è dato dal riproporzionamento del contributo volontario settimanale in base ai periodi da coprire volontariamente applicando la percentuale risultante dal rapporto part-time/full-time.

Non è ammessa la prosecuzione volontaria per i periodi di “non lavoro” collocati entro i confini di un rapporto di lavoro part-time in cumulo con pensione di anzianità, in quanto per tali periodi il dipendente gode di un trattamento pensionistico di anzianità a carico delle forme di previdenza obbligatoria per i dipendenti pubblici e privati.