Premiato il lavoro delle donne contro la criminalità e nella promozione della legalità, ma anche una delle tante cooperative che operano sui beni confiscati alle mafie, la Cooperativa Placido Rizzotto – Libera Terra, nata nel 2001 e intitolata al giovane contadino che nell’immediato dopoguerra aveva scelto la via dell’impegno sindacale proprio a Corleone già allora teatro di guerre mafiose e per questo ucciso dal boss Luciano Liggio.
“Le donne sono la parte più debole – ha detto Guglielmo Epifani, segretario della Cgil, intervenuto alla premiazione -. I problemi della legalità diventano più forti per loro come anche per i minori e i precari". Per Epifani, inoltre, oggi è necessaria una “battaglia culturale” per il rispetto delle regole, a fronte di un costume diffuso di “continue deroghe”.
L'edizione 2010 del premio ha voluto dare un riconoscimento all'impegno di Libera nel riutilizzo dei beni confiscati alle mafie, sempre più numerosi e non solo nel Sud Italia. In 14 anni dall’entrata in vigore della legge 109/96 sui beni confiscati, infatti, oltre 4500 beni immobili sono stati destinati per fini sociali, mentre solo nel 2008 le cooperative Libera Terra hanno potuto lavorare su circa 700 ettari di terreni confiscati a boss del calibro di Provenzano, Riina e ai Casalesi riuscendo a produrre un milione di pacchi di pasta, oltre 150 mila bottiglie di vino, oltre 110 mila confezioni di legumi e circa 20 mila bottiglie di olio extravergine. Realtà che hanno permesso di coinvolgere nelle attività anche i disabili psicofisici e altre fasce deboli e a rischio di esclusione sociale. A distinguersi tra le diverse esperienza la cooperativa Placido Rizzotto, che utilizza terre confiscate ai boss mafiosi di Corleone, favorendo l'inserimento lavorativo di svantaggiati: vi lavorano 14 soci e circa 25 dipendenti per un fatturato che nel 2008 è stato di oltre 2 milioni di euro.
L’iniziativa del patronato Inca Cgil nasce nel 1994, in occasione delle celebrazioni della festa della donna, con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi che investono la vita delle donne, non solo come madri, ma come lavoratrici e cittadine con pieni diritti ed assegna il Premio “NonSoloMimose” a persone che si siano distinte per l’impegno e il contributo politico e culturale, "due protagonisti/e - spiega l'Inca - il cui esempio abbia contribuito all’inserimento e al riconoscimento della donna come parte vitale della società civile".
Il primo a ricevere il premio è stato, un uomo, Elio Guzzanti, che firmò un decreto per la cancellazione di qualsiasi ticket per visite e test durante la gravidanza, ma negli anni fu assegnato a Leah Rabin, vedova del primo ministro assassinato Yitzhak Rabin, a personaggi della ricerca come Margherita Hack e altri ancora che in diverso modo si sono impegnati/e per il riconoscimento dei diritti delle donne.