Skip Navigation LinksHome Page > News > 08-02-2010

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Pensionati italiani all'estero - Importante inviare la certificazione di esistenza in vita

I patronati all'estero in difesa dei diritti dei nostri connazionali

La dialettica fra l'Amministrazione dell'INPS ed i suoi assicurati all'estero è più attiva che in un recente passato e se vi è stato un miglioramento nei servizi offerti dall'Istituto - spesso grazie alle sollecitazioni dei Patronati che seguono da vicino i nostri connazionali all'estero - vi è, tuttavia, un'attenzione altrettanto presente nei riguardi delle scadenze burocratiche cui accade talvolta - considerata l'azianità degli assistiti e l'ampiezza del contesto territoriale mondiale - che i pensionati non diano seguito.

E' questo il caso delle certificazioni di "esistenza in vita" richieste nel 2009 dall'INPS per evitare l'esborso di somme non dovute nel caso di decesso dell'assicurato. In questi ultimi mesi l'INPS ha optato per il blocco del pagamento delle pensioni agli assicurati che non hanno inviato la certificazione richiesta, con l'eccezione di coloro che vivono in  Argentina, Brasile e Venezuela,  dove il pensionato è tenuto normalmente a manifestare il proprio status.

Sulla questione Luigina De Santis, responsabile del settore Previdenza dell'INCA CGIL ed esponente del Collegio di Presidenza dell'INCA, fornisce alcuni chiarimenti  sulle procedure messe in atto dall'INPS e sul ripristino degli assegni di pensione.

"Dobbiamo fare un passo indietro - sottolinea l'esponente della Presidenza INCA CGIL - infatti è necessario sapere che è obbligatorio che l’istituto accerti se le pensioni che paga vanno effettivamente a persone viventi. A seguito dell'attuazione del sistema della delega, dell’accredito automatico su conto corrente, l’stituto si è convinto dell’esigenza di fare questo controllo e lo ha affidato all’istituto centrale Banche Popolari Italiane,  che ha vinto l’appalto per il pagamento delle pensioni all’estero".

"Alla luce della decisione assunta dall'INPS, l'istituto bancario ha inviato ai 275.000 pensionati e pensionate residenti all’estero una lettera in cui si chiedeva di dimostrare la loro esistenza in vita. Da questo controllo,   sono stati esclusi alcuni Paesi, perché per prassi nazionale il pensionato è tenuto a manifestare la propria esistenza in vita".

"In molti casi, purtroppo, la lettera dell’Istituto bancario non è pervenuta ai pensionati per una serie di difficoltà di tipo amministrativo. Per esempio in Venezuela, gli indirizzi sono molto complessi e quindi c’è stata difficoltà nella ricezione della lettera da parte dei pensionati".

"In un primo momento l’INPS ha lasciato correre, anche se l’accordo con l’Istituto bancario prevedeva, dopo tre mesi dalla richiesta della documentazione senza alcun esito, la sospensione della pensione. Poi, sul finire del 2009, l'INPS  ha cominciato a richiedere  la sospensione delle pensioni".

"Molte persone, a questo punto,  si sono presentate ai nostri uffici preoccupate del blocco, ma - prosegue la De Santis - posso garantire che la prestazione è stata immediatamente ripristinata a coloro per i quali gli stessi uffici di patronato  hanno dimostrato l'esistenza in vita ed il conseguente diritto a pensione".

Di qui l'invito dell'esponente del patronato INCA ad amici e parenti dei pensionati all’estero ad attivarsi immediatamente per dimostrare con la documentazione (rilasciata dal Consolato, dal Comune di appartenenza, o attraverso la ricevuta all’ente per l’utenza domestica) di  provare che la  pensione è stata riscossa da una persona in vita.

Tuttavia, ci possono essere Paesi in cui l'ente locale non rilasci alcuna documentazione, oppure i pensionati vivano lontano dagli enti cerificatori.
"In questi casi - afferma la De Santis - abbiamo avuto un confronto serrato con l’INPS, perchè fosse ammessa   una qualsiasi prova utile a dimostrare l'esistenza in vita anche senza la presentazione di una documentazione rilasciata dal consolato. Con il sostegno dell’INCA e degli altri patronati all’estero potrebbero essere utilizzate  le più diverse documentazioni. Non dimentichiamo infatti che alcuni operatori dell’INCA hanno l’autorizzazione a verificare che la persona che si è presentata all’ufficio è proprio quella che richiede la prestazione pensionistica". 

Intervista rilasciata a Italian Network

 


     
08/02/2010