Nei cantieri navali di Monfalcone, in provincia di Gorizia, è nata la prima rappresentanza sindacale composta interamente da bengalesi. Non per creare un ghetto, ma perché su 45 operai dell'Adriatica, una delle 350 imprese che lavorano in appalto, solo uno è italiano. È dai cantieri in cui vengono costruite le navi da crociera più grandi del mondo, orgoglio del made in Italy, che parte l'inchiesta di Terre di mezzo - street magazine, dal titolo "Senza di loro? Provateci" (www.terre.it). Sulla copertina del mensile, il fiocco giallo, simbolo della "Giornata senza di noi", che si terrà il primo di marzo in Italia, Francia, Spagna e Grecia. L'inchiesta mostra cosa accadrebbe se non ci fossero migranti nel nostro Paese. Cantieri fermi e malati senza assistenza nelle corsie degli ospedali. Nei prossimi anni avremo bisogno di 70mila infermieri.
Ma gli immigrati non sono solo braccia e rivendicano i loro diritti. I sindacalisti bengalesi lottano per uno stipendio giusto e per condizioni di lavoro migliori. Che quasi mai sono garantite nelle imprese appaltatrici, dove vige di solito la "paga globale": mille euro al mese per 14 ore al giorno. Niente malattie, ferie, straordinari o altri diritti previsti dal contratto nazionale dei metalmeccanici.
Il reclutamento degli infermieri sono un business per agenzie interinali e cooperative. Un giro d'affari di 300mila euro all'anno. Nelle cooperative, però, si annida il rischio di sfruttamento: c'è chi percepisce anche il 40% in meno dello stipendio previsto e chi lavora di giorno in una clinica e di notte in un'altra.
Redattore sociale