Skip Navigation LinksHome Page > News > 18-12-2009

NEWS

CENSIS: “Evitare i quartieri-ghetto, sono una bomba a orologeria”

Housing sociale e low-cost abitativo

“Il vero pericolo per l’integrazione in Italia sono le soluzioni spontanee al problema casa per gli immigrati”. E’ quanto ha affermato Giuseppe Roma, direttore generale del Censis, intervenuto a un dibattito sul tema “Immigrazione, identità ed uso dei centri storici”, organizzato dal ministero del Welfare, nella sede del Cnel.

“Se finora abbiamo evitato i quartieri-ghetto, a differenza di altre esperienze europee, se li creiamo ora ci mettiamo una bomba a orologeria in casa”: è l’allarme lanciato da Roma. Secondo il direttore generale del Censis, la risposta risiede nell’housing sociale, in cui convivano italiani e stranieri in un modo che sia il meno separato possibile. Un’altra risorsa è il low-cost abitativo, secondo Roma, “unica soluzione possibile per dare ai centri storici una nuova identità multiculturale”.

“Abbiamo assorbito in 6 anni 3 milioni e mezzo di immigrati, su 4 milioni e mezzo presenti nel Paese – ha spiegato il direttore generale del Censis – sulla base di 3 coordinate: lavoro, impresa e casa”. Nel suo intervento, Roma ha sottolineato che “fra i tre la casa rimane l’elemento più debole, gli immigrati hanno forti problemi di disagio abitativo”. Tuttavia questa può essere una risorsa. “La domanda dell’abitare immigrato può risolvere le due questioni di modello abitativo intergrato e della valorizzazione del centro storico”,  ha continuato Roma.
 
Il nodo cruciale è recuperare ai centri storici che si svuotano di funzioni e si riempiono di marginalità, una realtà di relazione, rispondendo a esigenze multiculturali. Nel corso del convegno, sono stati presentati alcuni esempi locali di seconda accoglienza come risposta alle esigenze dei lavoratori stranieri e delle imprese, ad esempio quelle realizzate da un’industria a Treviso. “Sono esempi sperimentali – ha commentato Roma – dobbiamo cominciare a fare qualcosa che abbia un impatto maggiore, il centro storico cambia perché cambia la città”.

Secondo il direttore generale del Censis, la globalizzazione ha cambiato profondamente le città italiane. Se prima il nostro Paese si caratterizzava per l’assenza di megalopoli, con tanti centri urbani medi e piccoli, oggi esiste un modello di metropoli globale italiana. “E’ la città contenitore, che va da Piacenza a Varese, da Varese a Sondrio, da Lecco a Bergamo – ha spiegato – sono città in quanto le relazioni territoriali sono molte e quotidiane”. I centri storici cambiano perché ci sono 13 milioni di pendolari su 23 milioni di famiglie e 23 milioni di occupati. Sulla città globale influiscono anche le comunicazioni, l’invecchiamento della popolazione e i grandi flussi migratori. “Le migrazioni non possono essere soggette a una regolazione forte, chi lo vuole fare è costretto a ricorrere alle sanatorie”, ha concluso il direttore generale del Censis.

Redattore sociale


     
18/12/2009