Quattro milioni di italiani nel mondo e quattro milioni sono gli immigrati che vivono nel nostro paese. Due facce di una stessa medaglia. Destini diversi che in qualche modo si incrociano. Di questo se n' è parlato al Convegno annuale degli uffici Inca nel mondo in corso a Roma, al centro congressi Frentani.
“Nuove e vecchie migrazioni”, è il titolo che sintetizza il fenomeno della mobilità internazionale, su cui il patronato della Cgil vuole concentrare la sua attenzione per migliorare l'azione di tutela individuale a sostegno dei diritti di cittadinanza e di lavoro.
"L'Italia è oggi nota come paese di immigrazione, ma ha dimenticato la sua storia - ha esordito Gianni Farina, deputato circoscrizione estero Europa -, fatta di emigranti italiani che oggi sono presenti in quasi tutto il mondo. Questa ignoranza rappresenta il più grave problema italiano. Se non colmerà questa mancanza, difficilmente potrà affrontare le sfide del futuro".
“Noi siamo il paese nel quale si concentra il più significativo fenomeno di mobilità in Europa – ha detto Franco Pittau, coordinatore Dossier Caritas/Migrantes, intervenendo alla tavola rotonda -. La Germania, che pure ha sul suo territorio oltre 7 milioni di stranieri, non ne ha altrettanti di tedeschi nel mondo. Peraltro, la metà degli immigrati presenti in Italia è di tipo stanziale; e cioè vivono mediamente da più di 5 anni e intendono restarci in modo permanente”.
In soldoni significa che molti di loro non vedono altra alternativa che l'Italia. “Fa da contraltare a questo fenomeno immigratorio – ha spiegato Giulio Mattiazzi, del dipartimento sociologia dell'Università di Padova – la lunga attesa di circa un milione di italiani emigrati in Brasile che hanno chiesto la cittadinanza italiana”.
Un nuovo fenomeno che fa emergere una migrazione di ritorno di un certo peso e che senz'altro cambierà il profilo demografico del nostro paese e con esso i bisogni individuali e collettivi.
“In questo nuovo contesto. il ruolo del sindacato e del patronato – ha osservato Morena Piccinini, segretaria confederale della Cgil – è fondamentale, non soltanto per intercettare i nuovi e vecchi bisogni, ma anche per contrastare una deriva xenofobica e discriminatoria che questo governo sta esprimendo, con provvedimenti che di fatto creano diritti differenziati. Per questo è fondamentale che ci si attivi non soltanto in nome dell'uguaglianza, ma anche per aiutare lo sviluppo di una nuova cultura della tolleranza e della coesione”.
L'Italia - ha aggiunto Vittorio Longhi, giornalista e consulente Ilo - è sotto osservazione perché continua a violare le direttive dell'organizzazione internazionale del lavoro, in tema di discriminazione".
“Il patronato può giocare un ruolo importante per contrastare questa deriva – ha affermato Sergio Sinchetto, della presidenza dell'Inca -. Attraverso i suoi operatori nel mondo e in Italia e con il lavoro costante che viene svolto quotidianamente, l'Inca rappresenta uno strumento prezioso per comprendere meglio il fenomeno della mobilità internazionale e individuare risposte efficaci per un mondo più solidale e coeso”.