Skip Navigation LinksHome Page > News > 02-04-2009

NEWS

I lavoratori e la "banalità del rischio"

La percezione dei rischi, delle tutele e dei diritti

In un’indagine, realizzata dal Dipartimento di scienze antropologiche dell’Università di Genova, si è indagato sulla percezione dei rischi, dei diritti e delle tutele riguardanti gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. I ricercatori hanno coinvolto 530 lavoratori e datori di lavoro di aziende liguri, interrogandoli in merito alla percezione che hanno dei rischi, dei propri diritti e dei livello di tutela oltre che censendo le esigenze da cui occorre partire, a loro avviso, per indirizzare in modo più efficace gli interventi delle istituzioni e le azioni informative in tema di sicurezza. 
I risultati dell’indagine realizzata da un’equipe di venti giovani ricercatori dimostrano che “è più che mai cruciale non stancarsi di capire cosa pensano i lavoratori e i datori di lavoro e soprattutto non dare per scontato i significati delle loro rappresentazioni anche perché corrispondono sempre ai comportamenti abituali, spesso anche contraddittori”. La ricerca s’è svolta attraverso questionari aperti in tutte le province liguri privilegiando alcuni settori e situazioni. Dalla ricerca emerge una percezione di “banalità o normalità del rischio”, così qualcuno tra gli intervistati dice: “la mia paura è che si produca abitudine all’idea che uno può andare a lavorare e rischiare la vita”. E a questo rischio di fatalismo si aggancia l’idea che “è normale che molte norme di sicurezza vengano diciamo dimenticate” e poi, ancora, l’idea più diffusa: “tanto a me non succede…” a cui si collega – sottolineano i ricercatori universitari - non la generica “distrazione” ma, peggio, “l’abitudine ad avere tanta, troppa confidenza con le macchine”. Ne consegue che mentre alcuni affermano che rischiano maggiormente “le persone più esperte che si fidano troppo degli attrezzi e sono troppo sicure di sé”, altri pensano che i più a rischio sono i giovani senza “cultura del lavoro e della sicurezza” o “che non hanno dormito o hanno consumano sostanze...” e, sempre, i lavoratori senza formazione e in particolare gli immigrati.
 Non pochi intervistati esprimono poi in maniera più o meno esplicita l’idea che i rischi del lavoro di oggi sono dovuti soprattutto alle conseguenze dello sviluppo economico che si è imposto negli ultimi venti anni e a volte usano termini assai eloquenti; un capocantiere edile, ad esempio, dice: “è una specie di piccola guerra e i campi di battaglia sono i tempi di lavoro, i costi e le spese...”.
E in molti segnalano le caratteristiche del nuovo modello di sviluppo: “per poter lavorare e trovare lavoro bisogna essere competitivi”. Bene lo esprime un operaio del porto, realtà martoriata da infortuni mortali nell’ultimo anno: “la fretta, la premura sono le cause.. e non vanno d’accordo con la sicurezza. Se stai attento lavori troppo piano”.
 
Tra le persone più a rischio i lavoratori individuano i cittadini stranieri. Un metalmeccanico a tal proposito dice: “l'extracomunitario che non vuole stare fermo, non può permettersi di stare a casa e cascasse il mondo lui va a lavorare. Gli extracomunitari oltre a dover mantenere una famiglia vengono pagati pochissimo rispetto a noi italiani e cercano quindi di lavorare il triplo solo per guadagnare lo stesso nostro stipendio”. Stesso concetto espresso in altro modo: “sicuramente gli stranieri che non sono in regola sono quelli che hanno più paura di rimanere senza lavoro e quindi accettano tutto”. E un’operaia dice: “I neo-assunti e gli interinali sono più a rischio di infortuni, per non parlare degli stranieri e dei lavoratori in nero, perché sono più ricattabili”. I ricercatori poi hanno indagato anche la sensazione di impotenza e la crisi dell’azione collettiva e del potere contrattuale. Rassegnazione ma anche consapevolezza e “una grande domanda di mobilitazione collettiva per la sicurezza sul lavoro”.
Alla presentazione dei risultati della ricerca è intervenuto anche l’assessore regionale alla Salute e alla sicurezza Claudio Montaldo che ha voluto sottolineare come “la crisi economica non può giustificare la riduzione dei controlli e delle attività di prevenzione, il decreto legge 81 sulla sicurezza varato dal Governo Prodi è un ottimo testo che non ammette passi indietro e revisioni”. Montaldo ha poi aggiunto “la collaborazione tra Inail e regione dura da tre anni e rappresenta il catalizzatore di una più ampia sinergia tra enti in materia di sicurezza e prevenzione degli infortuni sul lavoro. Da settembre 2008 infatti è in funzione il coordinamento regionale sulla sicurezza che è fondamentale per evitare il duplicamento delle iniziative e favorire il coinvolgimento dei lavoratori in iniziative di formazione e informazione”.


     
02/04/2009