A Montevideo, dove è in corso il seminario annuale promosso dall’Inca Cgil, prosegue lo scambio di esperienze tra i paesi dell’America Latina per confrontare i diversi sistemi previdenziali e per migliorare la qualità dell'azione di tutela, rivolta sia ai nostri connazionali all'estero sia ai lavoratori immigrati in Italia, rafforzando la collaborazione tra i patronati e i sindacati. Nell’incontro del 27 novembre, presieduto da Claudio Sorrentino, responsabile delle attività internazionali Inca, si è discusso su "L'evoluzione dei sistemi previdenziali in tema di convenzioni internazionali".
Nella relazione introduttiva di Rossella Misci, responsabile per le convenzioni internazionali, sono stati ripercorsi gli iter dei Regolamenti europei, nati per favorire la libera circolazione degli oltre 480 milioni lavoratori nei 27 paesi membri dell'Unione Europea. I Regolamenti sono stati costruiti sul principio del reciproco riconoscimento e sulla collaborazione tra i sistemi previdenziali, al fine di favorire la "totalizzazione" dei contributi versati nel corso delle carriere lavorative. Nella relazione sono state affrontate le questioni riguardanti l'integrazione al trattamento minimo nel Regolamento europeo e nelle convenzioni internazionali. “La perdita dell'integrazione – ha avvertito Misci -, in caso di trasferimento da un paese in convenzione bilaterale ad un paese europeo, richiede un approfondimento e non esclude una contestazione di tipo legale”. Il nuovo Regolamento, che estende le tutele e migliora la cooperazione tra i Paesi membri, entrerà in vigore il prossimo anno.
L’avvocato Guarnaschelli, rappresentante del BPS, (l'Inps dell'Uruguay) ha analizzato le caratteristiche dell'Accordo di Montevideo, del 14 dicembre 1997, recepito per via legislativa, che definisce le regole dei rapporti di collaborazione tra i quattro paesi del Mercosur e che opera alla stregua del Regolamento europeo, applicando il principio della totalizzazione dei contributi versati nei Paesi membri. L’Accordo si è raggiunto grazie ad un Regolamento attuativo e ad una Commissione amministrativa che ha il compito di facilitare le opportune modifiche, ma anche di evitare il complesso iter delle ratifiche degli accordi internazionali. L’intesa ha dato risultati positivi anche grazie all’applicazione di un solo sistema operativo, di un'unica banca-dati e dell’utilizzo privilegiato della comunicazione telematica.
Il Presidente della Federazione dei pensionati della CUT Brasile e Consigliere effettivo dell'Istituto di previdenza brasiliana, Luisao, intervenendo al dibattito, ha illustrato le principali caratteristiche del sistema pensionistico brasiliano e le recenti modifiche riguardanti la gestione delle pensioni, nonché gli aumenti riconosciuti ai pensionati. Grazie ad un impegno convinto da parte del governo, il tempo di liquidazione delle pensioni si è ridotto notevolmente passando da una media di 245 a 54 giorni.
In Brasile, la pensione minima è pari all'80% del salario minimo, mentre l'età di pensione è di 60 anni per le donne e 65 per gli uomini. Per i lavoratori agricoli, la cui attività è considerata più usurante, l’età legale per acquisire il diritto alla pensione scende a 55 anni per le donne e a 60 per gli uomini. Tuttavia, anche in questa nazione non mancano proposte di modifica per innalzare l'età pensionabile a 67 per gli uomini e a 65 anni per le donne. Si tratta di una legge di riforma che però si scontra con una forte opposizione del fronte sociale. Luisao ha concluso il suo intervento ricordando che in Brasile l'Istituto di previdenza rappresenta il più importante distributore di risorse del paese ed è impegnato i questo momento per difendere il sistema pensionistico pubblico a ripartizione.
Per spiegare il sistema pensionistico venezuelano è intervenuto il coordinatore INCA del Venezuela, Di Vaira. “Si tratta di un modello – ha spiegato - che consente semplicità di accesso alla pensione, con una conseguente forte riduzione delle pratiche burocratiche. L'Istituto di previdenza venezuelano, assicura infatti il pagamento della pensione a tre mesi dalla presentazione della domanda e periodicamente pubblica sui giornali la lista dei nuovi pensionati che, grazie a questa comunicazione, possono recarsi in banca ed aprire un conto per l’accredito della prestazione previdenziale”.
In Venezuela è riconosciuta la pensione di vecchiaia, di inabilità, ai superstiti e in questo caso è prevista la tutela anche alla convivente non coniugata. E' previsto altresì l'assegno sociale, in mancanza di altri redditi, e coloro i quali non abbiano raggiunto i requisiti richiesti per andare in pensione, una volta raggiunta l'età prevista possono "riscattare" gli anni non coperti da contribuzione versando i contributi (un importo modesto) ed acquisendo così il diritto alla pensione.
Tuttavia, ha precisato Di Vaira, nel sistema previdenziale venezuelano non mancano nodi da sciogliere. Infatti, non prevedendo una correlazione tra l'importo di pensione e i contributi versati, quando un lavoratore si trasferisce in un altro paese la prestazione viene interrotta. E’ una scelta – ha precisato Di Vaira – che comporta seri problemi soprattutto ai pensionati italiani che rientrano in patria. L’Inca ha già chiesto l'intervento dell'Ambasciata italiana a Caracas, così come ha fatto l’Ambasciata spagnola per i suoi connazionali che si sono trovati nella stessa condizione. Grazie a questo intervento sull'Istituto previdenziale e sul governo venezuelano il problema dei lavoratori spagnoli è stato risolto. “Si spera – ha concluso Di Vaira – che anche il governo italiano voglia fare altrettanto con l’Ambasciata italiana in Venezuela. In caso contrario l'Inca sarà costretta a sostenere le ragioni degli italiani per vie legali”.
Per l’Argentina è intervenuta l’avvocatessa Pautasio, collaboratrice dell'INCA, che ha ripercorso la vicenda della pubblicizzazione dei fondi pensione argentini, dovuta alla precarietà finanziaria di questi fondi e al fatto che l'attuale Presidente non vuole perseguire la strada intrapresa nel 1994, con la legge che favoriva la fuoriuscita dal sistema pensionistico pubblico e la costituzione di una posizione pensionistica privata.
Concludendo il dibattito sui diversi sistemi previdenziali in America Latina, Luigina De Santis, del collegio di presidenza Inca Cgil, ha sottolineato le forti analogie esistenti tra Regolamenti europei e l’Accordo di Montevideo, prospettando l'utilità di intese intraregionali, in favore dei diritti dei lavoratori e per lo sviluppo di politiche sociali comuni. “La difesa del sistema pensionistico pubblico a ripartizione, il rifiuto della capitalizzazione "alla cilena", la valorizzazione della solidarietà tra le generazioni, la copertura previdenziale di tutte le tipologie di lavoro, il controllo sociale sulle Casse pensioni, la possibilità di totalizzare i contributi versati nei diversi paesi – ha osservato De Santis – devono essere i cardini per una previdenza in grado di dare risposte ai bisogni di oggi e per sviluppare le convenzioni internazionali”.
L'Italia ne ha sottoscritte 19, altre sono predisposte e, in qualche caso, sono state già recepite dal paese interessato. “Non è un grande risultato – ha concluso De Santis - per un paese che ha esportato manodopera e che oggi ne importa in quantità considerevole. Per ciò che gli compete, l'Inps deve prestare maggiore attenzione a queste problematiche (anche se va sottolineata la disponibilità di alcuni dirigenti e funzionari nelle sedi dei Poli) per un impegno nell'interesse dei connazionali all'estero”. Infine, richiamando la questione delle pensioni venezuelane non corrisposte agli italiani che tornano in patria, ha precisato che occorre coinvolgere direttamente il Ministero degli esteri e l'Inps.