rss

Tutela della maternità


Tribunale di Bergamo: Inps discrimina le mamme straniere


L’Inps discrimina le mamme straniere escludendole dal beneficio del Premio alla nascita di 800 euro, solo perché sprovviste del permesso di soggiorno di lungo periodo. A stabilirlo il Tribunale  di Bergamo, sezione lavoro, che, con una ordinanza emessa ieri (30 novembre), ha condannato l’Inps al pagamento della prestazione a ventiquattro mamme regolarmente residenti da molti anni in alcuni Comuni della bergamasca, provenienti da Egitto, Marocco, Senegal, Pakistan, Ecuador, Bolivia, India, Burkina Faso, Tunisia, Albania, Costa d’Avorio e Nigeria.

Le cittadine straniere, sostenute nel ricorso da Cgil e Patronato Inca di Bergamo, avevano depositato l’atto legale il 5 settembre scorso per “accertare il carattere discriminatorio della condotta dell’INPS” che, anche in questo caso, come avviene oramai per altre prestazioni di welfare,  rifiuta il diritto a coloro che hanno titoli di soggiorno diversi da quello di lungo periodo. Secondo l’ordinanza emessa dal Giudice del Lavoro Sergio Cassia, anche le ricorrenti hanno diritto agli 800 euro che la Legge 232/16 ha previsto - senza operare distinzione di nazionalità - per tutte le mamme che si trovassero in gravidanza (almeno al settimo mese) tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2017.

Il Giudice del Lavoro di Bergamo ha, quindi, ordinato all’Inps di cessare la “condotta discriminatoria”, condannandolo al pagamento delle somme non corrisposte, oltre agli accessori dal dovuto al saldo, poiché “l’esclusione contrasta non solo con il testo della legge italiana, ma anche con una direttiva dell'Unione Europea, la n. 2011/98, laddove garantisce la parità di trattamento nell'accesso alle prestazioni di maternità a tutti i migranti titolari di un permesso per famiglia o per lavoro”.

“Quello relativo alle 24 mamme è solo uno dei molti ricorsi rivolti al Tribunale per rappresentare circa 200 donne - spiega Annalisa Colombo, responsabile dell’Ufficio Migranti della CGIL di Bergamo -. La decisione del Tribunale costituisce un'ulteriore sollecitazione al Governo affinché, nel decidere sulla proroga del bonus bebé nella legge di bilancio  (diversa dal premio alla nascita che cesserà comunque la sua efficacia al 31.12.2017), non ignori ancora una volta la necessità sociale e l’obbligo giuridico di non escludere  le famiglie straniere da queste forme di sostegno”.

Soddisfazione per la sentenza è stata espressa da Claudio Piccinini, dell’Area Migrazioni e mobilità internazionali di Inca: “Questo verdetto conferma ancora una volta che non si può negare il welfare a chi è regolarmente presente nel nostro territorio, che lavora e paga le tasse, rispettando i doveri comuni a tutti i cittadini. E’ auspicabile che l’Inps ne tragga le conseguenze modificando il proprio atteggiamento rispettando il diritto dell’Unione europea e il principio di uguaglianza, scolpito nella carta costituzionale del nostro paese”.

Per Inca, le numerose sentenze finora emesse, in favore delle cittadine straniere, consentirebbero già da subito l’effettivo riconoscimento erga omnes, senza attendere altro tempo. “Ricordiamo – aggiunge Piccinini - che è in corso il contenzioso promosso da Inca Nazionale presso il Tribunale Amministrativo teso ad abrogare la parte del testo della Circolare Inps, che limita il diritto alla prestazione alle sole lungosoggiornanti in modo da garantire il riconoscimento del beneficio a tutte le mamme senza costringerle a ricorrere ancora  ai giudici”.