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Smart working


Tutela Inail contro gli infortuni e le malattie professionali

di Lisa Bartoli 

La disciplina dello smart working comporta l’estensione dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali poiché lo svolgimento del lavoro agile, cioè senza vincoli di orario e in parte svolto fuori dai locali aziendali, non fa venir meno il possesso dei requisiti oggettivi (lavorazioni rischiose) e soggettivi (caratteristiche delle persone assicurate) previsti ai fini della ricorrenza dell’obbligo assicurativo. Ne consegue che l’analisi della lavorazione eseguita in modalità di lavoro agile non differisce da quella normalmente compiuta in ambito aziendale. A chiarirlo è l’Inail, con la circolare n. 48 del 2 novembre scorso, nella quale fornisce le indicazioni operative ai datori di lavoro che hanno stipulato o intendono stipulare accordi per l’utilizzo di questa nuova modalità di lavoro “agile”, introdotta con la legge n. 81 del 22 maggio 2017.

Secondo il dettato legislativo, infatti, “il lavoratore ha diritto alla tutela contro gli infortuni sul lavoro occorsi durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello prescelto per lo svolgimento della prestazione lavorativa all’esterno dei locali aziendali, … quando la scelta del luogo della prestazione sia dettata da esigenze connesse alla prestazione stessa o dalla necessità del lavoratore di conciliare le esigenze di vita con quelle lavorative e risponda a criteri di ragionevolezza” (articolo 23).

In tale ambito, quindi corre l’obbligo dell’assicurazione Inail se per lo svolgimento della loro attività, i lavoratori “agili” sono esposti alle fonti di rischio previste dall’art. 1 del Testo Unico n. 1124/65, fra le quali è compreso il rischio elettrico connesso con l’uso di macchine di uffici, quali per esempio, mezzi telematici, computer, videoterminali. Il lavoratore agile è quindi tutelato sia per gli infortuni in itinere, purché sia accertata la stretta correlazione con il lavoro, sia contro tutti quei rischi connessi alle attività prodromiche e/o accessorie, purché strumentali allo svolgimento delle mansioni proprie del suo profilo professionale.

Detto ciò, l’Inail  avverte che gli accordi per l’utilizzo dello smart working devono contenere l’indicazione dei rischi lavorativi a cui è esposto il lavoratore e i riferimenti spazio-temporali ai fini del rapido riconoscimento delle prestazioni infortunistiche. La mancanza di tali elementi, avverte l’Inail, comporta che per il riconoscimento di un eventuale indennizzo per infortunio o malattia professionale occorreranno accertamenti specifici per verificare la “sussistenza dei presupposti sostanziali della tutela”, vale a dire la correlazione tra evento infortunistico e l’attività svolta. 

E’ obbligo del datore di lavoro consegnare al lavoratore stesso e al Rls, con cadenza almeno annuale, una informativa scritta nella quale sono indicati i rischi generali e specifici connessi alla particolare modalità di esecuzione della prestazione, nonché un’adeguata informazione sul corretto utilizzo delle attrezzature/apparecchiature eventualmente messe a disposizione, assicurandosi che siano conformi al dettato del decreto legislativo 81/2008 e alle direttive europee e garantendo la permanenza dei requisiti di sicurezza con un’adeguata manutenzione. Dal canto suo, il lavoratore “agile” deve cooperare all’attuazione elle misure di prevenzione predisposte dal datore di lavoro.

A partire dal 15 novembre sul sito del Ministero del lavoro e delle politiche sociali (www.lavoro.gov.it) sarà disponibile un apposito modello per consentire ai datori di lavoro pubblici e privati di comunicare l’avvenuta sottoscrizione dell’accordo per lo svolgimento della prestazione lavorativa in modalità di lavoro agile. I dati in esso contenuti saranno trasmessi al Ministero del Lavoro per realizzare il monitoraggio sulla concreta diffusione di tale modalità di lavoro e sugli effetti prodotti sul piano assicurativo, al fine di un eventuale aggiornamento dei rischi.