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Pensione anticipata per lavori usuranti


Sospensione delle finestre mobili

Dal 1° gennaio 2017, gli addetti alle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti per almeno sette anni negli ultimi dieci di attività lavorativa, oppure per almeno metà della vita lavorativa complessiva possono conseguire il trattamento pensionistico anticipato senza attendere l’apertura della cosiddetta finestra mobile (vale a dire un’attesa di 12 mesi se si è dipendenti o 18 mesi se autonomi) dal perfezionamento dei requisiti pensionistici, ai quali, in via transitoria, non si applicano neppure gli adeguamenti alla speranza di vita previsti per gli anni dal 2019 al 2025.

Lo ha stabilito la legge di bilancio 2017 e l’Inps con la circolare n. 90/2017 fornisce le indicazioni operative sulle pensioni anticipate per i lavoratori addetti alle attività usuranti, le cui domande scadevano il 1° marzo per quanti maturavano i requisiti entro il 2017 e il 1° maggio per coloro che li matureranno entro il prossimo anno. Termini che, avverte l’Inps, non sono da considerare perentori. Infatti, per gli aventi diritto, l’eventuale richiesta tardiva non fa decadere il diritto al beneficio, ma fa solo scaturire un differimento della decorrenza della pensione, graduato in ragione della durata del ritardo: di un mese, per un ritardo fino a un mese; di due mesi, per un ritardo superiore ad uno, ma inferiore a tre mesi; di tre mesi per un ritardo pari o superiore a tre mesi.

Per il calcolo dell’anzianità contributiva, si tiene conto dei periodi effettivi, assoggettati a contribuzione obbligatoria, di svolgimento di tali attività faticose e pesanti, inclusa la contribuzione figurativa ad integrazione, mentre vanno esclusi i periodi di mancato svolgimento di attività lavorativa e di quelli coperti integralmente da contribuzione figurativa (es. mobilità). 

I lavoratori che, alla data di presentazione della domanda di riconoscimento dello svolgimento di attività lavorative particolarmente faticose e pesanti, hanno cessato già l’attività, i periodi da considerare sono quelli precedenti la data in cui hanno smesso di essere impiegati nei lavori usuranti. Per coloro invece che ancora risultano in attività, i periodi da considerare sono quelli precedenti la data di cessazione dell’attività lavorativa indicata dall’interessato nella domanda di riconoscimento del beneficio insieme alla tipologia di attività che lo stesso svolgerà fino alla predetta data.

Ai fini del riconoscimento del beneficio non occorre che i periodi di svolgimento di attività lavorativa particolarmente faticosa e pesante siano continuativi, né che nell’anno di perfezionamento dei requisiti pensionistici, ovvero, nell’ultimo anno di lavoro, l’interessato abbia svolto tale attività. Per l’accertamento dello svolgimento di attività lavorativa particolarmente faticosa e pesante per almeno metà della vita lavorativa complessiva deve essere computata l’anzianità contributiva maturata dall’interessato presso la gestione previdenziale a carico della quale deve essere liquidata la pensione, in base alle disposizioni in essa vigenti.

Al riguardo, l’Inps rammenta che la domanda per il riconoscimento dello svolgimento di attività lavorative particolarmente faticose e pesanti può essere presentata anche da lavoratori dipendenti del settore privato che abbiano svolto tali attività e che raggiungono il diritto alla pensione con il cumulo della contribuzione versata in una delle Gestioni speciali dei lavoratori autonomi. In tali casi, la riduzione del requisito anagrafico e delle quote deve essere effettuata in funzione dei requisiti previsti dalla legge n. 247 del 2007 per i lavoratori autonomi.

Nella circolare, l’Inps ricorda che le categorie di lavoratori destinatarie del beneficio, che maturano i requisiti dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2018, possono, quindi, conseguire il trattamento pensionistico ove in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 35 anni (utile per il diritto alla pensione di anzianità) e, se lavoratori dipendenti, di un’età minima di 61 anni e 7 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 97,6, se lavoratori autonomi, di un’età minima di 62 anni e 7 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 98,6. Requisiti anagrafici e contributivi diversi da quelli indicati sono invece previsti per coloro che hanno svolto lavoro notturno a turni tra 72 e 77 notti e tra 64 e 71 notti.