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Previdenza


Pensione e neutralizzazione periodi  di disoccupazione

La Corte Costituzionale, con sentenza n. 82 del 13 aprile scorso, ha dichiarato che se un lavoratore ha già maturato i requisiti assicurativi e contributivi per conseguire la pensione e percepisca contributi per disoccupazione nelle ultime 260 settimane antecedenti la decorrenza della pensione, l’assegno pensionistico liquidato non può essere comunque inferiore a quello che sarebbe spettato, escludendo dal computo i periodi di contribuzione per disoccupazione.

La questione di legittimità costituzionale era stata sollevata dal  Tribunale di Ravenna nel 2015, su un ricorso proposto dall’Inca provinciale e riguardava l’art. 3, comma 8, della legge 297/1982, “nella parte in cui non prevede il diritto alla neutralizzazione dei periodi di contribuzione per disoccupazione nei limiti del quinquennio e dei contributi obbligatori, dei contributi per disoccupazione e dei contributi per integrazione salariale anche oltre il limite del quinquennio sempre che, nell'uno e nell'altro caso, gli stessi periodi contributivi non siano necessari per l'integrazione del diritto a pensione.”  

Il caso esaminato dal Tribunale di Ravenna riguardava una lavoratrice che aveva subito una riduzione della pensione a causa di periodi di contribuzione ridotta dal dicembre 1996 al giugno 2010, relativi a contribuzione figurativa per disoccupazione collocati entro e oltre il quinquennio contributivo precedente la decorrenza della pensione e a contribuzione figurativa per integrazione salariale ed effettiva da lavoro dipendente collocati entro il quinquennio contributivo antecedente la decorrenza della pensione.

In sostanza, con tale sentenza, la Corte Costituzionale afferma che la contribuzione figurativa per disoccupazione acquisita nella fase successiva al perfezionamento del requisito minimo contributivo, collocata nel quinquennio contributivo antecedente la decorrenza della pensione, non può tradursi in una diminuzione dell’importo della prestazione pensionistica già virtualmente maturata. Lo stesso principio era stato già affermato per la cassa integrazione con la sentenza n. 388/1995.  

La Corte Costituzionale è intervenuta più volte sui criteri di determinazione della retribuzione pensionabile per la liquidazione dell’assegno a carico del Fondo previdenziale dei lavoratori dipendenti, previsti dall’art. 3, comma 8, della legge 297/1982, confermando l’esclusione per altre fattispecie di contribuzione figurativa, obbligatoria e volontaria.

Con questa sentenza, la Consulta ha dichiarato, quindi, l'illegittimità costituzionale della norma, nella parte in cui non prevede che, “nell'ipotesi di lavoratore che abbia già maturato i requisiti assicurativi e contributivi per conseguire la pensione e percepisca contributi per disoccupazione nelle ultime 260 settimane antecedenti la decorrenza della pensione, la pensione liquidata non possa essere comunque inferiore a quella che sarebbe spettata, al raggiungimento dell'età pensionabile, escludendo dal computo, ad ogni effetto, i periodi di contribuzione per disoccupazione relativi alle ultime duecentosessanta settimane, in quanto non necessari ai fini del requisito dell'anzianità contributiva minima. Ma anche dichiarato la inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 3, ottavo comma, della legge n. 297 del 1982, nella parte in cui non prevede il diritto alla “neutralizzazione” dei periodi di contribuzione per disoccupazione e per integrazione salariale anche oltre i limiti del quinquennio.