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Prestazioni familiari alle Unioni Civili


A partire dal 5 giugno prossimo, alle coppie omossessuali che abbiano contratto una  Unione civile spettano gli assegni familiari, quelli al nucleo familiare e il congedo matrimoniale, al pari di quanto previsto per i coniugi.
E’ quanto precisa l’Inps nella circolare n. 84 del 5 maggio scorso, con la quale l’Istituto fornisce i chiarimenti necessari alla luce delle novità introdotte dalla legge n. 76 del 2016 sulle Unioni civili.

Analizzando alcune situazioni tipo, l’Istituto precisa che nei casi in cui in una Unione Civile, solo un componente risulti essere lavoratore dipendente o titolare di prestazione previdenziale, al pari del diritto riconosciuto nell’ambito del matrimonio, devono essere  riconosciute le prestazioni familiari per la parte dell’unione civile priva di posizione tutelata.

In presenza di figli nati prima dell’Unione civile, nulla cambia nel caso in cui uno dei due genitori abbia la posizione tutelata e l’affido sia condiviso oppure esclusivo. A tali figli, infatti, viene garantito in ogni caso il trattamento di famiglia su una delle due posizioni dei propri genitori. Ove si tratti di genitori separati o naturali, privi entrambi di una posizione tutelata, la successiva unione civile di uno dei due con altro soggetto - lavoratore dipendente o titolare di prestazione previdenziale sostitutiva - garantisce il diritto all’Assegno al nucleo familiare e all’assegno familiare per i figli dell’altra parte dell’unione civile.

Se i figli sono nati successivamente l’Unione civile, l’assegno potrà essere erogato dall’Istituto allorché il minore sia stato inserito all’interno dell’unione civile, anche mediante il procedimento descritto dall’art. 252 codice civile. In  caso di scioglimento della Unione civile,  aggiunge l’Inps, il diritto alle prestazioni familiari sarà regolato “ove possibile” in conformità con quanto disposto dal codice civile se compatibile ed espressamente previsto. Mentre se i figli sono nati successivamente alla Unione Civile, l’Inps fa sapere di aver sottoposto la questione al Ministero del lavoro.

Ai fini della misura dell’Assegno al nucleo familiare, per la determinazione del reddito complessivo, è assimilabile ai nuclei familiari coniugali la sola situazione dei conviventi di fatto, che abbiano stipulato il contratto di convivenza, qualora dal suo contenuto emerga con chiarezza l’entità dell’apporto economico di ciascuno alla vita in comune.

Alle Unioni civili spetta anche l’assegno per congedo matrimoniale, così come è previsto per le coppie eterosessuali sposate,  vale a dire 8 giorni di congedo da fruire entro 30 giorni successivi la data dell’evento.

Per il riconoscimento delle prestazioni è necessario inoltrare comunque una richiesta all’Inps in via telematica. Nella domanda, il richiedente è tenuto a dichiarare sotto la propria responsabilità, lo stato di “coniuge”, “unito civilmente”, “convivente di fatto” (ex comma 50 dell’art.1 della legge 76/2016).

Per quanto riguarda la qualificazione di “unito civilmente”, ai sensi del comma 3, art.1 della legge n.76/2016, dovrà farsi riferimento agli atti dell’unione civile registrati nell’archivio dello stato civile. Poiché si tratta di dati già in possesso da altra pubblica amministrazione, ai fini della concessione del diritto sarà sufficiente che nella domanda il richiedente dichiari di essere coniuge/unito civilmente/convivente di fatto. Anche il matrimonio contratto all’estero da cittadini italiani con persona dello stesso sesso produce gli effetti dell’unione civile regolata dalla legge italiana.