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Lavoro in part time ciclico


Flai e Inca per il riconoscimento "pieno" dell'anzianità contributiva

di Fulvia Colombini, del collegio di presidenza Inca 

Dopo quattro sentenze della Cassazione, favorevoli al riconoscimento dell’anzianità contributiva dei periodi non lavorati, utile per il diritto a pensione, Inca e Flai rilanciano l’attività di contenzioso sul part time ciclico verticale.

Per il patronato della Cgil
, è del tutto ingiustificato che l’Inps continui ad escludere dal calcolo dell’anzianità contributiva, i periodi di sosta, dovuti non per scelta del lavoratore, ma per le caratteristiche specifiche dell’attività.

La giurisprudenza si sta consolidando a favore delle lavoratrici e dei lavoratori; esistono almeno quattro sentenze positive di Cassazione (Cass. Sez. lavoro n. 23948 e n. 24647 del 2015; Cass. Sez. lavoro n. 8565 e n. 21376 del 2016). E dunque non c’è ragione alcuna che l’Istituto previdenziale continui a perseverare nel suo atteggiamento, penalizzando i lavoratori, titolari di contratto di part time ciclico verticale.      

Sulla questione, alcuni mesi fa, la direzione Centrale dell’Istituto previdenziale, visto il consolidarsi e l’estendersi del contenzioso, ha provveduto a inoltrare ai Ministeri del Lavoro e dell’Economia una relazione precisando che, affinché l’Inps possa riconoscere tali periodi, sia necessaria una modifica legislativa. Contemporaneamente, però, ha dato indicazioni a tutte le sue sedi territoriali di continuare a respingere le richieste di sistemazione della posizione contributiva. Insomma, si tratta di un comportamento che tende a rinviare la questione senza risolvere il problema.

Per questa ragione e in considerazione del fatto che non si vede all’orizzonte un eventuale intervento legislativo, Inca e Flai invitano i lavoratori e le lavoratrici in part time ciclico a rivolgersi alla categoria di riferimento o ad una delle sedi territoriali del patronato, per verificare la propria posizione assicurativa ed eventualmente avviare un ricorso legale per il riconoscimento della piena anzianità contributiva. 

In particolare, ci rivolgiamo a quanti sono in prossimità del compimento dell’età pensionabile
, ma che hanno accantonato un patrimonio contributivo carente, destinato a diventare posizione silente e che, attraverso la valorizzazione dei periodi di sosta, conseguirebbero con il nuovo calcolo il minimo contributivo per la pensione di vecchiaia o anticipata; oppure a quei lavoratori che si sono ammalati e che non hanno raggiunto, pur avendo lavorato almeno 5 anni, il requisito contributivo richiesto per la pensione di inabilità e/o per l’assegno ordinario di invalidità.