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Pensioni in cumulo: le prime istruzioni dell’Inps

A quasi tre mesi dall’entrata in vigore della legge di Bilancio (1° gennaio 2017), l’Inps, con la circolare n. 60 del 16 marzo, fornisce le prime indicazioni sull’applicazione del nuovo regime di cumulo per valorizzare la contribuzione versata in diverse gestioni, ma resta ancora tutta da chiarire come sarà possibile applicare questa norma per gli iscritti presso le casse libero professionali, ai quali è stata estesa l’opportunità con la legge di Bilancio 2017, che però resta per ora solo sulla carta in attesa dei chiarimenti ministeriali.

Il cumulo gratuito consiste nella possibilità di sommare i contributi versati in più gestioni previdenziali al fine di ottenere un’unica prestazione, valorizzando tutti i versamenti effettuati. Una norma che è stata ampliata nella legge di bilancio per cercare di risolvere lo scandaloso strumento della ricongiunzione onerosa, che tante polemiche aveva sollevato.

In virtù di questa novità, a decorrere dal 1° gennaio 2017, gli iscritti a due o più forme di assicurazione obbligatoria per invalidità, vecchiaia e superstiti dei lavoratori dipendenti, autonomi, e degli iscritti alla gestione separata e alle forme sostitutive ed esclusive, che non siano già titolari di trattamento pensionistico presso una delle predette gestioni, hanno facoltà di cumulare i periodi assicurativi non coincidenti al fine del conseguimento di un'unica pensione”.

Tre sono le novità di questa nuova norma: la prima è che il cumulo può essere esercitato anche se si raggiunge il diritto autonomo in una delle gestioni dove si sono versati i contributi; con la seconda si includono anche le casse libero professionali; l’ultima riguarda la possibilità di cumulo anche per la pensione anticipata. Tre condizioni che prima non erano contemplate.

Per quanto riguarda la pensione di vecchiaia, a decorrere dal 1° gennaio 2017, la facoltà di cumulo può essere esercitata anche dai lavoratori in possesso dei requisiti per il diritto autonomo al trattamento pensionistico in una delle gestioni nelle quali sono stati effettuati i versamenti. In tali casi, precisa l’Inps, la pensione non può avere decorrenza anteriore al 1° febbraio 2017. Per i soggetti con periodi di iscrizione presso le casse libero professionali bisognerà comunque aspettare i chiarimenti ministeriali sui requisiti da maturare.

Stessa facoltà è concessa per ottenere la pensione anticipata, sempreché si raggiunga il requisito contributivo, adeguato agli incrementi della speranza di vita. Per il 2017, ciò equivale ad aver maturato per gli uomini, 42 anni e 10 mesi e per le donne 41 anni e 10 mesi. Requisiti che dal 2019 saranno adeguati nuovamente all’indice della speranza di vita.  

Nel determinare l’anzianità contributiva posseduta dall’assicurato, ciascuna gestione tiene conto delle regole del proprio ordinamento vigenti alla data di presentazione della domanda. Resta inteso che per il conseguimento del trattamento pensionistico è richiesta la cessazione del rapporto di lavoro dipendente. La decorrenza della pensione anticipata invece avverrà dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda di pensione in cumulo e comunque non prima del 1° febbraio 2017.

La possibilità di cumulare periodi assicurativi in diverse casse previdenziali è prevista per la pensione di reversibilità, anche nel caso in cui, il familiare deceduto avesse già maturato i requisiti per il diritto autonomo al trattamento pensionistico in una delle gestioni. In tali casi, la facoltà di cumulo può essere esercitata dai superstiti per i decessi avvenuti dal 1° gennaio 2017 e la pensione decorre dal primo giorno del mese successivo a quello della morte del familiare. L’Inps precisa, tuttavia, che è preclusa la strada del cumulo da parte degli eredi, qualora la persona deceduta fosse già titolare di un trattamento pensionistico diretto a carico di una delle gestioni.

Il cumulo dei versamenti in diverse casse è possibile per ottenere una pensione di inabilità, anche per coloro che hanno maturato il diritto autonomo al trattamento pensionistico in una delle gestioni. In tali casi, la decorrenza dei trattamenti di inabilità è attribuita secondo i criteri vigenti nella gestione nella quale il lavoratore è iscritto al momento del verificarsi dello stato inabilitante.

L’Inps precisa che in presenza di contribuzione esclusivamente nel Fondo pensioni dei lavoratori dipendenti (FPLD) e nelle Gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni mezzadri) l’interessato può conseguire la pensione di inabilità col nuovo cumulo, anche se si possiede il diritto autonomo al trattamento pensionistico in una delle gestioni. Qualora non si esercitasse la facoltà di cumulare i versamenti contributivi, in questi casi è possibile comunque ricorrere alla totalizzazione, con il conseguente calcolo contributivo della pensione.  

Anche la contribuzione estera sarà oggetto di valutazione, nei limiti delle norme previste dai regolamenti comunitari e dalle convenzioni bilaterali: il cumulo è possibile soltanto se risulta perfezionato in Italia il minimale di contribuzione richiesto per la totalizzazione internazionale.

Infine, l’Inps intervenendo sulle domande di pensione in totalizzazione presentate prima del 1° gennaio 2017, precisa che qualora risulti non concluso il procedimento amministrativo, è possibile accedere al trattamento pensionistico in cumulo, facendo esplicita richiesta di rinuncia alla totalizzazione, che può essere avanzata anche dai superstiti dell’assicurato.

Per quanti invece hanno in corso un provvedimento di ricongiunzione onerosa (ai sensi della legge n. 29/79) e non abbiano finito di pagare l’importo dovuto, possono rinunciarvi ed avvalersi del cumulo, sempre che abbiano già perfezionato un diritto a pensione. In tal caso, le somme già pagate saranno restituite in quattro rate annuali. La richiesta di rinuncia e rimborso va avanzata entro il 1° gennaio 2018.

La facoltà di recesso, si legge nella circolare dell’Inps, è subordinata al perfezionamento dei requisiti per il diritto alla pensione in regime di cumulo entro il 1° gennaio 2017. La posizione dell’Istituto, secondo Inca e Cgil, limita senza alcun motivo, e quindi arbitrariamente, la possibilità di recedere dalla ricongiunzione con pagamento rateale in corso (iniziato e non concluso) e di ottenere il rimborso delle rate già  versate, ai soggetti in possesso dei requisiti per il diritto alla pensione in cumulo alla data del 1° gennaio 2017.

Le domande di pensione in regime di cumulo già presentate e non ancora definite al 31/12/2016 saranno esaminate, qualora i richiedenti risultino in possesso dei requisiti previsti nel 2016, alla luce delle previgenti disposizioni. Invece, nel caso in cui i richiedenti non avessero maturato entro il 2016 i previgenti requisiti, le rispettive domande saranno esaminate sulla base dei nuovi requisiti introdotti a decorrere dal 1° gennaio 2017.

L’Istituto infine specifica che le domande di pensionamento in regime di cumulo presentate dal 1° gennaio 2017, saranno esaminate alla luce delle nuove disposizioni. Secondo l’Inca, in considerazione del fatto che le pensioni di vecchiaia e indirette in regime di cumulo possono avere una decorrenza anteriore rispetto alla presentazione della relativa domanda, le richieste presentate dopo tale termine da soggetti in possesso dei requisiti in vigore al 31 dicembre 2016 e con diritto alla decorrenza della pensione (vecchiaia o indiretta) anteriori al 1° gennaio 2017 (perfezionata anche con cessazione del rapporto di lavoro dipendente) devono essere definite sulla base dei requisiti vigenti prima dell’entrata in vigore delle modifiche introdotte dalla legge di bilancio 2017 (n. 232/2016).