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Infortuni e malattie professionali



Numero 6/2017

Infortuni e malattie professionali delle lavoratrici 

nelle statistiche INAIL

In occasione dell’8 marzo l’INAIL ha presentato i dati relativi agli infortuni e alle malattie professionali delle lavoratrici che confermano come il verificarsi degli incidenti in itinere (quelli che si avvengono nel percorso casa lavoro e viceversa) sia fortemente intrecciato con l’inadeguatezza dell’organizzazione del lavoro e le difficoltà di conciliazione fra lavoro di cura e lavoro retribuito. Un dato già emerso dalle indagini che Inca ha condotto in alcuni settori produttivi.

Secondo l'Istat, nel 2015 le donne rappresentavano il 52% della popolazione italiana con più di 15 anni, ma solo il 42% del totale degli occupati. Dopo la diminuzione del numero delle lavoratrici registrato nel 2013 (-1% rispetto al  2012), nel 2015 è proseguito il trend in lieve aumento già rilevato nel 2014 (+0,6%), con un incremento dello 0,5% su una popolazione di lavoratrici  quantificato in circa 9,4 milioni. Il tasso di occupazione femminile rilevato  dall'Istituto nazionale di statistica per il 2016 (media dei primi tre trimestri) è  pari al 48%, in lieve aumento rispetto all’anno precedente, ma distanziato di quasi 20 punti percentuali rispetto al 66,4% registrato tra gli uomini.

Più della metà dei decessi nel tragitto casa-lavoro 

Rispetto al numero complessivo delle denunce, la quota degli infortuni in itinere per le donne si conferma decisamente più elevata rispetto agli uomini, sia in valore assoluto (per il 2015 rispettivamente 49.721 casi contro 45.722) che in percentuale (21,9% contro 11,2%). L’incidenza del “rischio strada” per le lavoratrici è ancora più marcata se si prendono in considerazione le denunce dei casi mortali: per le donne, sempre per il 2015, più di un decesso su due (52,7%) è avvenuto in itinere, mentre tra gli uomini lo stesso rapporto è di circa uno su cinque (22,1%). Questo divario di genere si mantiene anche sommando le denunce dei casi mortali avvenuti in itinere e quelli in occasione di lavoro, entrambi con coinvolgimento di un mezzo di trasporto: tra le donne, infatti, quasi due decessi su tre (63,6%) sono legati al “rischio strada” rispetto al 38,8% degli uomini.

Uno studio specifico della Consulenza statistico attuariale Inail su un campione di 126 infortuni sul lavoro avvenuti in itinere, riconosciuti con esito mortale e occorsi a donne tra il 2010 e il 2014, ha cercato di individuare caratteristiche, dinamiche e circostanze del fenomeno tracciando un profilo delle lavoratrici vittime. Si tratta soprattutto di italiane (81%) con un'età media di 41 anni, sposate o conviventi (70%), con figli (61%) adolescenti e minori (53%). Nella maggioranza dei casi le  lavoratrici sono in possesso di un contratto di lavoro dipendente (81%),  a tempo indeterminato (62%) e full time (47%), e sono occupate nei servizi, principalmente con qualifica di impiegate amministrative e segretarie (21%) e addette alla ristorazione come cuoche, bariste o cameriere (13%).

L’incidente è avvenuto in ore diurne (71%), con condizioni meteo avverse  nel 43% dei casi, recandosi al lavoro (54%), su strada extraurbana (71%),  entro un raggio di circa 15 chilometri da casa (55%), nei primi tre giorni  della settimana (69%). Al momento dell’incidente la donna era al volante  (87%) di un autoveicolo (72%) ed è stata coinvolta almeno un’altra vettura (44%).

I fattori di rischio del pendolarismo.

Ulteriori studi evidenziano come il pendolarismo aumenti sia le difficoltà nella vita familiare e sociale, legate anche a stress emotivo (separazione/divorzio dal coniuge, gestione della casa, dei bambini, degli anziani...), sia i disturbi del sonno. Il maggiore rischio per le donne pendolari sarebbe anche dovuto al minore tempo di recupero, riposo e svago, elementi che possono influire negativamente sull’attenzione, sia nella guida del veicolo che negli spostamenti casa-lavoro, incrementando il rischio di incidenti stradali. Il maggiore utilizzo da parte delle donne di autovetture piccole e meno sicure è un altro elemento da tenere in considerazione.

Le malattie professionali 

Le tecnopatie denunciate dalle lavoratrici nel 2015 sono state quasi 17mila, pari al 28,5% delle circa 59mila malattie professionali complessivamente pervenute all’Inail. I dati, per entrambi i sessi, hanno confermato il trend in aumento degli ultimi anni, in controtendenza rispetto all’andamento decrescente degli infortuni sul lavoro: dalle 57.370 denunce del 2014, infatti, si è passati alle 58.917 del 2015 (+2,7%). Prendendo in considerazione solo le denunce delle lavoratrici, nel confronto con il 2014 si registra una sostanziale stabilità, con 16.795 casi protocollati nel 2015 rispetto ai 16.748 dei 12 mesi precedenti. Rispetto alle 14.217 denunce del 2011, invece, l’aumento è del 18,1%, più contenuto, comunque, di quello relativo ai casi di tecnopatie denunciati dai lavoratori maschi(+27,3%).

I primi dati del 2016, rilevati al 31 dicembre, e diffusi dall’Inail nel canale Open data, se confrontati con quelli  dell’anno precedente (2015), mostrano come nel complesso le denunce di malattia professionale protocollate per maschi e femmine siano aumentate del 2,3%, dalle 59mila del 2015 alle oltre 60mila nel 2016. In una ottica di genere, è da sottolineare nel 2016 il calo del fenomeno per le donne: in controtendenza con i lavoratori. Infatti, le denunce delle lavoratrici sono diminuite tra il 2015 e il 2016 dell’1%, da 16.817 a 16.653. Tra gli uomini, invece, si registra ancora un aumento del 3,6%, da 42.181 a 43.694.

Le principali patologie denunciate e riconosciute

A colpire i lavoratori, nel complesso, sono soprattutto le malattie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo, in particolare tendiniti e dorsopatie, e la sindrome del tunnel carpale, che insieme rappresentano quasi il 75% delle denunce. Questo risultato medio nasconde, però, una differenza ben marcata tra uomini e donne: se le patologie citate rappresentano circa il 69% delle denunce maschili, la percentuale sale addirittura quasi al 90% per le donne (circa 15mila delle quasi 17mila denunce complessive). È interessante notare che nel 2015, a differenza del trend consolidato dei quattro anni precedenti, il numero delle denunce per la sindrome del tunnel carpale risulta più elevato per gli uomini rispetto alle lavoratrici (3.113 casi contro 3.081).

La distribuzione territoriale.

A livello territoriale le denunce di malattie professionali femminili nel 2015 si sono concentrate per più di un terzo (34,9%) al Centro e per il 28,5% nel Mezzogiorno (il 22,6% al Sud e il 5,9% nelle Isole), seguono il Nord-Est (26,3%) e il Nord-Ovest (10,3%), con una distribuzione sensibilmente diversa rispetto a quella delle denunce di infortunio sul lavoro delle donne, il 60% delle quali è concentrato nel Nord della penisola.

Tutta la documentazione citata può essere richiesta alla Consulenza Medico-Legale Nazionale via e-mail all’indirizzo m.bottazzi@inca.it,  r.bottini@inca.it