rss

Diritto di cittadinanza per figli di immigrati irregolari


Il Tribunale di Bari accoglie due ricorsi di Inca

di Claudio Piccinini, coordinatore uffici Immigrazione Inca  


Nonostante sia oramai consolidata la letteratura giurisprudenziale sul riconoscimento della cittadinanza italiana ai figli di immigrati irregolari al momento della nascita, continuano ad esserci numerosi ostacoli che impediscono tale acquisizione.
 Formalmente, il 18enne straniero nato in Italia, entro un anno dal compimento della maggiore età può fare richiesta di acquisizione della cittadinanza italiana rivolgendosi al Comune di residenza. In questi casi, però non sempre si ha la possibilità di ottenere una risposta ufficiale, vista anche la nebbia che avvolge le decisioni degli uffici di Stato Civile da condividere con il Ministero dell’Interno.

Gli ostacoli che si frappongono sono talmente tanti fino a comprendere casi nei quali non si riesce a ottenere neppure un rifiuto ufficiale da poter impugnare.
Pertanto, pur non essendo i primi casi che trovano soddisfazione, è bene segnalare la decisione del Tribunale di Bari che, per due figli di filippini, nati e vissuti da sempre in Italia, seguiti da Inca e Cgil del capoluogo pugliese, riconosce il diritto ad acquisire la cittadinanza, nonostante (oramai 20 anni fa) al momento della nascita, i loro genitori fossero presenti in Italia senza regolare permesso di soggiorno. 

Stupisce come possano ancora essere considerati “stranieri a vita” ragazzi nati in Italia, cresciuti nelle scuole italiane che, al pari dei loro coetanei, hanno l’italiano come lingua madre e il dialetto come lingua “del cuore”; che studiano e partecipano con profitto alla vita sociale della loro città, mettendo in discussione il loro diritto ad acquisire la cittadinanza italiana “scaricando” la responsabilità su una remota situazione temporanea dei genitori.

C’è bisogno di un cambio di registro nella cultura del diritto e del buonsenso, che sembra non trovare sempre le migliori condizioni per attecchire in settori della Pubblica Amministrazione costringendo chi può far valere diritti a rivolgersi ai giudici per ottenere soddisfazione. 

E’ importante fermare questo “apartheid dei diritti” che ha come vittime chi non ha i connotati lombardi, veneti, pugliesi, liguri, ecc. costringendolo a superare continui ostacoli burocratici per ottenere il riconoscimento dei suoi diritti, siano questi la cittadinanza o le prestazioni assistenziali, sempre messe in discussione per chi ha cognome e colore del viso diversi dagli italiani.