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Tutela della maternità


Cassazione: licenziamento nullo nel "periodo protetto”


Nullo è il licenziamento di una lavoratrice madre nel cosiddetto "periodo protetto", vale a dire quello che intercorre tra l'inizio della gravidanza e il compimento del primo anno di vita del figlio. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 475 dell’11 gennaio 2017
, ordinando all'azienda la riassunzione. Il verdetto ribalta il giudizio di secondo grado emesso dalla Corte d'Appello di Napoli che, pur dichiarando illegittimo il licenziamento, aveva emesso una condanna a carico del datore di lavoro a cui lasciava la discrezionalità di decidere, in alternativa al reintegro, la possibilità di risarcire la lavoratrice per un danno, commisurato in 5 mensilità, calcolate sulla base  dell'ultimo stipendio percepito.

Per l'Alta Corte, che ha accolto in via definitiva il ricorso di una lavoratrice, nel periodo "protetto" non esiste alcuna alternativa alla riassunzione, poiché "il licenziamento in tale periodo è improduttivo di effetti secondo quanto stabilito dall’art. 54 del decreto legislativo n. 151/2001", con la conseguenza che “il rapporto deve ritenersi giuridicamente pendente; e il datore di lavoro inadempiente va condannato a riammettere la lavoratrice in servizio e a pagarle tutti i danni derivanti dall’inadempimento in ragione del mancato guadagno“.

Perciò, ritenendo che "il rapporto non si è mai interrotto”, il risarcimento dovrà essere pari alle retribuzioni perse dalla lavoratrice, a partire dal giorno del licenziamento fino alla effettiva riammissione in servizio. A sostegno delle ragioni espresse nel dispositivo, la Cassazione ha richiamato giudizi già emessi in tal senso: Cass. n. 24349/2010; Cass. n. 18357/2004; Cass. n. 2244/2006.