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Pensioni 2017


Cosa occorre sapere sull’Ape per una scelta consapevole

di Lisa Bartoli 

Ape, ovvero anticipo pensionistico, è un prestito finanziario, introdotto con la legge di bilancio 2017, che consente di lasciare il lavoro con tre anni di anticipo rispetto all’età prevista dalla legge Monti Fornero per la pensione di vecchiaia. Si tratta di una prestazione sperimentale, valida a partire dal 1° maggio 2017 e fino al 31 dicembre 2018, che sarà pagata dall’Inps in 12 mensilità per 3 anni, quanti sono quelli mancanti al raggiungimento dei requisiti della pensione di vecchiaia. Ma come tutti i prestiti, va  restituito in 20 anni, con rate mensili sulla prestazione futura, comprensive di interessi e della polizza assicurativa obbligatoria per il rischio di premorienza; vale a dire, per evitare che, in caso di decesso del titolare, il debito residuo non vada ad intaccare l’eventuale pensione di reversibilità.

Sulla misura, la Cgil ha più volte espresso molte perplessità, a partire dal fatto che si configura come uno strumento finanziario e non pensionistico; nulla a che vedere con la richiesta del sindacato di reintrodurre elementi di flessibilità nelle rigidità del sistema pensionistico, per la quale il Governo non ha mutato atteggiamento, confermando il meccanismo automatico di innalzamento dei requisiti anagrafici e contributivi, legati all’indice della speranza di vita rilevata dall’Istat. “Una scelta sbagliata – spiega Morena Piccinini, presidente Inca – che non agevola il ricambio generazionale nell’occupazione e dunque l’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro, i  cui livelli di disoccupazione restano fortemente preoccupanti”.   

“A dispetto di quanto ha sbandierato il governo – aggiunge il presidente dell’Inca – l’Ape non è affatto un anticipo pensionistico, ma, come peraltro indicato nella stessa legge di bilancio, un ‘anticipo finanziario a copertura pensionistica’. Il che costringerà il cittadino-lavoratore a contrarre un vero e proprio mutuo sul quale dovrà pagare interessi a banche e a compagnie assicurative, il cui importo è ancora indefinito”. Una occasione ghiotta per gli istituti credito e assicurazioni, che potranno allargare la clientela dei loro creditori (solvibili e non sofferenti!), una magrissima quanto opinabile occasione per chi ha lavorato tanti anni e che per esercitare il proprio diritto a pensione dovrà indebitarsi, facendo i conti con le proprie tasche.

Ci sono perciò molte ombre ancora da chiarire. Tutto dipenderà da come verranno scritti i decreti applicativi sugli accordi da sottoscrivere tra ministero, Inps, banche e assicurazioni e sulla individuazione delle cosiddette categorie di lavori gravosi. Il Governo ha promesso di emanarli entro gennaio, ma ancora non ce n’è traccia. “Il silenzio su questi argomenti è quanto meno inquietante – lamenta Piccinini – perché dopo il battage pubblicitario prenatalizio ci si sarebbe aspettati una maggiore attenzione data la delicatezza della questione. Sembra quasi che il governo voglia disconoscere la paternità del provvedimento”.    

Dubbi più che legittimi, considerando gli interessi in gioco e il meccanismo complesso che dovrà essere messo a punto per misurare l’impatto sociale di uno strumento finanziario, la cui portata potrebbe raggiungere livelli ragguardevoli. Per ora si sa solo che l’Inps certificherà il diritto del richiedente l’Ape e si farà garante verso le banche della solvibilità del debitore/lavoratore sulla base della sua futura pensione di vecchiaia; le assicurazioni, a loro volta, dovranno stipulare polizze a copertura del rischio premorienza; al lavoratore spetterà l’onere di restituire il debito fino all’ultimo centesimo, più gli interessi. Un giro d’affari, il cui importo peraltro dipenderà se verrà calmierato il mercato, come è auspicabile. Altrimenti, quello che potrebbe prefigurarsi è l’apertura di un parallelo mercato del credito pensionistico, senza regole, e con l’aggravio di costi insostenibili per i lavoratori e le lavoratrici o per la stessa fiscalità generale, nel caso dell’Ape social.

L’Anticipo pensionistico, infatti, prevede tre formulazioni diverse: social, aziendale e volontaria, con una differenza sostanziale rispetto all’attribuzione del peso finanziario. L’unica formula, per la quale non sono previsti oneri a carico dei lavoratori e delle lavoratrici è la cosiddetta “social”, per la quale interviene totalmente lo Stato e dunque la fiscalità generale, a cui potranno accedere disoccupati, lavoratori con una invalidità certificata del 74% e gli addetti ad attività considerate gravose ( che saranno individuati in uno dei decreti attuativi). Nelle altre due formulazioni (aziendale e volontaria), invece, il costo del prestito pensionistico è totalmente dei lavoratori e di quelle aziende che intendano farsi carico dei relativi oneri.