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Pensioni

Una giornata “non tanto particolare” all’Inca di Montesilvano

Le buone pratiche che fanno grande il patronato della Cgil. Un lavoratore metalmeccanico dimessosi dall’azienda, convinto di poter andare in pensione a partire dal primo gennaio 2016, si vede respingere la domanda dall’Inps per un erroneo calcolo dei suoi contributi. Grazie alla caparbietà di Fausto Tucci, operatore Inca a Montesilvano, ottiene il ripristino del suo diritto.

di Rosamaria dell’Elce, ufficio Inca di Montesilvano    

Una giornata ordinaria di lavoro in un ufficio Inca abitualmente molto affollato. Ci prepariamo ad accogliere storie ordinarie di gente, con problemi, piccoli e grandi, a volte anche drammi, che non arriveranno al clamore della cronaca. Una sala d’attesa di vite confuse nel mucchio: a noi il compito di ripescarle, una ad una, con occhio attento.

La posta in gioco è alta: queste persone ci affidano eventi importanti della loro vita. Seguiamo insieme lo strano caso del pensionamento di un lavoratore metalmeccanico. Iter classico: estratto orientativo, estratto certificativo, mail Inps di conferma del diritto a pensione dal primo gennaio 2016, richiesta di dimissioni. Michele, il nostro pensionando, viene a firmare la cessazione d’attività, con decorrenza al 31 dicembre 2015. Nell’occasione, mi prospetta, sereno, con soddisfazione, il suo nuovo anno: pensione, successivo contratto con l’azienda per formare il suo successore. 

E arriva così il 2016; il 4 gennaio, alle 8.30, una insolita telefonata della direzione dell’Inps: “Auguri, auguri!” Il tono tradisce sentimenti non festosi e, infatti, ecco il seguito: “Signora, quest’anno comincia male, con un guaio grosso. Il Signor Michele non ha diritto alla pensione. Un controllo sugli anni 1999 e 2000 ha evidenziato una contrazione contributiva mal segnalata dagli uffici di Pescara a chi liquidava la pensione a Montesilvano. Il ritardo della decorrenza del diritto è di un anno: primo gennaio 2017. Ci aiuti, informi lei l’assistito e lo faccia venire nei nostri uffici”.

Con una sgradevole sensazione di morsa allo stomaco, convoco l’interessato tramite la moglie, pregandola di recarsi da noi con il coniuge  per informazioni importanti. La signora intuisce qualcosa, non chiede oltre e, dopo poco, la coppia mi è di fronte. La notizia è forte. Ammorbidirla con la sequenza delle possibili nostre contromisure non impedisce che l’uomo perda letteralmente la parola. Ci lasciamo così. Respirando l’angoscia silenziosa di un uomo che cammina tra i cocci di quanto aveva costruito faticosamente per il suo 2016. Da questo momento in poi, io e Fausto Tucci ci siamo visti e sentiti con Michele molte volte per informarlo dei nostri sforzi per trovare la soluzione meno traumatica del suo caso.

Alla fine del percorso-soccorso, il risultato è deludente: la Ditta non vuole riassumerlo; strappiamo un contratto che gli permetterà di traghettare, con la disoccupazione, al prossimo anno. Nel frattempo, il lavoratore ha già ripreso ad alzarsi alle 3 del mattino per andare a lavorare perché l’azienda ha comunque bisogno del suo esperto intervento.

La frustrazione è forte anche per noi; continuiamo a ripensare al caso. Ad ogni visita di Michele, Fausto, silenzioso, anzi silenziosissimo, vedo che si allena al millimetro, come se dovesse prendere la mira: studia il libretto di lavoro, controlla capienze contributive, chiede e richiede ulteriori verifiche all’Inps. E alla fine, questo singolare “tiratore scelto”, qual è Fausto, fa centro, e mi porge sulla scrivania una mail dell’Ente: “l’anagrafica-flussi dell’Inps di Pescara ha accettato la nostra richiesta; sono giù nell’estratto i contributi del periodo di apprendistato che va dal primo ottobre 1971 al 31 dicembre 1974”. Traduco immediatamente: i contributi recuperati sono sufficienti; Michele è in pensione dal primo gennaio 2016. Grandi e ripetuti elogi per la brillante soluzione da parte dell’Inps che tira un lungo sospiro di sollievo. A Fausto, la soddisfazione di avvertire la moglie di Michele perché le comunichi, nel modo più dedicato, la grande notizia. Questa volta è la signora a cedere all’emozione: “Fausto, oddio, oddio, lu core”.

Questa storia ha due grandi protagonisti: il pensionato, con il suo coraggio di riprendere, in profonda tristezza, un lavoro già duro, nella cocente indifferenza dell’azienda e nella consapevolezza di stare perdendo il tempo e il denaro che si aspettava dalla sua pensione promessa.

L’altro protagonista è Fausto Tucci. Il nostro operatore, pur pressato da una quotidianità non facile, ha mantenuto il suo occhio attento ad ogni dettaglio; aiutato si, in questo, dall’esperienza, dalle sue tante ore di “volo Inca”, ma soprattutto spinto dalla forte inclinazione a farsi carico dei problemi degli altri fino alla migliore soluzione possibile. Scherzando egli dice che sarebbe  giusto avere pagati gli straordinari per lavoro notturno: il tempo della notte in cui le pratiche non risolte interrompono il suo sonno.

Esiste un volatile, il passero dalla corona bianca, noto per la sua insonnia che gli consente di rimanere in condizione di veglia per una settimana durante la migrazione e, al contempo, di avere un funzionamento produttivo efficiente. Caro Fausto, per la tenacia dei tuoi voli, per la compiutezza delle tue migrazioni lungo le rotte impervie degli Enti, per il tuo saper fare, in riservatezza e generosità, chapeau!