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diritti dei richiedenti Asilo


Il "Codice fiscale provvisorio" non funziona

Per Inca, urgente  rivedere le procedure


Per i richiedenti Asilo il codice fiscale provvisorio non funziona e impedisce loro di beneficiare dei servizi sociali, tanto meno di sottoscrivere qualsiasi contratto di lavoro, pur avendone diritto. E’ quanto denuncia l’Inca Cgil
in una lettera inviata nei giorni scorsi all’Agenzia delle entrate e all’Inps per sottolineare le incongruenze di una procedura, inaugurata lo scorso anno, che sta creando forti disagi agli stranieri rifugiati regolarmente presenti in Italia.

Sotto accusa, per il patronato della Cgil,  soprattutto i tempi di attesa per trasformare il codice fiscale provvisorio (numerico) in definitivo (alfanumerico) e i relativi applicativi telematici che, non comunicando tra loro, inducono l’Inps a respingere le domande di riconoscimento delle prestazioni di welfare dei rifugiati. “La nuova prassi – spiega l’Inca nella lettera – prevede che la trasformazione del codice fiscale provvisorio numerico in alfanumerico definitivo (come quello in possesso di tutti gli italiani) possa avvenire solo in caso di determinazione favorevole da parte della Commissione Territoriale per protezione internazionale, cioè a dire dopo molti mesi, sovente più di un anno, dal momento della presentazione della domanda di protezione. La situazione risulta poi ancora più grave nei casi, abbastanza frequenti, in cui il riconoscimento del diritto alla protezione internazionale avvenga solamente in sede giudiziaria, quindi a distanza di almeno due o tre anni dal momento della formalizzazione della domanda”.

Un tempo prolungato che non trova giustificazione alcuna – afferma l’Inca – soprattutto in considerazione del fatto che “persino gli stranieri che non hanno residenza all’estero sono legittimati ad ottenere, qualora ne abbiano bisogno, il rilascio del codice fiscale rivolgendosi alle rappresentanze consolari italiane”. Per il Patronato della Cgil, considerando il diritto dei rifugiati di ottenere pari dignità nell’accesso ai servizi di welfare e al lavoro, riconosciuto da normative nazionali e internazionali, occorre rivedere la procedura.

Le proposte dell'Inca sono due: la prima riguarda la possibilità per i i richiedenti la protezione internazionale di ottenere il codice fiscale alfanumerico, contestualmente al rilascio del permesso di soggiorno, riducendo l’assegnazione di quello provvisorio al solo periodo intercorrente tra la verbalizzazione della domanda e il rilascio del titolo di soggiorno; la seconda alternativa, prevede l’adeguamento degli applicativi e della modulistica informatica in uso per consentire anche a chi è in possesso del solo codice fiscale provvisorio di accedere alle prestazioni e ai servizi di competenza dell’Inps.

Nel dichiararsi disponibile a trovare soluzioni condivise, l’Inca avverte che “in caso di omesso puntuale e integrale riscontro su questi punti, saranno esperiti i rimedi di legge, compreso l’avvio delle azioni giudiziarie che saranno reputate opportune”.