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Bilancio sociale Inca Pescara


Crescono le attività e le sfide per il futuro 


di Lisa Bartoli 


Nonostante i tagli al fondo patronati, l’Inca Pescara aumenta la sua attività di tutela previdenziale e socio assistenziale. Nel 2015, le pratiche chiuse sono aumentate passando da 14.137, del 2014,  a 14.673, con un incremento percentuale del 4% in un anno. E’ quanto emerge dal Bilancio sociale 2015, presentato nei giorni scorsi. Nel dettaglio, la crescita più marcata ha interessato l’attività di tutela previdenziale (+12,61%) e quella legata alla denuncia di infortuni e malattia professionale (+2,22%).

Il dato legato alla previdenza rappresenta un valore ancor più significativo se si considera che le domande di pensione a livello nazionale sono nettamente in calo, per effetto del brusco innalzamento dei requisiti anagrafici e contributivi introdotti con la riforma Monti-Fornero. Una tendenza oggettiva che non ha comunque affatto diminuito il bisogno di orientamento e di conoscenza delle normative previdenziali tra i lavoratori e le lavoratrici. Non si fanno molte domande di pensione, ma crescono le richieste consulenziali sulla stessa materia, indotte dalla complessità delle variabili sottese. Solo sulla previdenza privata, l’Inca Pescara ha verificato ben 728 posizioni assicurative, ha avviato 109 richieste di autorizzazioni per i versamenti volontari, 347 per gli accrediti delle posizioni assicurative e 77 per i riscatti contributivi.  

Per quanto riguarda le richieste di ammortizzatori sociali, i dati di Pescara riflettono lo stato di crisi economica e industriale in cui versa la zona. Nel 2015, sono state istruite 2.866 domande per la NASpI; 277 per l’indennità di mobilità; 392 per il fondo di garanzia Inps per il TFR. Secondo Nicola Primavera, direttore di Inca Pescara, sono numeri sulla  “nuova povertà che caratterizzano la realtà provinciale negli ultimi anni e che non accenna a diminuire”. Anche sul versante della tutela antinfortunistica e per l’emersione delle malattie professionali, nonostante la riduzione della base occupazionale nella provincia, le domande sono tutt’altro che marginali: 517 sono le richieste di riconoscimento del danno biologico; 232 di rendita; 158, le domande di temporanea e 86 quelle relative alle revisioni delle rendite.       

Pescara è anche la provincia con il numero più elevato di invalidi civili. Perciò non deve sorprendere che il bilancio sociale del patronato della Cgil segnali una “domanda di salute” estremamente significativa : 985 richieste di invalidità  civile, di cui già accolte 312, ma con un contenzioso medico legale ancora molto elevato;  221 domande di indennità di frequenza, ben 1.224 quelle per ottenere l’indennità di accompagnamento, 1.066 per il riconoscimento di Handicap grave, di cui già accolte 488. Si tratta perciò di un’assistenza a tutto tondo che l’Inca Pescara con i suoi uffici ha offerto e continua a farlo nonostante i finanziamenti ministeriali coprano solo una parte dei costi sostenuti dal patronato per svolgere tutta l’attività previdenziale e socio assistenziale. Prova ne è il differenziale tra il numero complessivo delle pratiche aperte (17.324) e quelle considerate rimborsabili (6.906), pari a una percentuale che non raggiunge il 40%.   

La presentazione del Bilancio sociale di Inca Pescara è stata anche l'occasione per riflettere sul futuro dei servizi offerti dal sindacato, alla luce dei decreti attuativi ministeriali emanati dopo che la legge di Stabilità 2015 ha tagliato  50 milioni di euro al finanziamento di questi istituti.  “Le novità contenute in questi decreti – spiega Silvino Candeloro, del collegio di presidenza Inca - offrono delle opportunità che dobbiamo saper cogliere. Per questa ragione abbiamo avviato un percorso, insieme alla Confederazione, per costruire una prospettiva basata su una accoglienza di qualità, su una consulenza fatta di competenze e professionalità dei funzionari Inca, su una riorganizzazione efficiente ed efficace in grado di rendere sempre più stretto il legame tra rappresentanza, proselitismo e tutela individuale”.

Il riferimento è, in particolare, alla facoltà riconosciuta agli istituti di patronato di sottoscrivere delle convenzioni, sia con enti pubblici che privati, attraverso le quali sarà possibile ampliare gli ambiti di assistenza e tutela a favore dei lavoratori e delle lavoratrici. “Ciò richiederà – aggiunge Candeloro - una maggiore integrazione con le categorie  e con il Sindacato dei Pensionati della Cgil  e anche una nuova fase dedicata alla formazione per adeguare il nostro approccio verso l'utenza che si rivolge a noi, con l’obiettivo di favorire l'adesione al sindacato, offrendo in tal caso i servizi gratuiti e salvaguardando i valori di solidarietà e universalità che devono continuare a caratterizzare la mission del sistema servizi della Cgil, attraverso il suo patronato”.