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"Norma eccezionale" per i nati 1952 

Inca: "L'Inps fissa nuovi paletti"

di Lisa Bartoli 


L’Inps, più realista del re, si arroga il diritto di interpretare le leggi anche andando oltre le intenzioni del legislatore, soprattutto quando di mezzo  ci sono i diritti delle donne lavoratrici. A denunciarlo è Morena Piccinini, presidente Inca, in una recente conferenza stampa. “E’ già successo in passato, ma questa volta l’Istituto ha davvero superato ogni limite”, accusa, ricordando alcune interpretazioni sbagliate e poi successivamente corrette sulle norme riguardanti l’opzione donna e l’inaffidabilità dei dati sugli esodati. L’ultimo casus belli riguarda l’applicazione della cosiddetta norma eccezionale (articolo 24, comma 15 bis, della legge Monti-Fornero) che consente ai nati nel 1952 del settore privato di anticipare il pensionamento a 64 e 7 mesi.

L’accusa è rivolta all’Inps che, nel recepire l’interpretazione estensiva fornita dal ministero del lavoro, con la quale si riconosce il diritto anche a coloro che al 28 dicembre 2011 fossero disoccupati,  ha emanato una circolare interpretativa (n.196/2016) che esclude dal computo dell’anzianità contributiva, ai fini del diritto, i periodi di contribuzione volontaria, di contribuzione figurativa maturata per eventi al di fuori del rapporto di lavoro dipendente del settore privato, da riscatto non correlato ad attività lavorativa. “Una bella sberla – accusa la Presidente dell’Inca - che restringe di molto l’applicazione della cosiddetta norma eccezionale e che penalizza soprattutto le donne lavoratrici, con carriere prevalentemente precarie e discontinue, per le quali una maternità fuori dal rapporto di lavoro, può segnare davvero la differenza tra il poter andare e non in pensione ”.  Per questa ragione, il Patronato della Cgil torna a rivolgersi al ministero del lavoro affinché prenda provvedimenti e ripristini la giusta e corretta interpretazione dell’art. 24, comma 15 bis, della legge Monti-Fornero, introdotta per attenuare l’eccessiva penalizzazione cui sarebbero andati incontro coloro che, vicini alla pensione, avrebbero subito un ingiustificato slittamento del pensionamento.  

“In un primo momento – ricorda la Presidente -, l’Istituto previdenziale aveva limitato questa opportunità a coloro che al 28 dicembre fossero ancora occupati nel settore privato, escludendo quanti a quella data fossero senza lavoro. Una limitazione troppo restrittiva per Inca, che dopo aver posto un quesito al ministero del lavoro, ha ottenuto un primo pieno accoglimento delle obiezioni poste. 

Il 26 ottobre scorso, infatti, una nota ministeriale (n. 0013672) estendeva l’applicazione della cosiddetta “norma eccezionale” anche ai disoccupati al 28 dicembre 2011, precisando che:
  “non si ravvisano argomenti testuali forti a sostegno della interpretazione restrittiva a suo tempo fornita mentre, anche alla luce dell’evoluzione normativa intervenuta, sembrano sussistere prevalenti ragioni sistematiche per aderire ad una tesi ampliativa”. “Per tali ragioni – aggiunge il ministero – si ritiene possibile aderire ad una interpretazione in bonam partem del comma 15 bis, secondo la quale il diritto di accesso al pensionamento può essere esercitato anche  da coloro che alla data di entrata in vigore della riforma prestavano attività di lavoro autonomo, svolgevano attività di lavoro presso una pubblica amministrazione o erano privi di occupazione, purché fossero comunque in possesso del requisito anagrafico e dell’anzianità contributiva richiesta dalla norma in esame maturata in qualità di lavoratori dipendenti del settore privato.”

Cosa prevede la norma

L’articolo 24, comma 15 bis, della legge 2014/2011 prevede l’anticipazione al pensionamento al compimento di 64 anni e 7 mesi e riguarda in particolare:

  •     La pensione anticipata per i lavoratori dipendenti del settore privato, purché abbiano perfezionato “quota 96”, con almeno 35 anni di contributi da dipendente e 60 anni di età al 31 dicembre 2012;

  •     La pensione di vecchiaia per le lavoratrici dipendenti del settore privato, che entro il 31 dicembre 2012 abbiano maturato 20 anni di contribuzione e 60 anni di età.

“Pur apprezzando l’ampliamento della platea degli aventi diritto alla pensione in regime eccezionale anche ai soggetti che non svolgevano attività di lavoro dipendente nel settore privato al 28 novembre 2011 – si legge nella lettera che la Presidente di Inca ha inviato al Ministro del lavoro – manifestiamo il nostro disappunto, sulle ulteriori condizioni poste dall’Inps, di escludere i periodi di contribuzione volontaria, figurativa maturata per eventi al di fuori del rapporto di lavoro dipendente del settore privato e da riscatto non correlato ad attività lavorativa, ai fini del perfezionamento dei requisiti al pensionamento in regime eccezionale”.

Per Inca, l’esclusione di tali periodi, priva di fondamento, oltre a ridurre ingiustamente il numero degli aventi diritto, produrrà effetti paradossali. Per esempio, avverte nella lettera, una lavoratrice nata a giugno del 1952, disoccupata al 28 dicembre 2011, che raggiunga i 20 anni di contributi richiesti per accedere  alla norma eccezionale entro il 31 dicembre 2012 grazie all’accredito figurativo di 5 mesi per maternità fuori dal rapporto di lavoro, secondo l’interpretazione Inps, non può accedere al diritto e deve attendere probabilmente 67 anni di età per poter andare in pensione.  “Si tratta perciò di una interpretazione ingiustificatamente restrittiva  che deve essere corretta”, conclude la Presidente, sottolineando la necessità “di un ulteriore intervento ministeriale per evitare che, ancora una volta, a pagare siano le lavoratrici”.