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Disabilità e Permessi legge 104/92


Beneficiari anche coppie dello stesso sesso

di Lisa Bartoli

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 213/2016, ha riconosciuto il diritto del convivente di una persona affetta da disabilità grave di usufruire dei permessi mensili retribuiti previsti dalla legge 104/92, equiparandolo  al coniuge, parente e affine entro il secondo grado, cioè a quei soggetti che, in via ordinaria, possono già  beneficiarne. La Consulta ha giudicato illegittimo, perciò, l’articolo 33 comma 3, della legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate, nella parte in cui esclude le “convivenze di fatto” dall’applicazione dei benefici della legge 104/92.

La sentenza, pur essendo immediatamente esecutiva, dovrà ora essere comunque recepita dagli Enti previdenziali con l’emanazione di circolari specifiche, che a tutt’oggi però non sono state ancora pubblicate. Tuttavia, secondo l’Inca,  fin da ora, “i lavoratori conviventi more uxorio possono inoltrare le richieste, anche se, mancando le necessarie indicazioni operative sulle modalità di invio delle domande e di accertamento della  “stabile convivenza”, le domande potrebbero per ora rimanere inevase. E’ evidente che il Patronato della Cgil solleciterà gli Enti, per quanto è nelle sue possibilità, affinché sia concretamente esigibile il diritto oramai costituzionalmente sancito.       

Per gli avvocati dell’Inca, la sentenza della Corte Costituzionale ha un impatto non soltanto sulle coppie di fatto eterosessuali, ma anche su quelle dello stesso sesso, considerando quanto è stabilito dalla legge 76/2016 sulle Unioni civili.

Perciò, avvertono gli avvocati del Patronato della Cgil, potranno usufruire dei permessi retribuiti della legge 104/92 sia:

·       i conviventi more uxorio, intesi come “conviventi di fatto”, cioè due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da unione civile (articolo 36/2016).

·       le Unioni civili, tra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale ai sensi degli articoli 2 e 3 della Costituzione e reca la disciplina delle convivenze di fatto (articolo 1 della legge 76/2016).

Considerando che la Corte Costituzionale estende il diritto a tutte le convivenze more uxorio, genericamente intese, i benefici della legge 104/92 potrebbero riguardare, con le dovute cautele, le coppie di fatto dello stesso sesso, anche quando non hanno ufficializzato la loro unione, come previsto dalla  legge 76/2016. Infatti, il principio di equiparazione more uxorio è stato già affrontato positivamente dalla Corte d’Appello di Milano, con la sentenza n. 7176 del 2012.  “È evidente che – avverte l’Inca -, in questi casi, la richiesta dovrà essere attentamente valutata e necessariamente suffragata da elementi certi e univoci che testimonino, più che nei casi precedentemente esposti, la stabile e ‘prolungata’ convivenza”.

Per l’inoltro delle domande e per ricevere l’assistenza necessaria ci si può rivolgere agli uffici dell’Inca territoriali, scegliendo su www.inca.it la sede più conveniente.