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Pensionamento legge Fornero


Estensione “norma eccezionale” anche ai disoccupati

di Lisa Bartoli


Accesso a pensione a 64 anni e 7 mesi anche ai disoccupati al 28.12.2011.
Una buona notizia per chi potrebbe accedere al pensionamento anticipato, in base all’articolo 24, comma 15 bis della legge Fornero (214/2011), cosiddetta “norma eccezionale”. Il ministero del lavoro, accogliendo le osservazioni dell’Inca, ha invitato l’Inps a rivedere l’interpretazione restrittiva che limitava questa possibilità solo a coloro che avessero un’occupazione al 28 dicembre 2011, applicando peraltro sui requisiti stessi l’adeguamento alla speranza di vita.

L’Ufficio legislativo del ministero, infatti, ritiene che “non si ravvisano argomenti testuali forti a sostegno della interpretazione restrittiva a suo tempo fornita mentre, anche alla luce dell’evoluzione normativa intervenuta, sembrano sussistere prevalenti ragioni sistematiche per aderire ad una tesi ampliativa”. “Per tali ragioni – aggiunge il ministero – si ritiene possibile aderire ad una interpretazione in bonam partem del comma 15 bis, secondo la quale il diritto di accesso al pensionamento può essere esercitato anche  da coloro che alla data di entrata in vigore della riforma prestavano attività di lavoro autonomo, svolgevano attività di lavoro presso una pubblica amministrazione o erano privi di occupazione, purché fossero comunque in possesso del requisito anagrafico e dell’anzianità contributiva richiesta dalla norma in esame maturata in qualità di lavoratori dipendenti del settore privato.”

La norma in questione, prevede l’anticipazione al pensionamento al compimento di 64 anni e 7 mesi e riguarda in particolare:

  •      La pensione anticipata per i lavoratori dipendenti del settore privato, purché abbiano perfezionato “quota 96”, con almeno 35 anni di contributi da dipendente e 60 anni di età al 31 dicembre 2012.

  •       La pensione di vecchiaia per le lavoratrici dipendenti del settore privato, che entro il 31 dicembre 2012 abbiano maturato 20 anni di contribuzione e 60 anni di età.

Una novità importante che smentisce l’interpretazione restrittiva dell’Inps, contenuta nella circolare n. 35/2012, nella parte in cui affermava che le disposizioni eccezionali di cui all’art. 24, comma 15 bis, si sarebbero dovute applicare soltanto ai lavoratori e alle lavoratrici che al 28 dicembre 2011, fossero risultate occupate come dipendenti nel settore privato, escludendo quindi proprio coloro che invece “il legislatore aveva intenzione di tutelare, cioè i disoccupati di breve e di lungo periodo, donne e uomini in condizioni di maggiore difficoltà economica”, obiettava l’Inca.

Secondo il patronato della Cgil, “il combinato disposto del brusco innalzamento dei requisiti anagrafici e contributivi previsto dalla riforma Fornero e l’assenza di un periodo transitorio, ha fatto slittare il diritto a pensione, in molti casi, anche, di 5/6 e più anni, rispetto alle previsioni della precedente normativa, con effetti devastanti su chi era prossimo alla pensione, come erano appunto quelli nati tra il 1951 e 1952”.

Per esempio, una lavoratrice dipendente del settore privato nata il 31.12.1951 con 20 anni di contributi entro il 2011, avendo compiuto 60 anni di età prima del primo gennaio 2012 poteva perfezionare il diritto a pensione di vecchiaia dal 1° gennaio 2013; mentre una lavoratrice nata a giugno 1952  avrebbe maturato il diritto a pensione, presumibilmente, a 67 anni (a luglio 2019), anche se al 2011 aveva già 34 anni di anzianità contributiva, con una differenza dell’età pensionabile di ben 7 anni.

L’introduzione del comma 15 bis, da parte del legislatore,  aveva, quindi, lo scopo di attenuare le incongruenze ingiustificate che colpivano soprattutto le lavoratrici e ai lavoratori dipendenti del settore privato, prossimi a pensione, secondo il previgente ordinamento, indipendentemente dalla loro condizione occupazionale alla data del 28.12.2011. Per Inca, quindi, aver ripristinato il diritto al pensionamento anticipato, a prescindere se si sia in attività o no al 28.12.2011, rappresenta un piccolo, ma significativo passo in avanti per ripristinare una equa flessibilità in uscita dal lavoro. L’Inps dovrà conseguentemente emanare una nuova circolare per recepire quanto ha stabilito l’ufficio legislativo del ministero del lavoro.