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Indennità d'accompagnamento




Numero 28°/2016

Cassazione:  numero degli atti giornalieri impossibilitati

ai fini dell’indennità di accompagnamento

Una recente sentenza della Cassazione è stata oggetto di una intensa diffusione di stampa in quanto in essa i giudici hanno affermato che l’invalidità al 100% non garantisce l’accompagnamento. Infatti, ricordano i giudici, ai fini del riconoscimento dell’indennità di accompagnamento è richiesta la contestuale presenza di una situazione di invalidità totale, rilevante pe la pensione di inabilità civile e, alternativamente, dell’impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore oppure dell’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita con necessità di assistenza continua, requisiti diversi, quindi, dalla semplice difficoltà di deambulazione  o di compimento di atti della vita quotidiana con difficoltà (ma senza impossibilità).

Per l’attribuzione di tale beneficio ha precisato la Corte di Cassazione nel rigettare la richiesta di una donna riconosciuta invalida al 100% in quanto affetta da diverse patologie e lievemente claudicante (marcia lievemente claudicante s sinistra ma autonoma, vigile orientata, cooperante, non deficit cognitivi, forza, sensibilità e coordinazione indenni, stazione eretta normomantenuta), è indispensabile dimostrare la propria incapacità di compiere da soli le normali attività di tutti i giorni. Come si legge nella sentenza, infatti, i Supremi Giudici hanno chiarito che il riconoscimento della prestazione economica richiede “la contestuale presenza di una situazione di invalidità totale e, alternativamente, dell’impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore oppure dell’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita con necessità di assistenza continua, requisiti, quindi, diversi dalla semplice difficoltà di deambulazione o di compimento di atti della vita quotidiana con difficoltà (ma senza impossibilità)”.

Ma i giudici precisano inoltre che la capacità dei malato di compiere gli elementari atti giornalieri va intesa non  solo in senso fisico, ossia come mera idoneità ad eseguirli materialmente, ma  anche come capacità di intenderne il significato, la portata e l'importanza,  anche ai fini della salvaguardia della propria condizione psico-fisica, dovendosi  parametrare la stessa non sul numero degli elementari atti giornalieri, ma, soprattutto, sulle loro ricadute in termini di incidenza sulla salute dei malato e  sulla sua dignità come persona, sicché anche l'incapacità di compiere un solo genere di atti può, per la rilevanza di questi ultimi e l'imprevedibilità del loro accadimento, attestare la necessità di una effettiva assistenza giornaliera riprendendo i concetti già espressi  nella sentenza 25255 del 2014.

Tutta la documentazione citata può essere richiesta alla Consulenza Medico-Legale  Nazionale via e-mail all’indirizzo m.bottazzi@inca.it,  r.bottini@inca.it