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Diritto del lavoro

La tutela infortunistica nell'attività sindacale

di Giuseppe Giacomino, consulente legale di Inca Potenza

Le questioni aperte nei recenti orientamenti di legittimità hanno spinto l’ AGI (Associazione Giuslavoristi Italiani)  a fare il punto della situazione in un convegno, tenutosi il 12 ottobre, nell’ Aula Magna della Corte di Cassazione. Il Presidente dell’ AGI, avv. Enzo Morrico, ha introdotto gli interventi del Presidente titolare della Sezione Lavoro della Corte di Cassazione, dott. Luigi Macioce, del Presidente della sezione Lavoro responsabile dell’area previdenziale, dott.Giovanni Mammone, del Consigliere di sezione, dott. Roberto Riverso, nonché dell’ Avvocato Generale e di altre qualificate presenze dell’ Inail.

Preliminarmente, il  Presidente Macioce,  ha enunciato l’avvenuta riorganizzazione della sezione, tesa a dare nuovo impulso alla esatta e uniforme interpretazione della legge al fine di meglio assicurare l’unità del diritto oggettivo, ovvero dare nuovo vigore alla nomofilachia da parte del giudice di legittimità, stante il legiferare monco ed atomizzato che ostacola e non poco, aggiungiamo noi, una piena esigibilità dei diritti sociali e del lavoro. E, indubbiamente, in questa direzione si pone la sentenza n. 13882/2016, (Relatore il Consigliere Riverso), avente ad oggetto la richiesta  di erogazione di rendita per inabilità permanente (50%) a seguito di infortunio in itinere di un lavoratore, dirigente della Rsu di cantiere,  in permesso sindacale, a seguito della sua partecipazione ad una riunione relativa ad attività sindacale.

La Corte di Appello di Catanzaro accoglieva l’appello proposto dall’ Inail avverso la sentenza del Tribunale di Crotone, rigettando la domanda del lavoratore per difetto degli estremi per l’indennizzabilità del fatto perché  – argomentava - il sinistro stradale si era verificato mentre il lavoratore si trovava in permesso sindacale retribuito ed a seguito della sua partecipazione ad una riunione “aperta ai rappresentanti sindacali”, funzionale all’organizzazione dell’attività lavorativa da parte del datore.

La Corte di Appello aveva ritenuto che il giudice di primo grado avesse errato estendendo il concetto di ricollegabilità dell’attività lavorativa all’attività sindacale (lavoratore comunque in permesso sindacale retribuito e quindi con assoggettamento della erogazione ricevuta ai fini Inail quale elemento retributivo imponibile) per la tutela dell’infortunio, trascurando gli articoli dello Statuto dei diritti dei lavoratori posti a presidio dell’attività sindacale e che, nella fattispecie, il lavoratore fosse sicurista incaricato alla prevenzione incendi, evacuazione lavoratori, gestione dell’emergenza nel cantiere  ex art. 4,comma 5 lett. A, D.Lgs. n.626 e che la riunione sindacale indetta dalla società datrice fosse funzionale  all’organizzazione dell’attività lavorativa. Dopo la riunione, durante il viaggio di rientro al cantiere dove alloggiava il lavoratore, rimase vittima di un gravissimo incidente stradale.

La Suprema Corte, invece, proprio per la presenza del lavoratore lungo il percorso necessario per recarsi alla riunione nel cantiere dove alloggiava ha ritenuto riferibile al lavoro le lesioni riportate a seguito dell’infortunio in itinere indennizzabile ai sensi dell’art.12 d.lgs. 38/2000. Ha anche affermato che l’episodicità o occasionalità dell’attività sindacale come Rsa o Rsu o come dirigenti sindacali non in aspettativa rimangano pur sempre assicurati, in quanto esposti al rischio, dovendosi porre per essi la verifica in concreto dell’”occasione di lavoro”, con il solo limite del rischio elettivo (condotta interruttiva di ogni nesso tra lavoro rischio ed evento).

Ed è facile cogliere, a questo punto, che i riferimenti all’ampliamento della tutela (secondo l’indirizzo della sentenza della Corte Costituzionale n.171/2002) alle varie figure di prestatori e collaboratori (includendovi associati in partecipazione, familiari, parasubordinati, lavoratori discontinui, occasionali, accessori, fino ad arrivare al lavoro volontario o di utilità sociale in ambito locale, in quanto beneficiari di ammortizzatori sociali del recente cosiddetto decreto Madia) confermano l’ estensione della tutela assicurativa all’infortunio cui soggiace qualsiasi persona che lavori in ogni sua forma (artt. 35 e 38 Cost.) proprio partendo dall’esame delle ragioni di lavoro e che attengono anche ed in altre ipotesi, alla  probabilità qualificata nel riconoscimento delle malattie professionali  e quindi della meritevolezza della tutela dell’art. 2 T.U. Inail.

A tal proposito, non sfuggono all’Inca, monitoraggio e analisi sulle tipologie contrattuali e sulle modalità della prestazione, cosiddetta smart working e di  Gig economy (caso Foodora), nella tumultuosa trasformazione del mondo del lavoro. In conclusione, la sentenza impugnata della Corte di Appello territoriale, non avendo fatto corretta applicazione dei suddetti principi, è stata cassata con ulteriore rinvio per l’esame della controversia ad altro giudice d’appello.