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Esperienze n. 04/02/02/2018

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Diritti negati alle madri straniere

Inca: "Premio alla nascita solo sulla carta"

Il diritto c’è, ma per ora solo sulla carta. Il premio alla nascita di 800 euro “una tantum”, riconosciuto alle gestanti a partire dal 7° mese di gravidanza, spetta anche alle donne immigrate sprovviste del permesso di soggiorno di lungo periodo, ma l’Inps non ha ancora provveduto ad adeguarsi all’ordinanza del Tribunale di Milano del 12 dicembre scorso, che l’aveva condannata per "comportamento discriminatorio", per aver deciso di escluderle. A più di un mese di distanza dalla sentenza, l’Istituto non ha sbloccato le procedure telematiche per consentire alle madri straniere di inoltrare le loro richieste. A denunciarlo è l’Inca che sottolinea come l’Inps “nonostante l’impegno espressamente assunto in una nota pubblicata sul sito istituzionale tre giorni dopo il verdetto (il 15 dicembre scorso), non ha dato alcun segnale in tal senso”. 

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Maternità. Bonus asilo nido, domande entro il 31 dicembre
L’Inps, con la circolare n° 14 del 29 gennaio 2018, comunica di aver attivato la procedura di acquisizione delle domande di riconoscimento del bonus asilo nido per i nuovi nati, a decorrere dall’1 gennaio  2016. La misura è volta a dare un contributo economico per il pagamento di rette relative alla frequenza di asili nido pubblici e privati, o per la realizzazione di forme di supporto presso la propria  abitazione  in favore dei bambini  al  di  sotto  dei  tre  anni,  affetti  da  gravi patologie croniche.
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Pensione anticipata per i lavoratori precoci

Con il messaggio n. 340 del 24 gennaio 2018, non pubblicato, l’Inps impartisce alle sedi le istruzioni sull’iter procedurale per liquidare le pensioni anticipate dei lavoratori precoci, cioè quelle riguardanti coloro che abbiano maturato 41 anni di anzianità contributiva e che abbiano almeno 12 mesi di contribuzione per periodi di lavoro effettivo prima del compimento del 19° anno di età. 

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Lavoro. Cassazione, variazione oraria, ma con consenso scritto   
Il datore di lavoro non può decidere unilateralmente di passare da un rapporto di lavoro a tempo pieno a un part time e quindi a una riduzione delle ore di lavoro, senza il consenso scritto del lavoratore. E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione, nella sentenza n. 1375/18, depositata il 19 gennaio scorso, accogliendo il ricorso di una lavoratrice, apprendista sarta, poi inquadrata con un contratto a tempo pieno, che chiedeva il pagamento delle differenze retributive. 
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Dall'Europa. Aggiornamenti UE su lavoro atipico e "platformwork"
Il 20 dicembre dello scorso anno, la Corte di giustizia dell'Unione europea ha decretato che Uber non è un'applicazione per smartphone, ma un fornitore di servizi di trasporto a tutti gli effetti. E, come tale, va regolamentato. Ne consegue che "è compito degli Stati membri disciplinare le condizioni di prestazione di siffatti servizi nel rispetto delle norme generali del trattato sul funzionamento dell’Unione europea". Tra queste, vi è anche il rispetto dei diritti del lavoro e sindacali, ivi compreso il diritto alla contrattazione collettiva. 

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