rss

Amministratore di sostegno

Con la legge n. 6 del 9 gennaio 2004, dopo gli altri paesi europei e a seguito di un iter parlamentare alquanto lungo e contrastato, anche in Italia si provvede, accanto alle misure tradizionali dell’interdizione e dell’inabilitazione, ad istituire una misura che non privi totalmente gli interessati della capacità ad agire.
Il Parlamento inserisce nel codice civile un nuovo istituto di protezione civilistica dei disabili denominato «amministrazione di sostegno».
Le linee ispiratrici della nuova disciplina rispondono all’orientamento, nell’affrontare i problemi delle persone disabili, già presente nella legge 104/92 ed in numerose indicazioni dell’Unione Europea ma, soprattutto, la nuova norma dà attuazione concreta ai fondamentali principi costituzionali degli art. 2 e 3 della Costituzione a favore delle persone in difficoltà.
La nuova disciplina infatti ha un alto contenuto sociale, è una risposta di civiltà per la tutela della qualità e della dignità della vita di persone disabili, e si rifà a una disciplina in materia già presente in numerosi Paesi (in particolare Germania, Austria, Quebec).
Vengono riconosciute alle persone disabili misure di protezione flessibili, che si adattino cioè nel tempo alle disabilità diverse e variabili della persona, offrendole momenti di protezione quando è necessario senza mai arrivare ad una totale esclusione della sua capacità di agire.
In pratica non sarà più necessario ricorrere all’interdizione o all’inabi-litazione per poter tutelare i beni di una persona incapace di gestirsi autonomamente a causa di problemi psichici o dell’età avanzata.
La nuova figura dell’«amministratore di sostegno» può assistere una persona affetta da una grave infermità o da una menomazione fisica o psichica e che pertanto si trova nell’incapacità di provvedere adeguatamente alla cura della propria persona o dei propri interessi.
Nell’articolo 1 della nuova normativa si legge “La presente legge ha la finalità di tutelare, con la minore limitazione possibile della capacità di agire, le persone prive in tutto o in parte di autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana, mediante interventi di sostegno temporaneo o permanente”.
Sono pertanto esclusi da tale misura coloro che, pur colpiti da una menomazione di carattere fisico, siano perfettamente compos sui.
Per poter attivare la procedura utile a nominare l'amministratore di sostegno, occorre che l' infermità o la menomazione fisica si ripercuota in modo negativo sulle facoltà intellettive della persona, compromettendole in modo più o meno grave o impedendone lo sviluppo.
Sino all'istituzione dell'amministrazione di sostegno, alle persone colpite da cecità o sordomutismo dalla nascita o dalla prima infanzia che, non avendo ricevuto un’educazione sufficiente, apparivano non in grado di provvedere ai propri interessi, la precedente normativa prevedeva unicamente l’alternativa tra l’interdizione o l’inabilitazione.
L’amministratore di sostegno infatti è suscettibile di “offrire un supporto protettivo ad aree di alterazioni della stato di salute che erano destinate ad essere comprese dalle previsioni degli artt. del codice civile 414 e 415”, cioè dall’interdizione e dall’inabilitazione.



Capacità di agire
Le tre misure, le due “vecchie” e la “nuova”, hanno effetti diversi sulla capacità di agire:

 - nell’amministrazione di sostegno la persona menomata o inferma viene sostituita nel compimento di determinati atti e assistita nel compimento di altri atti da un amministratore, mentre conserva la capacità di agire per tutti gli altri atti
 - nell’interdizione la persona abitualmente inferma di mente è sostituita da un tutore nel compimento degli atti che la concernono, con l’eccezione degli atti di ordinaria amministrazione che sia stata autorizzata a compiere senza l’intervento o l’assistenza del tutore
 - nell’inabilitazione la persona soggetta non può compiere senza l’assistenza di un curatore gli atti eccedenti l’ordinaria amministrazione, ma può essere autorizzata a compiere alcuni atti senza tale assistenza.

Si rileva quindi che il beneficiario dell’amministrazione di sostegno conserva una generale capacità di agire, ad eccezione degli atti per i quali un giudice ha deciso che debbano essere compiuti con l’assistenza dell’amministratore.
La logica della misura dell'amministrazione di sostegno è quella della partecipazione attiva del beneficiario dell'intervento di sostegno, che va sempre cercata in massimo grado.
Pregio dell’amministratore di sostegno è che estende la fascia dei soggetti destinatari di una protezione giudiziaria.
Questa misura infatti occupa spazi che non venivano coperti dalle misure di interdizione e di inabilitazione, destinate solo alle persone in condizione di abituale infermità di mente.


Chi sono i beneficiari
Tutte le persone che "soffrono" (per malattia o infermità) una qualsiasi apprezzabile limitazione (parziale o totale; temporalmente limitata o prolungata; abituale o occasionale; definitiva o provvisoria; consolidata, permanente, evolutiva, progressiva, superabile o meno; per qualsiasi causa: patologia o infermità fisica o mentale) alla propria autonomia possono beneficiare dell'amministratore di sostegno:

 - sia per la cura della propria persona, anche con la sua assistenza
 - sia per problemi connessi alla impossibilità/difficoltà di espressione di volontà anche in relazione a diritti personalissimi (es. consenso ad attività terapeutiche in rapporto a situazioni di coma di vario tipo e grado) ciò sia per menomazioni incidenti solo sulle capacità di autonomia patrimoniale
 - sia per patologie incidenti sulla situazione esistenziale del beneficiario.


Ai fini dell’amministrazione di sostegno é essenziale che l’infermità o la menomazione siano di natura e portata tale da compromettere, temporaneamente o definitivamente, parzialmente o totalmente, l’autonomia della persona nel provvedere ai propri interessi.
L’amministrazione di sostegno si applica - soprattutto ed innanzitutto - alle persone che sono affette da una infermità o una menomazione fisica che non le rende in grado, in tutto o in parte o anche temporaneamente, di esercitare i propri diritti o di soddisfare i propri bisogni vitali, rischiando per questo di recare danno a sé stesse o di essere danneggiate da terzi .
Rientrano in questa casistica persone che non possono essere definite abitualmente inferme di mente ma sono affette da una menomazione o infermità psichica o sono debili nella mente per l’età o la malattia o hanno la coscienza di sé indebolita dalla dipendenza e dall’uso di sostanze stupefacenti o di alcolici, con danno per la loro salute e i loro interessi; in poche parole, si tratta di persone in difficoltà:

 - persone molto semplici che non sanno spendere bene le loro risorse e vengono raggirate
 - persone che vivono in condizioni di isolamento sociale e di deterioramento abitativo che bisogna rimuovere destinando in modo specifico le loro risorse o parte di esse alle esigenze di cura
 - persone debili che sono incapaci di fare valere i propri diritti (ottenimento di pensioni o indennità di accompagnamento, riscossione di affitti, accettazione delle eredità o ricerca dei beni ereditati presso le banche per evitare che i relativi diritti siano lasciati prescrivere, ecc.)
 - persone debili mentali o fragili psicologicamente che hanno bisogno che qualcuno stia loro accanto con funzioni terapeutiche e di aiuto a fare e a gestirsi
 - sofferenti psichici che hanno bisogno di un’organizzazione delle cure alla propria persona attraverso una presenza integratrice, che spesso è sufficiente per evitare l’istituzionalizzazione (down, portatori di conseguenze di epilessia, cerebrolesi, alzhaimer, ecc.)
 - persone con disturbi alla personalità o con comportamenti disordinati
 - persone in condizioni di salute precarie per le quali appare necessario attribuire responsabilità di cura ai parenti, ad esempio ad uno dei figli
 - alcoldipendenti che indirizzano in prevalenza al bere le risorse, non sono capaci di gestirsi e conducono una vita disordinata
 - tossicodipendenti
 - barboni, persone che quasi mai sono interdette e cui nessuno pensa
 - malati terminali
 - persone in un’età avanzata che comporta menomazioni fisiche o psichiche che incidono sull’autonomia per cui l’anziano non è in condizioni di provvedere a sé stesso e ai propri interessi
 - portatori di handicap con riduzioni apprezzabili della funzionalità di organi e sensi (udito-parola-vista): ad esempio, non vedenti, sordomuti
 - analfabeti o persone scarsamente alfabetizzate
 - situazioni (es. coma) conseguenti a malattie e/o eventi naturali (ictus) in particolar relazione a specifiche necessità (dichiarazione dei redditi, riscossione stipendio o pensione, consenso ad atti terapeutici, ecc.)
 - persone che hanno subìto conseguenze di traumi, interventi e/o con malattie in corso o situazioni di indebolimento/perdita di arti, organi e funzioni.

Per quanto riguarda le persone anziane, va evidenziato che l’amministratore di sostegno è una misura di protezione efficace in caso di anziano che non pensa alla salute, che si lascia andare con pericolo per la sua vita quotidiana.


La procedura di nomina
Il procedimento di nomina ha inizio con un ricorso al giudice tutelare del luogo di residenza o di domicilio del disabile che deve essere depositato presso il Tribunale civile, “cancelleria della volontaria giurisdizione”. A norma di legge, l’avvio di questa procedura non comporta alcuna spesa, poiché non è soggetta al contributo unificato e alla tassa di registro. Tuttavia, l’esenzione non è applicata in modo omogeneo.
Pertanto, è consigliabile rivolgersi al patronato per verificare i comportamenti assunti dai diversi Tribunali.

Chi può presentare il ricorso
Il ricorso può essere proposto:

 - dalla stessa persona disabile, anche se minore, interdetta o inabilitata
 - dal coniuge
 - dalle persone stabilmente conviventi
 - dai parenti entro il quarto grado
 - dagli affini entro il secondo grado
 - dal tutore o curatore
 - dal pubblico ministero
 - dai responsabili dei servizi sanitari e sociali direttamente impegnati nella cura e nell’assistenza della persona.

I dirigenti dei Servizi Sociali che vengono a conoscenza di una situazione tale da giustificare l’attivazione del provvedimento, sono tenuti a “proporre al giudice tutelare il ricorso di cui all’art. 407 o a fornire comunque notizia al pubblico ministero”.
Infatti in considerazione del compito istituzionale di sostegno ai soggetti deboli, i servizi sociali sono direttamente a conoscenza delle situazioni su cui intervenire e possono meglio farsene portatori.
La facoltà data a questi servizi di attivare l’amministrazione di sostegno è una importante novità.

Il pubblico ministero è legittimato a promuovere l’amministrazione di sostegno perché è la parte pubblica che interviene nelle cause riguardanti la capacità delle persone.

L'intervento d'ufficio è possibile solo a fronte dell'inerzia dei soggetti privati legittimati, in primis il beneficiario.
Il procedimento non è oneroso per il ricorrente né per il beneficiario (art. 13 della legge che prevede "l'esenzione da obblighi di registrazione e contributo unificato degli atti e procedimenti").


Quando è necessario rivolgersi ad un avvocato

La Corte Costituzionale ha stabilito che non è richiesta la presenza di un avvocato quando l’intervento dell’Amministrazione di sostegno sia richiesto soltanto per il compimento di atti di ordinaria amministrazione.
L’intervento di un avvocato è necessario quando invece il decreto di nomina del giudice prevede una serie di limitazioni dei diritti fondamentali della persona, analoghe a quelle previste per l’interdizione o l’inabilitazione.


Cosa deve contenere il ricorso
Il ricorso deve indicare:

 - i dati e il domicilio dei ricorrenti
 - le generalità della persona da assistere e il suo domicilio abituale
 - le ragioni per cui si richiede la nomina dell’amministratore di sostegno
 - il nominativo e il domicilio del coniuge, dei discendenti, degli ascendenti, dei fratelli e dei conviventi della persona disabile.


Al ricorso devono essere allegati:

 - certificati medici
 - documentazione relativa allo stato di invalidità civile e all’accertamento dell’handicap
 - certificato di residenza e stato di famiglia
 - certificato storico anagrafico.

Inoltre una esaustiva elencazione delle ragioni per cui si chiede l’amministrazione di sostegno, al fine di individuare i bisogni della persona beneficiaria e i compiti di sostituzione e di assistenza che dovrebbero essere attribuiti all’amministratore.
E’ bene illustrare brevemente le infermità o menomazioni della persona, eventualmente con il corredo di una documentazione sanitaria, spiegare che per effetto di esse la persona non può provvedere in tutto o in parte ai propri interessi di cura e di buona amministrazione patrimoniale, indicare con chi la persona vive e quale è la sua situazione patrimoniale e reddituali, proporre le attività di sostituzione o di assistenza che potrebbero essere attribuite all’amministratore.
Il ricorso va depositato nella cancelleria del giudice tutelare del luogo ove la persona interessata ha la residenza o il domicilio. Il giudice tutelare si trova presso ogni Pretura.


I compiti del giudice tutelare
Prima di provvedere alla nomina dell’amministratore di sostegno, il giudice tutelare deve:
 - incontrare la persona da assistere recandosi, ove occorra, nel luogo in cui questa si trova;
 - verificarne lo stato di bisogno;
 - tenere conto delle richieste di assistenza individuando i compiti da assegnare all’amministratore.

Il giudice tutelare può disporre ulteriori accertamenti, anche medici, prima di decidere gli interventi da attuare.


La nomina dell’amministratore di sostegno

Con decreto emanato entro 60 giorni dal deposito del ricorso, il giudice tutelare istituisce l’amministrazione di sostegno e provvede alla nomina dell’amministratore.


Come avviene la scelta dell'amministratore di sostegno
Il giudice tutelare sceglie l’amministratore di sostegno tenendo conto della cura e degli interessi del disabile, sulla base dei seguenti criteri:
 - la designazione dell’amministratore di sostegno può essere indicata dalla stessa persona disabile, mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata. Solo in presenza di gravi motivi, il giudice tutelare può nominare con decreto motivato un amministratore di sostegno diverso da quello indicato dalla persona disabile
 - qualora il disabile non indichi alcuna preferenza, il giudice può nominare il coniuge che non sia separato legalmente, la persona stabilmente convivente, il padre, la madre, il figlio o il fratello o la sorella, il parente entro il quarto gradoovvero il soggetto designato dal genitore superstite con testamento, atto pubblico o scrittura privata autenticata
 - il giudice tutelare, quando ne ravvisi l’opportunità, può nominare amministratore di sostegno anche un’altra persona idonea o associazioni e fondazioni
 - non possono, invece, ricoprire le funzioni di amministratore di sostegno gli operatori di servizi pubblici o privati che hanno in cura e in carico il disabile.

Va precisato che il giudice tutelare può, in ogni momento, modificare o integrare, anche d’ufficio, le decisioni assunte con il decreto di nomina dell’amministratore di sostegno.
L’incarico di amministratore è gratuito. Può ottenere un equo indennizzo per la sua attività ed il rimborso delle spese affrontate ma la sua attività non può gravare sul bilancio dello Stato.


L’amministratore di sostegno provvisorio

Qualora ne sussista la necessità, il giudice tutelare adotta anche d’ufficio i provvedimenti urgenti per la cura della persona da assistere, per la conservazione e l’Amministrazione del patrimonio nominando, in attesa della conclusione del procedimento, un amministratore di sostegno provvisorio che viene autorizzato a compiere determinati atti.


Ricorso contro il decreto di nomina

In caso di controversie, contro il decreto di nomina del giudice tutelare può essere proposto un ricorso alla Corte d’Appello e successivamente anche alla Corte di Cassazione