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Costo del lavoro in Europa
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Costo del lavoro in Europa

Cresce, ma non in Italia

di Carlo Caldarini, Direttore dell’Osservatorio Inca Cgil per le politiche sociali in Europa

Rispetto a un anno fa, il costo del lavoro è aumentato del 1,4% nei 28 paesi UE e del 1,0% nei 19 paesi della zona euro. Questi, in sintesi, gli ultimi dati resi noti da Eurostat, l’Istituto di statistiche dell’Unione europea, riferiti al secondo trimestre 2016. Continua quindi a salire il costo medio del lavoro nei paesi europei, che nel primo trimestre 2016 era cresciuto già del 1,6%. Ma il trend non è lo stesso in tutti gli Stati membri. Il costo del lavoro è aumentato in 25 paesi su 28, e gli aumenti più vistosi si sono registrati in Romania (+12%), Lettonia (+9,5%) e Bulgaria (+7,3%).

Soltanto in 3 paesi il costo del lavoro è invece diminuito, e si tratta della Finlandia (-2,0%), dell’Italia e del Lussemburgo (entrambi -1,1%). Ma se per Finlandia e Lussemburgo si può parlare di un calo congiunturale, lo stesso non può dirsi dell’Italia, l’unico paese Ue dove il costo del lavoro è sceso regolarmente e sistematicamente in tutte le rilevazioni trimestrali, da giugno 2015 ad oggi.

Oltre a questo, se si confrontano queste cifre con quelle della banca dati on-line di Eurostat, si può vedere che il costo orario medio del lavoro in Lussemburgo e Finlandia è – in termini monetari – ben maggiore che in Italia, e superiore alla media della zona euro: rispettivamente 36€ in Lussemburgo e 33€ in Finlandia (zona euro 29,5%), contro 28€ in Italia.

I dati Eurostat tengono conto sia dei costi propriamente salari (retribuzioni, dirette e indirette) sia dei costi non salariali (contributi sociali e imposte a carico del datore di lavoro), e questo tanto per l’insieme dell’economia quanto per alcuni principali settori di attività. In media, costi salariali e  costi non salariali aumentano più o meno di pari passo. Nella zona euro, i primi sono aumentati del 0,9% e i secondi del 1,4%. Nell’UE28, i costi salariali sono aumentati del 1,3% e quelli non salariali del 1,6%.

In Italia, invece, anche se entrambi le componenti sono in diminuzione, sono soprattutto i costi non salariali che determinano un abbassamento complessivo del costo orario del lavoro: i costi salariali sono infatti diminuiti del 0,5%, mentre i costi non salariali del 2,8%. Nessun altro paese UE conosce una simile diminuzione dei costi non salariali. La diminuzione media dei costi non salariali in italia è determinata soprattutto dalla cosiddetta economia di mercato: -3,7% nell’industria, -3,8% nei servizi e -4,3% nel settore delle costruzioni.

Da notare infine un trend generale di armonizzazione (verso l’alto) dei costi salariali e non salariali, proprio nei paesi dove si origina gran parte del dumping sociale, a causa di costi del lavoro notevolmente più bassi (inferiori a 10€ l’ora): Romania, Lettonia, Bulgaria, Lituania, Estonia, Repubblica ceca, ecc.

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