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Morte del sindaco di Cardano al Campo

Morte del sindaco di Cardano al Campo

Per Laura Prati, l'Inail deve pagare

Dopo tre anni dalla morte, per il sindaco di Cardano al Campo, Laura Prati, e per i suoi familiari giustizia è fatta. Il tribunale di Busto Arsizio ha accolto il ricorso presentato dagli eredi per ottenere dall'Inail il giusto risarcimento. Ai familiari del sindaco deceduto il 22 luglio, pochi giorni dopo essere stata ferita gravemente da alcuni colpi di arma da fuoco sparati da un vigile urbano, l'Inail dovrà pagare l'indennità temporanea e una rendita perché, recita la sentenza, il decesso deve essere considerato conseguenza di un infortunio sul lavoro. Per l'Inca, che ha gestito la domanda per ottenere il risarcimento è un grande risultato. "In questo ricorso ci abbiamo sempre creduto - afferma il Patronato della Cgil - perché riteniamo che anche le persone con ruoli istituzionali, svolgono un lavoro molto delicato, con una esposizione ai rischi meritevoli di tulela, altrettanto quanto un qualsiasi lavoratore".    

"La sentenza è certamente una vittoria significativa e rilevante – spiega l‘avvocato Margherita Campiotti Mastrorosa, che ha patrocinato la causa in primo grado – sia per le circostanze in cui è morta la sindaca Laura Prati sia per il principio affermato dal Tribunale, che ha condiviso le motivazioni giuridiche poste a fondamento del ricorso, secondo le quali anche coloro che espletano funzioni pubbliche elettive, analogamente agli incarichi sindacali, sono tra i soggetti che hanno la tutela assicurativa obbligatoria dell’Inail, che naturalmente copre non solo gli infortuni mortali, ma tutti gli infortuni occorsi nello svolgimento dell’attività assicurata».

Il giudice ha dunque riconosciuto l’esistenza dei presupposti oggettivi, la cosiddetta “occasione di lavoro”, e di quelli soggettivi, l’appartenenza della vittima dell’infortunio alla categoria dei lavoratori assicurati che comprende dipendenti, dirigenti e anche parasubordinati. E poiché il sindaco svolge funzioni assimilabili e paragonabili a quelle dei dirigenti, la sua attività è equiparabile a quella categoria. Il tribunale nella motivazione cita anche un principio espresso dalla Corte Costituzionale (sentenza 332/1992) secondo cui: «A parità di esposizione al rischio deve corrispondere parità di tutela assicurativa, indipendentemente dalla natura giuridica del rapporto di base al quale il lavoro è prestato». 

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