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Part time ciclico e diritto a pensione

Part time ciclico e diritto a pensione

Contribuzione piena anche dei periodi di non lavoro

Un’altra sentenza positiva per i dipendenti impiegati con contratti di lavoro “part time ciclico”, cioè a orario ridotto non per propria scelta, ma per la specifica mansione svolta, con la quale si ribadisce l’obbligo dell’Inps ad accreditare tutta la contribuzione previdenziale, comprendendo anche quella relativa ai periodi di non lavoro.  Il tribunale di Padova, con la sentenza n. 473 del luglio scorso, ha riconosciuto il diritto di alcuni lavoratori in part time di vedersi accreditata dall’Istituto previdenziale tutta la contribuzione utile ai fini pensionistici, quindi anche per i periodi in cui, applicando la riduzione di orario concordata con il datore di lavoro, non è stata svolta la prestazione.

Il caso preso in esame, analogo a quello di qualche mese fa, con protagonista un’assistente di volo, ha riguardato alcuni dipendenti privati, titolari di un rapporto di lavoro subordinato, che lavoravano 9 mesi l’anno, ai quali l’Inps ha accreditato la contribuzione solo per il periodo di effettivo lavoro, escludendo dal computo dell’anzianità contributiva i 3 mesi di non lavoro. Una decisione che ha creato dei vuoti contributivi significativi ai fini della maturazione del diritto a pensione.

Il Tribunale di Padova, richiamando altre sentenze analoghe (Cassazione  n. 2467/2015 e 8565/2016), ha giudicato illegittima la condotta dell’Inps e ha ricordato anche la pronuncia della Corte di Giustizia europea, la numero 395 del 10 giugno 2010, con la quale è stato chiarito che, in materia di anzianità contributiva utile ai fini pensionistici, non è giustificabile una disparità di trattamento tra lavoratori a tempo pieno e part time.

I precedenti giudizi della Cassazione, peraltro, facevano riferimento alla direttiva CE 97/81, secondo la quale l’anzianità contributiva utile ai fini della determinazione della data di acquisizione del diritto a pensione va calcolata per il lavoratore a tempo parziale come se fosse occupato a tempo pieno e, quindi, considerando anche i periodi non lavorati. L’esclusione di questi ultimi può essere giustificata solo se la prestazione lavorativa sia stata interrotta o sospesa per un impedimento, tale da giustificare l’accredito limitato della contribuzione. Ma non era il caso di questi lavoratori che erano impiegati continuativamente. Secondo il Giudice di Padova, il cosiddetto “part time ciclico” costituisce una normale modalità di esecuzione  del contratto e non “si atteggia” come un sospensione  o una interruzione dello stesso, in quanto il part time non comporta una sospensione dell’impiego.         

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