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Pensioni. Confronto Governo Sindacati

Pensioni. Confronto Governo Sindacati

Cgil: Preoccupazione per lavoratori precoci

“Su alcuni punti si confermano delle possibili ipotesi di soluzione, mentre per altri emergono segnali di indisponibilità”. Così la Cgil commenta l’esito dell’incontro tecnico sulla previdenza tenutosi ieri al ministero del Lavoro. In particolare, il sindacato di Corso d’Italia “esprime preoccupazione per lo svuotamento di un intervento sul tema del lavoro precoce, anche smentendo diverse ipotesi che erano state prospettate nel corso degli incontri che si sono tenuti nelle settimane precedenti”.

Per la Cgil, “Il tema del lavoro precoce, dei 41 anni per chi ha iniziato a lavorare prima dei 18 anni, costituisce una priorità, considerata l'urgenza d'individuare soluzioni per una categoria fortemente penalizzata dagli interventi di riforma”. Giudizio sospeso per la Cgil, dunque, fino alla conclusione del confronto con il Governo che dovrebbe arrivare nel prossimo incontro, in programma il 21 settembre.

Intanto, stando alle notizie diffuse dalla stampa, si sta dettagliando l'ipotesi di come verrà applicata la tanto invocata flessibilità in uscita per chi vuole andare in pensione anticipata. Dall'incontro ieri, infatti, la cosiddetta Ape sembrerebbe configurarsi come misura "sperimentale per due anni" generalizzata e rivolta a tutti i lavoratori con almeno 63 e 7 mesi, che potrebbero lasciare il lavoro, quindi con al massimo 3 anni di anticipo, rispetto all'età prevista di vecchiaia, utilizzando il prestito pensionistico. Dal 1° gennaio 2017, dunque, se il tutto sarà confermato il 21 settembre, coloro che sceglieranno l'Ape dovranno pagare una rata ventennale per restituire l'anticipo pensionistico, comprensivo anche di interessi bancari.  

L'ipotesi che si va configurando prevederebbe che per disoccupati, disabili e lavoratori privi di ammortizzatori sociali, i costi bancari del prestito dovrebbero essere a carico dello Stato, mentre per chi fa una scelta volontaria e non rientra tra le categorie più svantaggiate, la rata ventennale sarebbe aggravata dagli interessi finanziari. Tra i beneficiari dell'agevolazione dovrebbero rientrare i lavori particolarmente pesanti (si fa l'ipotesi di edili, degli addetti alla scuole di infanzia, macchinisti e infermieri) purché l'importo della pensione maturato non sia superiore ai 1.200 euro netti, 1.500 euro lordi. 

Per l'Ape volontaria invece resta la rata ventennale che oscillerà tra i 50 e i 60 euro al mese per ogni anno di anticipo, per una pensione maturata di 1.000 euro. Nel confronto si è parlato del tema dei lavoratori precoci e quello dei lavori usuranti. Capitoli che però necessitano di un supplemento di 'istruttoria'. Ancora non è chiaro, infatti, il meccanismo con cui consentire a quei lavoratori che hanno iniziato tra i 14 e i 18 anni, di poter uscire dal lavoro con 41 anni di contributi; per gli usuranti invece si lavora ad una modifica della normativa per ampliare la platea dei beneficiari cercando di eliminare sia le finestre di uscita previste oggi che l'aggancio alle aspettative di vita con cui rendere possibile una uscita anticipata dal lavoro.       

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