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Brexit: CES, No a limiti circolazione lavoratori e a ’taglio’ dei diritti sociali
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Brexit: CES, No a limiti circolazione lavoratori e a ’taglio’ dei diritti sociali

"L'uscita della Gran Bretagna dall'Ue non deve ricadere sui lavoratori inglesi ed europei. Non accetteremo durante i negoziati che si provi a limitare la libera circolazione dei lavoratori nella Ue e a colpire i loro diritti sociali". Così Luca Visentini, segretario generale della Confederazione europea dei sindacati (Ces), commenta, con Labitalia, i prossimi passi del sindacato europeo dopo la Brexit che, sottolinea Visentini , ha avuto già i suoi primi effetti "con le turbolenze di questo periodo sui mercati finanziari, ma anche con le previsioni a ribasso della crescita economica diramate in questi giorni". E la scelta della Gran Bretagna di aspettare gennaio-febbraio per aprire i negoziati per l'uscita dall'Ue "porterà con sé -aggiunge Visentini- altri effetti negativi, in primis con altri posti di lavoro che si perderanno nei prossimi mesi in Gran Bretagna". 

Quel che è certo, continua Visentini, è che "il sindacato europeo farà sentire la sua voce al tavolo del negoziato". "Ho parlato due giorni fa - riferisce - con il presidente Juncker e la pensa come noi: la Brexit non dovrà essere l'occasione per la Gran Bretagna e per altri Stati europei per 'tagliare' diritti e la libera circolazione nei Paesi, ma dovrà essere l'occasione per avere più integrazione e per ridurre anche il disagio sociale".

Sul lotta al terrorismo, il presidente della Ces ha sottolineato che occorre sempre più integrazione tra le strutture d'intelligence dei Paesi europei. Ma anche interventi per contrastare la crisi economica e le condizioni di disagio sociale. E' questa la strada per contrastare l'ondata di terrorismo in Europa. "Quanto sta accadendo -spiega - è il risultato di un mix esplosivo: c'è da una parte la strategia dello Stato Islamico di creare un clima di tensione in Europa e dall'altra ci sono la crisi economica e sociale dell'Ue che porta alla rapidissima radicalizzazione verso il terrorismo di soggetti disagiati, esclusi a livello sociale, che così 'esplodono' nella soluzione finale del terrorismo".

"Come sindacato europeo -sottolinea- quello che possiamo chiedere non solo all'Ue, ma anche ai singoli Stati europei, è di tenere alta la guardia". "Nonostante la situazione e i ripetuti attacchi, sono stati fatti pochissimi passi avanti nella realizzazione di un coordinamento delle intelligence dei paesi europei. Molti Paesi sono ancora restii, ma quello che serve oggi è proprio questo, l'integrazione tra i Paesi e l'Ue", avverte. Ma l'intelligence non può bastare, secondo Visentini: "Poi, vanno affrontate le radici del problema. Radici che stanno nella crisi economica, ma anche nell'incapacità dei nostri Paesi di integrare coloro che arrivano da altri luoghi". "Non perché ci sia un collegamento tra migranti e terrorismo, ma perché appunto - chiarisce - la radicalizzazione colpisce nelle condizioni di disagio sociale, e oggi in tante zone d'Europa a vivere situazioni di disagio sociale sono anche coloro che arrivano da altri Paesi".

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