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Lavoro: Infortunio da Covid-19

Lavoro: Infortunio da Covid-19

Inail, responsabilità dell’azienda solo se vìola la legge

Non c’è nessun automatismo tra riconoscimento del contagio da Covid-19 come infortunio su lavoro e responsabilità civili e penali del datore di lavoro. A ribadirlo l’Inail nella circolare n. 22 diffusa ieri rispondendo alle polemiche  sollevate dal mondo delle imprese. Come era ampiamente prevedibile – commenta Silvino Candeloro, del collegio di presidenza di Inca -   l’Inail conferma le precedenti disposizioni chiarendo in modo inequivocabile che in caso di contagio da Coronavirus in occasione di lavoro, l’azienda è chiamata a rispondere solo se si accertano inadempienze e violazioni degli obblighi di legge in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”.

“Il riconoscimento dell’origine professionale del contagio – spiega l’Istituto assicuratore - si fonda su un giudizio di ragionevole probabilità ed è totalmente avulso da ogni valutazione in ordine alla imputabilità di eventuali comportamenti omissivi in capo al datore di lavoro che possano essere stati causa del contagio”.

L’Inail specifica: “Non possono, perciò, confondersi i presupposti per l’erogazione di un indennizzo Inail (basti pensare a un infortunio in “occasione di lavoro” che è indennizzato anche se avvenuto per caso fortuito o per colpa esclusiva del lavoratore), con i presupposti per la responsabilità penale e civile che devono essere rigorosamente accertati con criteri diversi da quelli previsti per il riconoscimento del diritto alle prestazioni assicurative. In questi, infatti, oltre alla già citata rigorosa prova del nesso di causalità, occorre anche quella dell’imputabilità quantomeno a titolo di colpa della condotta tenuta dal datore di lavoro”.

Da sempre, chiarisce l’Inail, le patologie infettive (vale per il COVID-19, così come, per esempio, per l’epatite, la brucellosi, l’AIDS e il tetano) contratte in occasione di lavoro sono, infatti, inquadrate e trattate come infortunio sul lavoro, poiché la causa virulenta viene equiparata alla causa violenta propria dell’infortunio, anche quando i suoi effetti si manifestino dopo un certo tempo.

Richiamando l’art. 42, comma 2, del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, l’Inail sottolinea che “l’infezione da SARS-Cov-2, come accade per tutte le infezioni da agenti biologici se contratte in occasione di lavoro, è tutelata dall’Inail quale infortunio sul lavoro e ciò anche nella situazione eccezionale di pandemia causata da un diffuso rischio di contagio in tutta la popolazione”.

“La norma - aggiunge - dispone che l’indennità per inabilità temporanea assoluta copre anche il periodo di quarantena o di permanenza domiciliare fiduciaria (ovviamente sempre che il contagio sia riconducibile all’attività lavorativa), con la conseguente astensione dal lavoro”.

Peraltro, spiega ancora l'Istituto "è stato espressamente previsto che gli oneri degli eventi infortunistici del contagio non incidono sull’oscillazione del tasso medio per andamento infortunistico, ma sono posti carico della gestione assicurativa nel suo complesso, a tariffa immutata, e quindi non comportano maggiori oneri per le imprese. In altri termini, la scelta operata con il citato articolo 42 è stata quella dell’esclusione totale di qualsiasi incidenza degli infortuni da COVID-19 in occasione di lavoro sulla misura del premio pagato dal singolo datore di lavoro, ciò in quanto tali eventi sono stati a priori ritenuti frutto di fattori di rischio non direttamente e pienamente controllabili dal datore di lavoro al pari degli infortuni in itinere”.

Pertanto, la responsabilità del datore di lavoro è ipotizzabile – conclude l’Inail - solo in caso di violazione della legge o di obblighi derivanti dalle conoscenze sperimentali o tecniche, che nel caso dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 si possono rinvenire nei protocolli e nelle linee guida governativi e regionali di cui all’articolo 1, comma 14 del decreto legge 16 maggio 2020, n.33”.


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