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Riposi giornalieri e indennità di maternità non alternativi

Riposi giornalieri e indennità di maternità non alternativi

L'Inps recepisce la sentenza di Cassazione

Con la circolare n. 140 del 18 novembre scorso, l'Inps recepisce formalmente il principio stabilito dalla Cassazione un anno fa, secondo cui il padre, lavoratore dipendente, può usufruire dei riposi giornalieri anche se la madre, lavoratrice autonoma, percepisce l'indennità di maternità, dichiarando superate alcune delle indicazioni fornite nelle circolari precedenti. 

Tuttavia, l'Istituto precisa che tale nuovo orientamento si applica alle domande pervenute e non ancora definite e, a richiesta dell’interessato, anche agli eventi pregressi per i quali non siano trascorsi i termini di prescrizione ovvero per i quali non sia intervenuta sentenza passata in giudicato.

La sentenza n. 22177, del 12 settembre 2018 dell'Alta Corte, sezione Lavoro, richiamata dall'Inps nella circolare, ha chiarito che potendo "entrambi i genitori lavorare subito dopo l’evento della maternità, risulta maggiormente funzionale affidare agli stessi genitori la facoltà di organizzarsi nel godimento dei medesimi benefici previsti dalla legge per una gestione familiare e lavorativa meglio rispondente alle esigenze di tutela del complessivo assetto di interessi perseguito dalla normativa; consentendo perciò ad essi di decidere le modalità di fruizione dei permessi giornalieri, salvo i soli limiti temporali previsti dalla normativa”.
 
Pertanto, nel caso in cui la madre sia lavoratrice autonoma, il padre lavoratore dipendente può fruire dei riposi previsti dall’articolo 40 del D.lgs n. 151/2001 per nascita, adozioni o affidamenti nazionali o internazionali del minore, a prescindere dalla fruizione dell’indennità di maternità della madre lavoratrice autonoma.

Nella stessa circolare, tuttavia, l'Inps conferma che i riposi giornalieri non sono fruibili dal padre lavoratore dipendente quando la madre lavoratrice autonoma si trovi in congedo parentale; così pure, il padre lavoratore dipendente non ha diritto alle ore, che l’articolo 41 del D.lgs n. 151/2001 riconosce al padre, in caso di parto plurimo, come “aggiuntive” rispetto alle ore previste dall’articolo 39 del medesimo decreto legislativo (vale a dire quelle fruibili dalla madre), per l’evidente impossibilità di 'aggiungere' ore quando la madre non ha diritto ai riposi giornalieri.

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