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Cgil, Inca e Fillea, l’ultimo saluto a Gargioni
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Cgil, Inca e Fillea, l’ultimo saluto a Gargioni

Il sindacalista dal cuore grande

Ieri, presso la Camera del lavoro di Torino, si è tenuta la commemorazione di Olgher Gargioni, un sindacalista di razza, morto all’età di 69 anni, dopo una lunga malattia, concludendo una vita spesa in Fillea per combattere il lavoro nero e il caporalato nei cantieri edili.

Presenti alla cerimonia, oltre a tantissimi sindacalisti, anche gli operatori e le operatrici dell’Inca, che hanno deciso di chiudere gli uffici di patronato per l’intera durata della cerimonia. A Dario Boni, del collegio di presidenza del patronato della Cgil, è stato  affidato il compito di tracciare la figura di Olgher, ripercorrendo le lunghe battaglie condotte nella Fillea e poi nello Spi, per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori. “Con Olgher scompare un prezioso sindacalista di razza, dal cuore grande”, ha detto Boni, provato da una profonda commozione. Al saluto del sindacato, successivamente presso il cimitero monumentale di Torino, sono seguiti quelli dello Spi, dell’Anpi e degli amici ed esponenti del Pd.

Olgher inizia la sua carriera di sindacalista alla fine degli anni 70 nella Cgil, ha ricordato Boni: operaio edile dell’Impresa Antonelliana, poi come delegato della Fillea, ha vissuto i grandi cambiamenti del mondo delle costruzioni torinese, quando si passava da un’edilizia popolare e residenziale, che aveva caratterizzato quegli anni, figlia della Torino operaia e dell’immigrazione, ad una edilizia, quella degli anni 80 e 90, che incentrava sulle grandi opere pubbliche lo sviluppo del territorio. Dal 1996 fino al suo pensionamento Olgher si è occupato di prevenzione su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, ricoprendo l’incarico come Responsabile territoriale dei lavoratori alla sicurezza.  Per quattro anni, dal 2010 al 2014 è stato anche presidente del comitato direttivo della Fillea di Torino.

“Olgher ha svolto il suo lavoro, come sindacalista, in un contesto difficile – ha aggiunto Boni -, immerso quotidianamente nelle problematiche della frammentazione degli appalti, lottando contro il caporalato, il lavoro nero, il sottoinquadramento, gli infortuni e i morti che ne sono seguiti. La sua missione in quegli anni difficili era presidiare il territorio, portare il sindacato e i diritti anche laddove non era consentito. Il suo approccio umano e cordiale metteva tutti a proprio agio”.

“Sapeva trattare con il capo cantiere dell’impresa di subappalto, come con l’amministratore delegato della fabbrica del legno da 200 dipendenti – ha concluso Boni -. Sapeva parlare al carpentiere e al muratore per informarli sulle prestazioni della cassa edile, come con al delegato del consiglio di fabbrica per spiegargli le dinamiche del  premio di risultato. Sapeva essere convincente e determinato con i datori di lavoro, ma sapeva anche farsi ascoltare nelle assemblee, nei direttivi, nei congressi”.


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