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Rischi professionali nel settore della sanità

Rischi professionali nel settore della sanità

Newsletter medico legale Inca

di Marco Bottazzi, responsabile consulenza medico legale di Inca 


Nei giorni scorsi l’Inail ha presentato i dati del sistema "Mal Prof" relativi al settore sanitario, che rappresenta uno dei più grandi settori occupazionali, con circa il 10% dei lavoratori dell’Unione europea, di cui il 77% lavoratrici. Il personale operante in ambito sanitario “è esposto a diversi rischi durante lo svolgimento delle attività quotidiane, quali il sovraccarico biomeccanico, le posture incongrue, i movimenti scoordinati e/o ripetuti”. In particolare, le posture scorrette vengono “spesso assunte nell’assistenza al letto del paziente, ma anche in ambito chirurgico o durante le attività di laboratorio”.

Inoltre in alcune circostanze “i lavoratori sono esposti anche a rischi legati all’utilizzo di sostanze chimiche (disinfettanti, gas anestetici, detergenti, ecc.) oltre che a medicamenti che, soprattutto in sede di preparazione, possono entrare in contatto con la pelle o penetrare nelle vie respiratorie e provocare reazioni locali o sistemiche, come le malattie cutanee, più spesso di origine tossico irritativa che non allergica, affezioni nasali, patologie sinusali, oculari e asma”. Senza dimenticare che l’impiego di alcuni strumenti di lavoro, quali aghi, siringhe, bisturi, “comporta un rischio di puntura o taglio con possibile trasmissione ematica di agenti biologici quali il virus HIV e il virus dell’epatite B (cioè eventi che devono essere denunciati come infortuni sul lavoro".

Altri potenziali rischi sono poi rappresentati dalle radiazioni ionizzanti e non ionizzanti. E “il lavoro a turni, il cambiamento di ritmi di lavoro, il lavoro notturno, i fattori organizzativi e i rapporti con i colleghi possono essere fonte di stress e altre pa tologie professionali”. Si segnala anche che nelle strutture sanitarie l’esposizione ai rischi lavorativi riguarda non solo il personale sanitario (medici, infermieri, ecc.), ma anche il “personale di supporto e tecnico, nonché una vasta gamma di professionisti, compresi i laboratoristi e gli anestesisti, i tirocinanti, apprendisti, lavoratori a tempo determinato e somministrati, infine gli studenti che seguono corsi di formazione sanitaria”. Anche gli addetti alle pulizie “sono esposti a pericoli che variano in funzione dello specifico luogo di lavoro”.

Nel settore della sanità “la quota maggiore delle malattie professionali denunciate in complesso interessa l’apparato muscoloscheletrico ed osteoarticolare (circa il 60% riguarda le dorsopatie, il 30% i disturbi dei tessuti molli) e la percentuale è ancora superiore se riferita alla componente femminile (ben oltre il 90%). Più in dettaglio, circa il 50% delle denunce riguardanti il sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo attiene a problemi legati ai dischi intervertebrali (4.290 su 8.033 nel quinquennio 2013-2017)”.

Concentrando l’attenzione sulle segnalazioni con nesso causale positivo tra esposizione e patologia, sempre nel settore sanità, si evince “che circa il 70% dei casi riguarda il gruppo delle patologie muscoloscheletriche, di cui oltre i 2/3 attiene a problemi legati al rachide, il 7% riguarda la sindrome del tunnel carpale e il 6,6% le malattie della pelle (percentuale che sfiora il 9% tra gli uomini)”. 

La sanità risulta, poi, essere un settore notevolmente più associato, rispetto ad altri, ad alcune patologie che presentano in assoluto un numero ridotto di casi, quali le acariasi (PRR = 181,50) e l’orticaria (PRR = 34,95). In particolare, la forte associazione con l’acariasi “è dovuta alle frequenti occasioni di contatto e quindi di trasmissione di parassiti tra pazienti infetti o portatori e operatori sanitari, che possono fare da tramite per altri pazienti o contrarre essi stessi l’infezione”.

Inoltre, negli ambienti sanitari “sono presenti numerosi agenti capaci di scatenare manifestazioni morbose di tipo allergico (orticaria da contatto, riniti allergiche, asma e dermatiti da contatto). I principali agenti allergizzanti presenti in ambiente sanitario sono, tra gli agenti chimici, i detergenti, i disinfettanti e alcuni farmaci. Un ulteriore fattore di rischio è rappresentato dagli acari della polvere che possono annidarsi in coperte, cuscini, materassi. 

I guanti in lattice sono attualmente il fattore di rischio di patologia allergica più rilevante in ambito sanitario”. Il lattice, in chi ne è sensibilizzato – “contenuto anche in diversi manufatti di comune utilizzo in ospedale (cerotti, contagocce, tappi dei flaconi di farmaci, componenti di siringhe, lacci emostatici, cateteri vescicali, cateteri per clisteri, palloni AMBU, bracciale dello sfigmomanometro, ecc.)” – “può causare sintomi immediati, cioè entro un’ora dal contatto, oppure ritardati, entro 24-72 ore dal contatto”.

Altro dato interessante riguarda la sordità, quasi ad appannaggio del solo universo maschile con il 3,8% a fronte dello 0,1% rilevato tra le donne: non essendo presenti nel settore in esame rischi specifici legati a questa patologia, il dato è collegato ad attività lavorative collaterali che svolgono prevalentemente gli uomini (es. conduzioni di veicoli a motore, svolta dal 2,4% degli uomini e solo dallo 0,1% delle donne, oppure l’attività di addetti alle rifiniture delle costruzioni).

Complessivamente le patologie riferite al genere femminile sono oltre tre volte (77%) quelle del gegenere maschile (23%), differenziandosi rispetto alle segnalazioni dell’insieme di tutti i settori Ateco dove quelle afferenti alle donne sono meno di un quarto (18%) di quelle degli uomini (82%). Per il periodo 2005-2014, nella graduatoria per settori di attività risulta che la sanità si posiziona al quarto posto con il 5% delle segnalazioni, preceduta dalle costruzioni con il 21,7%, dalla fabbricazione e lavorazione di prodotti in metallo con il 9,1% e dall’agricoltura, caccia e relativi servizi (6,1%). Relativamente al solo genere femminile, il settore sanità risulta nettamente al primo posto con il 16,9%, riflettendo la diversa struttura occupazionale secondo il genere all’interno dei diversi settori.

Come patologie emergenti nel settore, vanno segnalati, seppur numericamente contenuti, i casi di reazione di adattamento (reazione di adattamento (PRR = 2,70), che comprendono lo stress lavoro-correlato e il burnout collegati a fattori di rischio psicosociale, quali ad esempio l’elevato carico emotivo, derivante dal contatto continuo con situazioni di estrema sofferenza, il lavoro su turni, la reperibilità e la gestione delle emergenze/urgenze.

Questi dati portano gli Autori a concludere che le malattie professionali più frequenti nel settore sanitario sono quelle dell’apparato muscoloscheletrico, negli ultimi anni in sensibile incremento anche a seguito dell’emanazione delle nuove tabelle delle malattie professionali (d.m. 9 aprile 2008), che hanno esteso l’elenco delle tecnopatie che godono della cosiddetta ‘presunzione legale d’origine professionale’, inserendo in tabella, appunto, cosiddetta ‘presunzione legale d’origine professionale’, inserendo in tabella, appunto, anche alcune delle patologie muscoloscheletriche.

Il sostegno, il sollevamento, il trasferimento e il riposizionamento del paziente sono operazioni che espongono gli operatori sanitari ad un alto rischio di lesioni dorso-lombari o più in generale di disturbi muscoloscheletrici. Le situazioni che mettono a rischio gli operatori sanitari sono numerose e vi concorrono tanti fattori che rendono difficile l’adozione di una postura corretta, come quelli legati al paziente, ‘carico’ instabile e complesso da spostare, ma anche all’ambiente di lavoro, che spesso costringe ad operare a ritmi intensi, in posizioni difficili, facendo torsioni per l’impossibilità di adottare una posizione ergonomica per la mancanza di spazi adeguati. Altri fattori che determinano un incremento del rischio sono l’aumento nella popolazione delle persone in sovrappeso e dei grandi obesi ed il progressivo aumento dell’età media degli operatori, connesso all'invecchiamento della popolazione in generale e all'innalzamento dell’età di pensionamento.

La valutazione dei rischi da movimentazione è importante per tutti gli operatori sanitari e in particolare per gli infermieri. Gli ausili meccanici, quali i sollevatori, sono di grande utilità ma purtroppo, ancora oggi, non disponibili in tutti i contesti. Si possono anche utilizzare attrezzature che aiutano negli spostamenti dei pazienti, riducendo le sollecitazioni meccaniche per il rachide dell’operatore, definite ausili minori (teli ad alto scorrimento, tavole a rullo, dischi girevoli, cinture ergonomiche, trapezi). 

Inoltre, è fondamentale valutare e scegliere bene la migliore tecnica di movimentazione in funzione delle caratteristiche del paziente (peso, capacità del soggetto di collaborare nel movimento, condizioni mediche). Per quanto riguarda le altre patologie che risultano associate al settore sanitario, seppure la loro frequenza è minore, è necessario prevedere interventi mirati di prevenzione dei rischi. 

Per limitare la trasmissione delle malattie da acari, quali la scabbia, è fondamentale l’applicazione sistematica delle misure precauzionali per le patologie trasmissibili per contatto: uso di guanti e lavaggio delle mani, uso di camici e copricapo. Allo scopo di prevenire l’allergia al lattice di gomma, l’Accademia americana di allergologia e immunologia (Acaai) nel 1998 ha proposto delle linee guida specifiche per il settore sanitario, ed in questi ultimi anni, anche grazie all’emanazione da parte di alcune Regioni di specifiche linee guida, le esperienze di realizzazione di percorsi latex-safe nei presidi ospedalieri si sono moltiplicate anche in Italia. 

I principali elementi di prevenzione dello stress e del burnout fanno riferimento agli interventi di promozione della salute nei luoghi di lavoro, alla riduzione del sovraccarico orario, al miglioramento della comunicazione ed alla gestione dei rapporti interpersonali. Mentre le strategie focalizzate alla persona prevedono il rafforzamento delle risorse individuali, per aumentare la capacità di gestione dello stress e il miglioramento delle dinamiche relazionali.
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