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Reintroduzione voucher: no secco della Cgil
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Reintroduzione voucher: no secco della Cgil

Scacchetti, proposta Governo contraddice lotta alla precarietà

“Se così fosse sarebbe una decisione vergognosa, profondamente in contraddizione con la volontà, affermata in questi giorni dal Governo, di porre argini alla precarietà”. È quanto dichiara la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti in merito all’utilizzo dei voucher nei settori dell’agricoltura e del turismo. Per la dirigente sindacale “assistiamo a una discussione paradossale: i voucher esistono ancora. L’unica necessità che si intravede dietro tale decisione è quella di una riduzione dei costi per le imprese fatta sulla pelle dei lavoratori e sui loro diritti”.

“Se, invece, l'obiettivo, come dichiarato, è quello di rilanciare l'economia e le nostre aree agricole e turistiche, allora - conclude Scacchetti - l'unica strada possibile è partire dalla valorizzazione del lavoro, quello contrattualizzato che già oggi garantisce la flessibilità richiesta dalle imprese”.

La bocciatura per una possibile reintroduzione dei voucher arriva anche dal sindacato dei lavoratori del commercio della Cgil che, per bocca del segretario nazionale della Filcams, Cristian Sesena, definisce "sconcertanti” le parole del Ministro Di Maio.  “Di Maio non sa o fa finta di non sapere che il massimo dell’abuso dei vecchi voucher si è registrato proprio nei nostri settori dove i 'buoni lavoro' servivano per istituzionalizzare il lavoro nero o in alcuni casi per garantire le aperture notturne nelle grandi catene della distribuzione, creando veri e propri eserciti di sfruttati". 

"Alcuni grandi operatori della ristorazione commerciale - spiega il sindacalista - hanno preso lavoratori tutti a voucher quando si trattava di aprire nuovi punti di vendita. Bar e Ristoranti utilizzavano i voucher in sostituzione di contratti veri, solo per risparmiare.  Il Turismo poi è un settore che incide per il 12% sul PIL Nazionale: meriterebbe ben altre attenzioni da parte del Governo che invece risponde al grido di dolore delle associazioni di imprese che anche quest’estate stanno registrando incassi record.  Il decreto dignità ha sempre meno aspetti dignitosi. Converrebbe come prima cosa cambiargli nome”.


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