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Lavoratori dei call center
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Lavoratori dei call center

Allarme dei sindacati: a rischio 80 mila posti di lavoro

Nel settore dei call center, senza interventi normativi rapidi, si rischia di perdere 70-80 mila posti di lavoro, "una vera bomba sociale". È l'allarme lanciato dai sindacati, Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom, a margine di un'audizione informale al Senato sulla vertenza Almaviva. Lo hanno dichiarato Giorgio Serao (Fistel), Pierpaolo Mischi (Uilcom) e Riccardo Saccone (Slc). Tre sono i punti chiave da affrontare in Parlamento: un intervento contro le gare al massimo ribasso rispettando i minimi contrattuali; un serio contrasto alla delocalizzazione (la norma è contenuta nel ddl Concorrenza ancora non approvato) e sanzioni per chi porta all'estero i call center; ammortizzatori sociali ordinari per il settore e non in deroga come sono attualmente. Le responsabilità, hanno sottolineato i tre sindacalisti, "sono soprattutto di Governo e Parlamento".


Tolleranza zero sulle gare al massimo ribasso e, visto che il ddl concorrenza langue in Parlamento, le norme per contrastare le delocalizzazioni andranno a finire in un nuovo provvedimento, insieme agli ammortizzatori sociali. E' quanto il ministero dello Sviluppo mette in campo per affrontare la pesante crisi del settore dei call center, per il quale i sindacati lanciano l'allarme occupazione con 70-80mila posti a rischio.


Il problema attuale, come noto, riguarda nello specifico Almaviva Contact, che ha annunciato 2.511 esuberi, ma anche il trasferimento di 330 lavoratori dalla Sicilia alla Calabria. Un esito che l'azienda ritiene, allo stato delle cose, inevitabile visto che in quattro anni ha registrato una contrazione dei ricavi di 100 milioni di euro, in pratica scaricando la cattiva performance sul resto del gruppo. Della vertenza se n'è parlato in due incontri informali tra la Commissione Lavoro del Senato, l'azienda e sindacati. 

In quella sede, Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom hanno evidenziato la gravissima situazione del settore, invocando tre azioni specifiche: intervenire con norme che siano di contrasto alle delocalizzazioni e applicando le sanzioni che sono già previste, agire contro le gare al massimo ribasso rispettando i minimi contrattuali e prevedere ammortizzatori sociali stabili e non in deroga per tutto il settore. Il ministro Carlo Calenda e il viceministro Teresa Bellanova, che è direttamente investita del problema hanno assicurato che sulle delocalizzazioni il ministero ha deciso di passare alle vie di fatto, non solo invitando direttamente i capiazienda al rispetto delle norme, ma anche 'saltando' il ddl concorrenza, che conteneva alcune importanti misure, che ancora non ha visto la luce. Per questo si è "stabilito di intervenire con altro provvedimento" e "si interverrà anche sul tema degli ammortizzatori sociali per il settore". 

Quanto alle gare al massimo ribasso, il ministro assicura "tolleranza zero" del governo nei confronti di chi continuerà a procedere con modalità di gara che, permettendo aggiudicazioni a prezzi al di sotto dei livelli di retribuzione indicati dai contratti nazionali di lavoro  maggiormente rappresentativi, consentono alle aziende fornitrici di applicare i cosiddetti 'contratti pirata'". A Palermo, intanto, la situazione si fa sempre più tesa. I lavoratori di Almaviva a Palermo sono saliti sui tetti gridando "lavoro e dignità" e i sindacati, secondo cui i 330 trasferimenti di lavoratori sono "licenziamenti mascherati", hanno proclamato due giornate di sciopero a partire da oggi. Alcuni giovani hanno appeso striscioni mentre altri hanno simbolicamente messo dei catenacci al cancello dell'edificio. L'azienda fa sapere che "giudica inammissibili forme di protesta che si collocano fuori dalla legalità, come quelle in corso a Palermo". In ogni caso, gli operatori di Palermo riuniti in assemblea hanno deciso di presentarsi muniti di badge aziendale venerdì in occasione della visita del premier Matteo Renzi, per chiedere al governo di regolamentare il settore dei call center.

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