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Mediaword. A rischio occupazione anche in Toscana
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Mediaword. A rischio occupazione anche in Toscana

Riuscito lo sciopero nazionale di sabato

Sabato 3 marzo hanno incrociato le braccia per uno sciopero i lavoratori Mediaworld. La mobilitazione è stata indetta da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs nazionali per contrastare le decisioni di Mediamarket, la società che controlla i negozi a marchio Mediaworld. La protesta è rivolta contro le annunciate chiusure dei punti vendita di Grosseto e Milano Stazione Centrale, contro il trasferimento della sede di Curno in provincia di Bergamo a Verano Brianza, contro la cessazione del contratto di solidarietà e contro la decisione unilaterale di eliminare dal 1° maggio 2018 il bonus presenza e la maggiorazione economica del 90% prevista per il lavoro domenicale. Vista la situazione, la preoccupazione è che anche in Toscana (dove in totale i lavoratori Mediaworld sono oltre 300) possa diventare a rischio l’occupazione, e non solo a Grosseto.


In Toscana, dove si sono svolti alcuni presìdi dei lavoratori, l'adesione allo sciopero è stata alta, vicina all'80%; a Grosseto (vedi FOTO allegata), dove l'azienda vuole chiudere il negozio, si è arrivati al 90%. Cinzia Bernardini, segretaria generale Filcams Cgil Toscana, era presente al presidio di Grosseto: “E’ inaccettabile che le multinazionali arrivino in Italia, si arricchiscano e poi da un giorno all’altro se ne vadano, non assumendosi quella responsabilità sociale verso i lavoratori e il territorio prevista anche dalla nostra Costituzione. La mobilitazione che stiamo mettendo in campo ha lo scopo di far riconoscere all’azienda che la priorità è la tutela dell’occupazione. E oggi dalla Toscana arriva un indirizzo preciso: i lavoratori sono pronti a lottare per i propri diritti. Occorre investire per rilanciare i punti vendita in base alle nuove esigenze del mercato”.

I sindacati puntano il dito anche contro l'incapacità aziendale di rilanciarsi sul mercato a causa di un "sistema informatico vetusto, il layout degli accessori per la telefonia, unico segmento di prodotto con margini alti, vecchio e confusionario e politiche dei prezzi on-line non abbastanza competitive", che fanno il paio con una "non adeguata formazione del personale".

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