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Embraco. Sindacati e Lavoratori a Bruxelles
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Embraco. Sindacati e Lavoratori a Bruxelles

No a logica predatoria, lascia solo macerie

Nell'Unione Europea servono leggi per impedire alle multinazionali di rilevare aziende, svuotarle, trasferire il know-how altrove per poi chiuderle, licenziando i  lavoratori, come sta succedendo a Riva di Chieri, nel Torinese. E’ quanto chiedono i sindacati di categoria che ieri, insieme ad una delegazione di lavoratori della Embraco di Riva di Chieri, sono stati ricevuti a Bruxelles da alcuni europarlamentari.   

"E' stata una trasferta importante – ha spiegato Ugo Bolognesi, della Fiom Cgil di Torino - e l'unità di intenti riscontrata tra gli eurodeputati italiani, di tutti gli schieramenti, fa piacere, ma per i lavoratori della Embraco il tempo stringe. La procedura di licenziamento collettivo scade il 25 marzo, è fondamentale che si passi dalle parole ai fatti". “Anche perché – aggiunge Vito Benevento, della Uilm - non si tratta di un caso isolato, che riguarda solo il Torinese. Siamo venuti qui per l'Embraco, ma ho paura che si tratti solo della punta dell'iceberg, in quantola tendenza di delocalizzare verso i Paesi dell'Est non riguarda solo l'azienda di Riva di Chieri”.

"Non è che Whirlpool (la multinazionale Usa che controlla la brasiliana Embraco, ndr) - continua Bolognesi - ha portato il prodotto compressore per frigo in Piemonte: hanno comprato un'azienda italiana, la Aspera Frigo, che produceva compressori per frigoriferi dagli anni settanta. Nel 1986 è stata rilevata (dalla Embraco, ndr) e dagli anni Novanta è iniziata la delocalizzazione".

"Alcuni lavoratori - ricorda Bolognesi - sono anche andati ad insegnare il mestiere in Slovacchia e in Cina, con la tranquillità data dalla multinazionale", la quale assicurava che l'Italia, avendo la qualità più elevata, sarebbe sempre "rimasta al centro" del sistema. Invece, è andata diversamente: "L'hanno svuotata". Il know how è stato pian piano trasferito altrove e la fabbrica di Riva di Chieri "è stata sostituita con lo stabilimento slovacco. C'è stata una sostituzione" dell'impianto torinese con quello in Slovacchia, dove il costo del lavoro è inferiore.

Non si tratta, sottolinea, di un'azienda in crisi, bensì di "un'azienda che fa fatturato e utili e sceglie di andare a produrre altrove, a scapito di 497 padri e madri di famiglia". Se non verrà trovata una soluzione, sottolinea, "avremo di fronte un disastro sociale doloso", frutto di "una volontà precisa". Gli eurodeputati, spiega Benevento, "ci hanno detto che faranno un'interrogazione orale il 14 marzo a Strasburgo", dato che una legge Ue come quella auspicata richiederebbe tempi molto lunghi: "In questo momento - conclude il sindacalista della Uilm - il nostro pensiero è che vengano ritirati i licenziamenti e che si ritorni al tavolo della trattativa. Speriamo che l'azienda cambi idea".

Uno degli obiettivi è puntare sul danno reputazionale, al quale le società quotate in Borsa (in questo caso, al Nyse di New York) e che vendono prodotti al grande pubblico, come Whirlpool, sono in genere molto sensibili: "Pensiamo - sottolinea Bolognesi - che la reputazione della Whirlpool si stia rovinando, dopo la condotta della Embraco in questa vertenza, perché la Embraco non ha voluto accettare la proposta del ministro dello Sviluppo Economico italiano, Carlo Calenda, che era di assoluto buon senso".

Il Mise, ricorda Bolognesi, "chiedeva loro semplicemente di pensare a quello che stanno lasciando, cioè 497 uomini e donne, padri e madri di famiglia, senza lavoro, cioè senza reddito e senza un futuro. L'impegno era di prendersi del tempo, con la cassa integrazione, per poi avere un nuovo investitore che dovrebbe venire a Riva di Chieri, all'Embraco, per dare lavoro a 497 persone. Loro hanno rifiutato questo percorso: è inaccettabile. Per questo diciamo alla Whirlpool: 'Ti stai rovinando la reputazione'".

E ieri il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino ha detto di avere “segnali” di un'insoddisfazione della Whirlpool per come la Embraco ha gestito questa vicenda. Ci sono ancora "15 giorni di tempo" per ritornare al tavolo a trattare, ha sottolineato Chiamparino. Sempre che, ed è il grande timore dei lavoratori della Embraco, i riflettori non si spengano dopo il voto del 4 marzo: “Non abbandonateci", chiedono alla stampa i lavoratori venuti a Bruxelles in delegazione. Perché i media, sottolineano, "hanno fatto molto" per attirare l'attenzione della politica su questa vicenda.


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