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Disoccupazione agricola al vaglio della Consulta
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Disoccupazione agricola al vaglio della Consulta

Cassazione, garantire indennità a operai a tempo indeterminato

di Lisa Bartoli

La Corte Costituzionale viene sollecitata nuovamente a pronunciarsi sulla legittimità della disciplina del trattamento di disoccupazione involontaria dei lavoratori agricoli a tempo indeterminato, licenziati il 31 dicembre, ai quali è negata qualsiasi forma di tutela contro la perdita del lavoro. A chiamarla in causa questa volta è la Cassazione, con l’ordinanza emessa il 24 novembre n. 28110, che ha esaminato la posizione di due lavoratori agricoli a tempo indeterminato, licenziati il 31 dicembre 2008, ai quali è stata negata l’indennità di disoccupazione agricola per il 2009, sulla base del fatto che nell’anno in cui l’hanno richiesta non risultavano le 102 giornate di contribuzione, necessarie per il riconoscimento.

L’Alta Corte ha dichiarato “non manifestamente infondata la questione di costituzionalità dell’articolo 1, comma 55, della legge 247/2007”, che ha riformato profondamente la tutela della disoccupazione agricola per i soli operai a tempo determinato, escludendo quelli a tempo indeterminato, ma anche della legge n. 264/1949, che definisce il meccanismo per il conseguimento delle misure di sostegno al reddito, in caso di perdita involontaria dell’occupazione. Per Inca e Flai, il sindacato di categoria dei lavoratori agricoli, che dal 2010 hanno promosso e patrocinato numerose azioni legali ivi  comprese  quelle di questo secondo procedimento, “quella della Cassazione è una decisione importante, che può portare a rimuovere definitivamente una grave discriminazione ai danni dei lavoratori agricoli a tempo indeterminato, ai quali viene negato il diritto agli ammortizzatori sociali”. “L’insieme delle norme – spiega Francesco Baldassari, del patronato della Cgil - che hanno regolato nel tempo la disciplina della disoccupazione agricola hanno prodotto il risultato aberrante di creare gravi disparità di trattamento non solo tra gli operai agricoli a tempo indeterminato e la generalità dei lavoratori dipendenti, ma anche tra gli stessi operai agricoli, distinti tra quelli a tempo indeterminato e a tempo determinato”.

Nell’ordinanza, la Cassazione precisa che “la specificità del sistema di protezione contro la disoccupazione agricola e la discrezionalità del legislatore in materia non può consentire, alla luce della Costituzione (artt. 3 e 38), che si arrivi alla mancanza di una qualsiasi tutela contro lo stato di disoccupazione involontaria, come accade per i lavoratori agricoli a tempo indeterminato licenziati verso la fine dell’anno”.

Il nuovo rinvio alla Corte Costituzionale nasce dal fatto che il primo verdetto (sentenza n. 194/2017) ha lasciato porte aperte ad interpretazioni opposte. Tant’è che l’Inps, con il messaggio n. 3180/17 del primo agosto, ha confermato il suo orientamento restrittivo specificando che un operaio agricolo assunto a tempo indeterminato e licenziato il 31 dicembre non può percepire né l’indennità di disoccupazione agricola perché “non residuano giornate indennizzabili” nell’anno  in cui ne fa richiesta (cosiddetto di competenza), né la NASpI, per esplicita esclusione normativa dettata dall’articolo 2, comma 3, legge 92/2012.

Non è così per Inca, che mette in evidenza la grande portata innovativa della sentenza della Consulta, che mostra a tutti la strada per una diversa interpretazione della disciplina della disoccupazione agricola affermando che “(…) il lavoratore agricolo a tempo indeterminato potrà infatti ottenere l’indennità di disoccupazione agricola per l’anno «per il quale [essa] è richiesta»” e introducendo per la prima volta il principio che anche in agricoltura si può ottenere l’ammortizzatore sociale per i periodi di disoccupazione involontaria successivi alla cessazione del rapporto lavoro. L’Inps sembra non conferire alcun peso a tale interpretazione della Corte Costituzionale che pure è chiara ed esplicita: “(…)potrà ottenere l’indennità…”.

 

Secondo  la Consulta, quindi, già nel suo primo pronunciamento, l’ostacolo della indennizzabilità della disoccupazione agricola è ampiamente superato. Secondo Inca e Flai, la “sentenza della Corte Costituzionale ha dunque il grande merito di aver scardinato, a livello interpretativo, la pedissequa interpretazione della norma da parte dell’INPS che, di fatto, escludeva ed esclude un gran numero di lavoratori e lavoratrici dall’accesso a qualsiasi forma di disoccupazione indennizzata.”

Oggi tale interpretazione è espressamente confermata dalla stessa Cassazione, che nell’articolata ordinanza di rinvio alla Consulta, precisa che: “(…) Non è esatto quindi che la Corte Costituzionale abbia negato l’indennità di disoccupazione agricola ai lavoratori agricoli a tempo indeterminato licenziati il 31 dicembre, come afferma l’INPS in questo giudizio (richiamando quanto sostenuto nel messaggio n.3180 del 1.8.2017). Al contrario, l’indennità di disoccupazione spetta perché la sentenza n. 194/2017 ha correttamente individuato il meccanismo di computo del requisito contributivo ed ha poi aggiunto che “in situazioni analoghe a quella del giudizio a quo – che sono all’origine del dubbio di legittimità costituzionale del rimettente – il lavoratore agricolo potrà infatti ottenere l’indennità di disoccupazione agricola per l’anno per il quale (essa) è richiesta” …(…)”.

Il caso esaminato nel primo verdetto della Consulta riguardava un dipendente agricolo assunto a tempo indeterminato e licenziato il 31 dicembre 2012, al quale sono state rifiutate sia la domanda di indennità ordinaria di disoccupazione, presentata a gennaio 2013 (perché agricolo), sia quella per disoccupazione agricola, inviata due mesi dopo, a marzo. Motivo del rigetto: la mancanza del requisito contributivo di 102 giornate lavorative nell’ultimo biennio, compreso l’anno in cui ha fatto la richiesta di ammortizzatore sociale, e del meccanismo assai complesso a base per il calcolo delle giornate indennizzabili, così come è previsto dalla legge 264/1949.

Per la Cassazione, quindi, la nuova questione non è più la ricerca del diritto alla disoccupazione, ormai ritenuto dalla Corte Costituzionale pacificamente sussistente, considerando l’anno di lavoro svolto e i contributi effettivamente versati, ma come garantire, in concreto, “l’individuazione e l’erogazione di un trattamento protettivo per chi ha lavorato, nel 2008, fino alla fine dell’anno e comunque oltre le 270 giornate”.

Il giudice di legittimità, quindi, aggiungendo ulteriori argomentazioni a quelle già esaminate dalla Consulta, sembra suggerire alla Corte Costituzionale la strada per completare il percorso intrapreso: dopo aver riconosciuto che spetta un trattamento per l’anno per il quale è richiesta la prestazione (l’anno di competenza è quindi  successivo alla prestazione lavorativa), individua le modalità con cui dovrebbe essere riconosciuto il quantum; vale a dire cioè che devono essere indennizzate tante giornate quante sono quelle lavorate, nella stessa misura riconosciuta agli operai a tempo determinato e nello stesso limite annuo (365). Così facendo dichiara rilevante e non manifestamente infondata la questione di costituzionalità dell’art. 32 co.1 lett. a) della legge 264/49 e (come argomento aggiunto dalla stessa Cassazione) dell’art. 1 comma 55 della legge 247/2007 in relazione agli art. 3 e 38 della Costituzione, nella parte in cui escludono la protezione dello stato di disoccupazione degli operai agricoli a tempo indeterminato licenziati il 31 dicembre dell’anno.


        


    

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