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Lavoratori affetti da "sindrome di talidomide"

Lavoratori affetti da "sindrome di talidomide"

Maggiorazione contributiva per la pensione

Per i lavoratori affetti dalla “sindrome da talidomide”, la maggiorazione contributiva riconosciuta a loro favore dalla legge n. 388/2000 deve essere attribuita, a domanda, ai fini pensionistici, dall’inizio dell’attività lavorativa svolta nella condizione invalidante presso le pubbliche amministrazioni, aziende private o cooperative, nel limite massimo di cinque anni.

E’ quanto precisa l’Inps, nel messaggio n. 4274 del 31 ottobre, rispondendo a numerose richieste di chiarimento che gli sono pervenute circa la effettiva decorrenza del beneficio previdenziale. L’interrogativo posto dagli interessati era se la maggiorazione contributiva dovesse decorrere dalla data della documentazione sanitaria o dall’inizio dell’attività lavorativa, considerando la natura congenita della malattia e posto che il giudizio sanitario sul nesso causale tra somministrazione del farmaco talidomide in gravidanza e le lesioni o l’infermità permanente del soggetto, nelle forme dell’amelia, dell’emimelia, della focomelia e della micromelia, è espresso entro 90 giorni dal ricevimento della documentazione da parte della Commissione medico-ospedaliera, che a sua volta fornisce il giudizio di classificazione delle lesioni e delle infermità.

A queste persone, viene riconosciuta la maggiorazione contributiva prevista per i lavoratori sordomuti o per coloro che hanno avuto il riconoscimento di una invalidità superiore al 74%, in base all’articolo 80, comma 3 della legge n. 388 del 2000 (due mesi di contribuzione figurativa per ogni anno, fino a un massimo di 5 anni complessivi). 

Nello stesso messaggio, l’Inps precisa tuttavia che allorché dalla documentazione sanitaria risulti attestata esclusivamente la condizione di invalidità civile superiore al 74%, “non potendosi discriminare se e quanto a tale percentuale concorrano altre condizioni patologiche acquisite, la decorrenza del beneficio andrà valutata come per la generalità delle patologie invalidanti”.

 


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