rss

 

Amianto in Lombardia: 450 morti l’anno

Amianto in Lombardia: 450 morti l’anno

In regione il 35% del totale delle fibre killer presenti in Italia

A 25 anni dalla legge 257 del 1992 che ha messo al bando l'amianto, in Lombardia i siti contaminati aumentano più che diminuire e, secondo le stime, si viaggia ancora al ritmo di 450 morti l'anno per tumori correlati alle fibre Killer.

"Siamo ancora troppo lontani da una Lombardia 'amianto-free'”, affermano i sindacati regionali Cgil, Cisl e Uil Lombardia, che a Milano hanno dedicato oggi un convegno sul problema, che considerano “irrisolto".

E per dimostrarlo, chiamano in causa i dati sul livello di contaminazione del territorio. L'ultima rilevazione regionale (febbraio 2017) - spiegano in una nota - evidenzia un ulteriore aumento dei siti interessati rispetto al 2016: sono 204.988, di cui quelli pubblici pari al 12% e privati (88%),con un aumento di 5.126 in più rispetto a quelli noti lo scorso anno. Complessivamente si tratta di oltre 4,9 milioni di metri cubi di materiali contenenti amianto (erano 4,4 mln nel 2016).

"In Lombardia si stima che ci sia la presenza di almeno il 35% del totale dell'amianto presente in Italia - ricordano i sindacati -. Un esempio per tutti è Broni, che si colloca al secondo posto tra i 34 siti più a rischio del Paese".

Di fronte a questo scenario, denunciano Cgil, Cisl e Uil regionali, "il Piano nazionale amianto dei ministeri della Salute, dell'Ambiente e del Lavoro approvato nel 2013 tarda a essere applicato". Da qui la richiesta di un “opportuno intervento deciso della Lombardia, nell'ambito della Conferenza delle Regioni, per sollecitare un'accelerazione del processo di messa a regime".

Il convegno di oggi è stato anche l’occasione per Cgil, Cisl e Uil regionali di avanzare anche un pacchetto di proposte sui punti ritenuti più urgenti. Il primo fronte è quello sanitario, alla luce dei decessi causati da neoplasie correlate all’amianto: circa 4mila i morti in Italia ogni anno, con una crescita significativa delle vittime civili che non necessariamente hanno avuto una esposizione lavorativa alle fibre, ma che hanno vissuto in ambienti contaminati. 

Per i sindacati è fondamentale “potenziare il sistema di sorveglianza sanitaria regionale; assicurare interventi con modalità e procedure omogenee su tutto il territorio; implementare, inoltre il Registro degli esposti ed ex esposti e potenziare quello dei mesoteliomi, inserendo anche i tumori a bassa frazione eziologica. Occorre poi prevedere l’attivazione di “Sportelli amianto” per la diffusione capillare delle informazioni ai cittadini sulle modalità di bonifica dell’amianto presente negli edifici (possibilità di micro raccolta, di auto rimozione, eventuali contribuiti regionali). E ancora, i sindacati chiedono una campagna di informazione sostenuta anche da un adeguato percorso formativo destinato alla polizia municipale, alle guardie ecologiche, agli operatori delle Ats e ai Comuni, e a tutti coloro che dovranno interfacciarsi con i cittadini.

Per quanto riguarda l’ambientale, la proposta di Cgil, Cisl e Uil Lombardia è quella di "procedere a un censimento completo, da parte di un soggetto pubblico, del materiale contenente amianto, sia a matrice compatta che a matrice friabile, in modo da integrare i dati ottenuti attraverso le autocertificazioni". I sindacati chiedono "la Conferenza regionale dei sindaci, per far emergere la situazione relativa alla presenza di amianto in Lombardia e promuovere inderogabili bonifiche degli ambienti di vita e di lavoro, a partire dagli edifici scolastici e complessivamente del patrimonio edilizio pubblico".

Infine, Cgil, Cisl e Uil rivolgono un invito a individuare "risorse finanziarie regionali che consentano ai Comuni di disporre di contributi mirati, e prevedere altresì un Fondo regionale per sostenere la rimozione dell'amianto per gli incapienti, impossibilitati a godere del bonus ristrutturazione e in caso di obbligo predisposto dai sindaci a tutela della salute pubblica. Il Fondo regionale dovrebbe anche supportare le politiche di incentivazione per bonifiche operate dai proprietari di abitazioni civili e commerciali".

Per facilitare il percorso verso la meta 'amianto zero', i sindacati chiedono anche di attivare "progetti sperimentali di rimozione e bonifica dell'amianto" e di "incentivare la ricerca di metodi alternativi di inertizzazione per il materiale friabile e a matrice compatta".



Articolo Precedente Infortuni sul lavoro.
Articolo Successivo Migranti: Cgil, garantizia rispetto diritti umani
Stampa

Nome:
Posta elettronica:
Oggetto:
Messaggio:
x